Il Giappone torna nella guerra dei chip: mosse e strategie di Tokyo

Federico Giuliani

31 Agosto 2025 - 07:15

Tokyo vuole rivitalizzare l’industria nazionale dei chip. Il governo punta tutto su Rapidus.

Il Giappone torna nella guerra dei chip: mosse e strategie di Tokyo

Il momento sembrerebbe essere propizio. Per il Giappone è arrivato il momento di rivitalizzare l’industria nazionale dei chip, fiore all’occhiello del Paese negli anni del boom economico appassito con l’avvicinarsi degli anni ’90.

Basta un dato d’archivio per capire di cosa stiamo parlando: nel 1988 Tokyo controllava circa il 51% del mercato mondiale dei semiconduttori, superando addirittura gli Stati Uniti (fermi a circa il 37%). Poi cosa successe? Proprio gli Usa, infastiditi dalla posizione assunta dai colossi hi-tech nipponici, spinse per firmare, nel 1986, lo U.S.–Japan Semiconductor Agreement, con il quale Giappone accettò di limitare le esportazioni di semiconduttori e di aumentare la quota di mercato delle aziende straniere in patria dal 10 % al 20 %, erodendo così il vantaggio competitivo delle aziende giapponesi.

Un anno più tardi Washington impose dazi punitivi del 100 % su alcuni chip di memoria giapponesi, mentre nei Novanta Tokyo entrò in una lunga fase di stagnazione economica (i famosi anni della ’’Bolla’’). Il settore dei chip Made in Japan non si sarebbe più ripreso. Nel 2017 la quota di mercato globale del Giappone scese sotto il 10 %, surclassato da Taiwan e Corea del Sud.

Il ritorno del Giappone nell’arena dei chip

Dopo decenni di dipendenza dalle importazioni il Giappone sta lavorando per riconquistare lo status di superpotenza in questo settore strategico. La prima pietra miliare della nuova era coincide con la scelta – avvenuta nel 2021 - di invitare il colosso globale dei chip Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC) a collaborare con Sony e il produttore di componenti per auto Denso.

L’obiettivo? Costruire uno stabilimento a Kumamoto, nel sud del Giappone, in un progetto da 1,2 trilioni di yen (8,01 miliardi di dollari), finanziato per oltre il 40% da sussidi governativi nipponici.

Il secondo elemento della strategia di Tokyo chiama in causa la creazione di un nuovo produttore locale di semiconduttori: Rapidus. A partire dal 2022 le agenzie governative giapponesi hanno investito centinaia di milioni di dollari nella nuova società per aiutarla a stabilire stabilimenti produttivi a Hokkaido.

Proprio nel 2024, a Chitose, Rapidus ha aperto la sua prima fabbrica mentre lo scorso dicembre ha acquistato un sistema di litografia a ultravioletto estremo dall’olandese Asml. A metà luglio è stato annunciato il successo della produzione pilota di transistor a due nanometri (2 nm), i chip più sottili e avanzati mai realizzati.

A cosa punta Tokyo?

Il Giappone è tornato in carreggiata? C’è ancora tanta strada da fare, e questo nonostante il governo nipponico abbia investito 3,9 trilioni di yen (27 miliardi di dollari) a sostegno dei semiconduttori tra l’inizio del 2020 e l’inizio del 2024.

In generale questo Paese intende sia rilanciare i propri campioni nazionali sia attrarre quelli stranieri (come TSMC), così da creare una filiera efficiente per blindare la propria sicurezza nazionale e avere voce in capitolo nell’arena globale. Come ha spiegato l’Economist, la guerra in Ucraina ha alimentato i timori di una guerra a Taiwan, evidenziando il rischio di dipendere da un’unica azienda locale per la maggior parte dei chip di fascia alta del mondo.

L’emergere dell’intelligenza artificiale generativa ha quindi accresciuto l’importanza strategica dei semiconduttori. L’ultima Strategia per la sicurezza nazionale del Giappone, pubblicata nel 2022, stabilisce esplicitamente l’obiettivo di rafforzare «le basi di sviluppo e produzione di semiconduttori di prossima generazione». Tokyo ha ancora bisogno di tempo ma è sulla buona strada per riuscire nell’impresa.