Una scommessa per il futuro che vale 3,2 miliardi di dollari. A tanto, infatti, ammonta il valore dei sussidi che il Giappone ha fornito alla Taiwan Semiconductor Manufacturing Co (TSMC), colosso taiwanese dei semiconduttori, per aprire il suo primo stabilimento nel Paese, precisamente a Kumamoto, nell’isola di Kyushu.
L’impianto, esteso su un’area di circa 45.000 metri quadrati, sarà incaricato di avviare la fabbricazione di chip entro la fine del 2024, in modo tale da consentire all’azienda taiwanese di diversificare le sue catene di approvvigionamento lontano da Taipei, ormai da anni finita al centro delle tensioni internazionali tra Stati Uniti e Cina.
“TSMC è il partner più importante per il Giappone nella realizzazione della trasformazione digitale, e la sua fabbrica di Kumamoto ci fornisce un contributo importante per l’approvvigionamento stabile di chip logici all’avanguardia che sono estremamente essenziali per il futuro delle industrie in Giappone”, ha affermato il ministro nipponico dell’Economia, Ken Saito, durante la cerimonia d’apertura del sito. TSMC prevede di iniziare a spedire chip logici per sensori di fotocamere CMOS e automobili da Kyushu entro la fine di quest’anno attraverso la sua collaborazione con iconiche aziende locali, tra cui Sony Group e Toyota Motor.
Ma non è finita qui, perché TSMC ha annunciato la costruzione di un secondo impianto sempre a Kyushu, per il quale il governo giapponese si è detto pronto a fornire quasi 5 miliardi di dollari in sussidi. La sua edificazione dovrebbe iniziare nel corso del 2024 e le sue operazioni prendere il via entro la fine del 2027. L’impianto numero due produrrà chip da 6 nanometri, più avanzati di quelli che sfornerà il primo stabilimento.
Il patto tra Tokyo e TSMC
Chiaro il patto tra Giappone e TSMC. Da un lato, Tokyo intende aumentare la competitività internazionale puntando sulla produzione interna di chip all’avanguardia, nonché diventare un hub strategico globale per i semiconduttori in vista del medio-lungo periodo. Dall’altro, invece, TSMC è ben lieto di aggiungere un ulteriore tassello al suo nuovo mosaico degli investimenti, dopo i lavori in corso per costruire impianti negli Usa, in Arizona, e in Europa, a Dresda, in Germania.
Il Giappone ha pagato trilioni di yen ad aziende come TSMC, Samsung Electronics e Micron Technology per spostare alcune delle loro operazioni nel Paese per garantirsi un’adeguata fornitura di chip. “I governi di tutto il mondo competono ferocemente investendo grandi quantità di denaro in modo da poter garantire la fornitura interna di chip, e il Giappone che investe questa quantità di denaro è necessario per favorire l’ulteriore sviluppo delle industrie e la sicurezza economica”, ha aggiunto il ministro nipponico Saito, sottolineando che il suo Paese ha imparato dagli errori del passato.
Ricordiamo che Tokyo ha cercato di rafforzare la propria presenza nel settore dei semiconduttori in un contesto di intensa rivalità con i principali Stati produttori di chip come Taiwan e la Corea del Sud. Il punto è che, come rimarcato da un report del Center For Strategic & International Studies, il suo settore è 10 anni indietro rispetto agli standard ottenuti dai leader mondiali come i citati TSMC e Samsung.
Con i due impianti, che si prevede creeranno direttamente più di 3.400 posti di lavoro professionali ad alta tecnologia, l’investimento del governo giapponese in JASM ammonterà a oltre 20 miliardi di dollari. Per la cronaca, Japan Advanced Semiconductor Manufacturing (JASM appunto) è una società manifatturiera di proprietà di maggioranza di TSMC fondata in Giappone nel 2021 con il sostegno del governo nipponico, di Sony Semiconductor Solutions e del produttore nazionale di componenti automobilistici Denso Corporation, con il fine ultimo di alimentare la crescita dell’ecosistema dei semiconduttori del Paese.
Il ruolo del Giappone nel settore dei chip
Il Giappone può sfruttare la propria esperienza in settori quali i fotoresist (sostanze chimiche necessarie per la produzione di chip), i sensori di immagine e il packaging, che stanno diventando sempre più importanti per ottenere miglioramenti nelle prestazioni dei semiconduttori.
Come ha scritto Reuters, inoltre, nell’hub di produzione di chip sull’isola di Kyushu, dove si trovano i due impianti TSMC, le aziende che stanno aumentando gli investimenti includono, tra le altre, anche il produttore di chip di potenza Rohm, il produttore di wafer Sumco e il produttore di apparecchiature Tokyo Electron. Si prevede che la spinta economica regionale raggiungerà i 20,1 trilioni di yen (134 miliardi di dollari) nell’arco di un decennio, secondo il Kyushu Economic Research Center.
Tokyo, dunque, ha l’occasione di tornare ad essere un player centrale nel settore dei semiconduttori. Anche se dovrà dimostrare di essere capace di superare una sfida non da poco, coincidente con la carenza di manodopera. Il numero di lavoratori nelle imprese giapponesi legate ai chip è diminuito di circa un quinto negli ultimi due decenni. Secondo le stime della Japan Electronics and Information Technology Industries Association (JEITA), le principali aziende nazionali di chip dovranno trovare 40.000 lavoratori in un decennio. Una sfida ardua ma non tecnicamente utopica.