Al momento, è tutto un fiorire di novità, di sigle accattivanti e di spiegazioni sui vantaggi offerti rispetto ai sistemi tradizionali, ma quanto a business che porta davvero soldi a chi sta investendo somme colossali per implementare architetture e tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale stiamo ancora molto vicini allo zero.
Innanzitutto, si cerca di invogliare gli utenti ad abbandonare le classiche piattaforme gratuite. Questa è l’evoluzione cui si assiste nel comparto dei motori di ricerca, con offerte per la gran parte a pagamento rivolte ai privati ed alle aziende, con soluzioni che vantano la capacità di rispondere a domande molto lunghe e complesse come Perplexity, ovvero di interagire con l’utente che svolge ricerche in campo professionale per suggerirgli una loro formulazione sempre più appropriata come Waldo, oppure ancora in grado di formulare risposte particolarmente complete ed articolate utilizzando il linguaggio comune ma senza citare le diverse fonti utilizzate come fa ChatGPT.
Il settore dei motori di ricerca, che è quello maggiormente impegnato nell’implementazione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, sta fronteggiando una duplice sfida: si tratta di cambiare sia il modello di business, passando dalla gratuità al modello pay, sia di dimostrare l’effettivo miglioramento delle risposte offerte.
Una strada ancora in salita.
Anche i grandi produttori di microchip, che si stanno contendendo il futuro mercato, che dovrebbe essere assai più ampio e diversificato quanto ad applicazioni concrete da implementare rispetto a quelle dei motori di ricerca, sembrano in una sorta di limbo: il paradiso sognato si fa attendere, ed intanto qualcuno già subodora un mezzo flop, nonostante siano assai numerose le istituzioni pubbliche che hanno messo le mani al portafoglio.
Da una parte, infatti, per sostenere il reshoring della produzione di microchip e la ricerca avanzata, il governo americano ha varato per primo il CHIPS Act. E’ stato seguito dall’Unione europea, che nel 2023 ha approvato a sua volta l’European Chips Act con una dotazione di ben 43 miliardi di euro per rendersi autonoma dalle importazioni incentivando la localizzazione sul suo territorio di impianti da parte di produttori stranieri. E ci sono le ben note difficoltà che incontrano i produttori cinesi come Huawei e SMIC, ma che possono contare anche loro su un poderoso sostegno pubblico, per via del bando posto dagli Usa all’esportazione di tecnologie di punta e dei macchinari destinati alla loro fabbricazione.
C’è dunque una grande confusione nel settore dei microchip.
Da una parte, infatti, si tratta di rilocalizzare velocemente gli impianti di produzione dei microchip già ampiamente sperimentati, per evitare di essere colpiti da una penuria di prodotti che può derivare dall’acuirsi del conflitto geopolitico in atto da tempo tra gli Usa e la Cina per mantenere ovvero conquistare la supremazia tecnologica nel settore: se la Cina non è affidabile, neppure Taiwan è più al sicuro.
Dall’altra parte, c’è la sfida industriale che riguarda le nuove generazioni di microchip disegnati per assecondare le più complesse architetture di elaborazione richieste dall’Intelligenza Artificiale: si tratta di flussi di dati diversi, eterogenei, da analizzare. Non si tratta di effettuare più velocemente le stesse operazioni, elaborando i testi ovvero le immagini, come è accaduto finora con i personal computer o gli smartphone. Ed, al momento, c’è un forte divario tra le aspettative ed i risultati concreti in ordine alle performance dei nuovi microchip: è il caso di Nvidia, che ha avuto un crollo in borsa dopo il disastroso lancio di un prodotto, il RTX 4070 SUPER, che avrebbe dovuto essere rivoluzionario in termini di prestazioni.
E’ questo il punto centrale dell’Intelligenza Artificiale, che deve mettere insieme un’esperienza con un obiettivo: per esemplificare, si tratta di passare in modo automatico dal design di una scarpa fatto su un computer in 3D alla sua produzione concreta, dando tutte le opportune istruzioni all’insieme dei robot che già esistono in fabbrica per passare dal taglio delle pelli alla cucitura ed agli incollaggi, con le necessarie finiture. Oppure, di operare automaticamente la potatura di un albero da frutta, mettendo insieme da una parte le regole astratte relative alla sua natura ed alle dinamiche di crescita e fruttificazione e dall’altra la effettiva consistenza dell’esemplare. Gli attrezzi consueti, dalla lesina del calzolaio alle forbici del potatore, vengono gestiti da una macchina a sua volta guidata da un computer che ha dentro di sé le conoscenze necessarie per procedere, e che finora sono state solo dell’uomo.
Questa è la Farm Automation che ci attende, una rivoluzione analoga alla Office Automation che ha già cambiato il mondo in modo irreversibile.
Il settore dei microchip è troppo sotto pressione: da una parte c’è quella geopolitica, che porta alla deglobalizzazione della produzione; dall’altra c’è quella tecnologica dell’Intelligenza Artificiale.
Impossibile gestire tante complessità: chi troppo vuole, nulla ottiene.