Il marchio Alexander McQueen (Kering) licenzia il 70% dei dipendenti in Italia

P. F.

18 Marzo 2026 - 14:46

Alexander McQueen (Kering) avvia in Italia una procedura di licenziamento collettivo: 54 esuberi su 181 dipendenti tra Novara, Scandicci e Parabiago. Il sito piemontese è il più colpito.

Il marchio Alexander McQueen (Kering) licenzia il 70% dei dipendenti in Italia

Il marchio britannico Alexander McQueen, controllato dal gruppo francese Kering, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 54 lavoratori su 181 nei siti italiani di Novara, Scandicci e Parabiago. La comunicazione è arrivata via posta elettronica certificata.

Il sito più colpito è quello di Novara, dove gli esuberi previsti sono 38 su 105 dipendenti, pari a oltre un terzo dell’organico locale. La comunicazione è arrivata ai dipendenti tramite posta elettronica certificata (PEC), suscitando immediate reazioni da parte dei sindacati e della politica locale. Il consigliere regionale del Partito Democratico Domenico Rossi ha definito il metodo “inaccettabile”, aggiungendo che dietro quei numeri ci sono “famiglie, mutui e vite che meritano rispetto”. Rossi ha annunciato un’interrogazione urgente al Consiglio regionale del Piemonte per chiedere alla Giunta Cirio un intervento immediato.

La strategia di Kering

Il provvedimento si inserisce in una più ampia revisione strategica avviata dal gruppo Kering con l’ingresso di Luca De Meo, nuovo CEO alla guida della holding che controlla giganti del lusso come Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta e Balenciaga. A febbraio, in occasione della presentazione dei risultati annuali, De Meo aveva dichiarato che il marchio avrebbe dovuto essere ristrutturato per tornare a livelli di costo sostenibili.

Il gruppo aveva già segnalato che McQueen aveva accumulato perdite rilevanti a causa di un’espansione eccessiva - 135 punti vendita a livello globale - e di una dipendenza dalla vendita di calzature sportive, arrivata a rappresentare circa l’80% dei ricavi. In una nota ufficiale, Kering ha confermato la procedura con queste parole:

“Tale decisione, seppur difficile, è coerente con la revisione strategica globale annunciata a novembre ed è parte dello sforzo del gruppo volto a riportare l’azienda a una redditività sostenibile nei prossimi tre anni”.

La posizione dei sindacati e della politica locale

Le segreterie nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno espresso contrarietà alla procedura, sottolineando che le ricadute occupazionali non coinvolgeranno solo i lavoratori direttamente coinvolti, ma anche le aziende della filiera:

“Il numero degli esuberi annunciati rappresenta una riduzione molto significativa della forza lavoro, con conseguenze pesanti non solo per le persone direttamente coinvolte e per le loro famiglie, ma anche per l’organizzazione del lavoro, per la tenuta complessiva dell’azienda e per le aziende di filiera a essa collegate”.

Per questo motivo, le organizzazioni sindacali chiedono l’attivazione degli ammortizzatori sociali, percorsi di ricollocazione interna al gruppo e l’utilizzo della non opposizione al licenziamento come unico criterio per l’individuazione degli esuberi.

Nel frattempo, a Novara, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Insieme per Novara hanno depositato una mozione urgente in Consiglio comunale per impegnare sindaco e giunta a coinvolgere il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e ad aprire un confronto diretto con l’azienda. Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha espresso sostegno ai lavoratori. La vertenza è ora entrata nella fase di confronto prevista dalla normativa vigente.

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