Il mercato è già ipervenduto. L’S&P 500 tornerà a crescere?

Redazione Finance

19 Gennaio 2025 - 12:16

Il mercato rimane ipervenduto da un punto di vista tecnico, ma risulta ancora costoso se consideriamo i multipli di mercato, come il rapporto P/E. Ha senso aspettarsi una ripresa dell’S&P 500?

I recenti crolli azionari registrati dall’S&P500 hanno teletrasportato l’indice di riferimento per lo borse USA in una situazione di ipervenduto. Questa zona, tipicamente viene utilizzata in momenti bullish per accumulare posizioni long: la domanda in certi casi è talmente forte da comportare un inversione di tendenza, spesso definita come ripresa a V.

Ma è questo il caso? Oppure il calo dell’S&P500 si trasformerà presto in un crollo?

Il mercato è in ipervenduto

Il termine ipervenduto descrive una situazione in cui il prezzo di un’attività viene scambiato a un livello considerato statisticamente e, in alcune circostanze, anche economicamente, troppo basso. Questa condizione viene spesso identificata attraverso indicatori tecnici, in particolare gli oscillatori, come il momentum e l’Indice di Forza Relativa (RSI).

In altri casi, invece, l’ipervenduto è rilevato tramite indicatori fondamentali, come i multipli di mercato, tra cui il rinomato rapporto P/E. Sebbene in questo contesto non si parli propriamente di ipervenduto o ipercomprato, l’analisi dell’andamento storico di tali valori può comunque aiutare a individuare situazioni di estremizzazione. Attualmente, in quale fase di mercato si trova l’S&P 500?

Statistiche recenti sull’S&P500

Analizzando il mercato azionario statunitense, diverse azioni mostrano condizioni di ipervenduto. Ad esempio, i dati raccolti da piattaforme di analisi tecnica indicano che più del 70% dei titoli dell’S&P 500 si trovano al di sotto della loro media mobile a 50 giorni, un segnale che in passato ha spesso anticipato rimbalzi del mercato. Sebbene lo stesso non possa ancora dirsi per la media mobile a 200 giorni, rappresenta sicuramente un elemento di riflessione. Durante ribassi di questa entità, nel corso della bull run iniziata nel 2023, il prezzo dell’S&P 500 ha sempre reagito positivamente, dando il via a un nuovo ciclo di rialzi.

Osservando direttamente l’S&P 500, è evidente che il prezzo dell’indice, su un timeframe giornaliero, ha superato al ribasso sia la EMA a 50 che a 200 periodi, segnalando una condizione di ipertensione tecnica. Inoltre, l’RSI a 14 periodi su timeframe giornaliero si trova sotto i 50 punti, un evento che non si verificava da settembre 2024, dopo il crollo di agosto. Non siamo ancora in una zona di ipervenduto secondo le indicazioni di questo oscillatore, ma ci troviamo in una zona di minimo particolarmente più estesa rispetto al passato, un’area che potrebbe risvegliare l’interesse dei compratori.

Quindi l’S&P500 sta per risorgere?

Sebbene l’ipervenduto possa suggerire un’imminente inversione di tendenza, non garantisce un rialzo immediato. Durante i mercati ribassisti, gli asset possono rimanere in condizioni di ipervenduto per periodi prolungati. Ad esempio, durante i ribassi del mercato del 2022, l’S&P 500 entrò in una zona di ipervenduto già a gennaio di quell’anno; i ribassi, però, sono proseguiti per diversi mesi e, per vedere i primi segni di recupero, gli investitori hanno dovuto attendere l’inizio del 2023.

Pertanto, quando si analizzano i dati su timeframe giornalieri, sebbene abbiano una validità maggiore rispetto a quelli su timeframe intraday, è necessario continuare a prestare attenzione, poiché possono comunque generare falsi segnali.

Altri indicatori di ipertensione: il P/E

Sebbene non sia direttamente un indicatore di ipervenduto, il rapporto P/E (Price to Earnings) rappresenta un parametro chiave per valutare se un’azione o un indice sia sopravvalutato o sottovalutato. Il P/E misura il prezzo di un titolo in relazione agli utili per azione (EPS), fornendo un’indicazione della fiducia del mercato nella crescita futura degli utili. Attualmente, il P/E dell’S&P 500 si attesta su livelli storicamente elevati (30x), indicando una certa tensione nei prezzi. Se consideriamo il P/E forward, che tiene conto delle aspettative sugli utili futuri, le previsioni per il 2025 suggeriscono un valore ancora relativamente alto (sopra i 25x), riflettendo le attese di crescita degli EPS (circa +11%). Tuttavia, quando il P/E raggiunge livelli troppo elevati, può segnalare un prezzo eccessivo rispetto agli utili generati. Poiché il prezzo delle azioni segue gli EPS, se il prezzo continua a salire mentre gli utili effettivi registrati nei trimestri successivi non riescono a mantenere il passo, il P/E aumenta ulteriormente, rendendo l’azione troppo costosa per gli investitori. In queste circostanze, la domanda tende a diminuire, portando a un riequilibrio del rapporto P/E attraverso un calo dei prezzi fino a livelli più sostenibili.

Quindi cosa fare?

L’ipervenduto rappresenta una fase di mercato che può offrire opportunità, ma anche segnare l’inizio di un prolungato bear market. Sebbene il mercato si trovi in una condizione tecnica di ipervenduto, come evidenziato dai vari indicatori tecnici, i multipli di mercato mostrano ancora una valutazione apparentemente elevata. Per favorire una ripartenza, gli EPS del Q4 2024 e quelli del Q1 2025 dovranno rispettare le aspettative degli analisti, o meglio ancora superarle, in modo da ristabilizzare il valore equo dell’indice S&P 500. Nel frattempo, le incertezze permangono e la situazione resta instabile. Un altro elemento chiave da monitorare è il contesto macroeconomico: con tassi di interesse elevati per un periodo prolungato e un’inflazione ancora persistente, la riunione della Fed di gennaio potrebbe rappresentare un punto di svolta significativo per il mercato. Le decisioni prese in quell’occasione aiuteranno a comprendere quale sia la corretta aspettativa da un punto di vista fondamentale, magari riallineandosi con il quadro tecnico.