Il fallimento di Biden e della sua agenda economica

Roberto Vivaldelli

9 Gennaio 2024 - 06:40

In crisi in patria, con i sondaggi a picco, il presidente Usa Joe Biden deve fare i conti anche con il fallimento della sua agenda economica sul piano globale.

Il fallimento di Biden e della sua agenda economica

Con ogni probabilità, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, arriverà alle prossime elezioni presidenziali di novembre 2024 con un disordine internazionale in preoccupante crescita, con una gestione disastrosa dell’immigrazione al confine meridionale e altresì una performance economica deludente per la stragrande maggioranza degli americani.

I sondaggi dimostrano che il presidente uscente è in enorme difficoltà, e a pesare è soprattutto la condizione economica degli statunitensi, insoddisfatti della sua gestione. E sono soprattutto le minoranze a cui i democratici si rivolgono attraverso le campagne “woke” a esprimere il loro malcontento: secondo il Roper Center, Biden gode ora del sostegno di appena il 63% degli elettori afroamericani, registrando un calo drastico rispetto all’87% che aveva raccolto nel 2020. Tra gli elettori ispanici l’inquilino della Casa Bianca è in svantaggio rispetto a Donald Trump di 5 punti percentuali, 39%-34%, quando nel 2020 aveva superato l’avversario in questo gruppo demografico per 2 a 1, 65%-32%, secondo Usa Today.

E anche tra gli elettori più giovani - che avevano sostenuto in maniera schiacciante Biden nel 202 - serpeggia un malcontento generale, con Trump in vantaggio di quattro punti percentuali (37% a 33%). Un situazione a dir poco preoccupante per il comandante in capo, che anche l’ex presidente Barack Obama ha espresso nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dal Washington Post.

Il fallimento dell’agenda economica di Biden

A livello nazionale, l’83% degli elettori afferma che l’economia è “molto importante” per decidere il loro voto alle presidenziali del 2024. “Quando la classe media sta bene, tutti stanno bene”, ha spiegato più volte il presidente Usa. Questa è la proposta centrale della Bidenomics: la prosperità cresce dal basso verso l’alto e dal centro verso l’esterno. Biden credeva di poter arrivare all’appuntamento elettorale vantando dei risultati importanti raccolti proprio grazie alla sua Bidenomics. Ma come nota il Time, nonostante la disoccupazione ai minimi storici, l’aumento dei salari, la crescita del Pil e il calo dell’inflazione sotto della media globale, solo il 36% degli americani dichiara di approvare la gestione dell’economia da parte di Biden. Perché? Da quando Biden è entrato in carica, osserva l’Heritage Foundation, i guadagni reali sono crollati perché i prezzi hanno superato i salari. Gli aumenti sono costati quasi 7.400 dollari di mancato reddito annuale.

Si tratta di più di un mese di stipendio per la famiglia media. La situazione è peggiore per chi cerca di acquistare una casa oggi. La rata mensile del mutuo per una casa di prezzo medio è più che raddoppiata sotto Biden e costa a una famiglia 13.000 dollari in più ogni anno per la stessa casa. Il fatto che ora l’inflazione sia diminuita, così come i tassi, non toglie il fatto che gli americani stiano peggio da quando il presidente Biden è entrato in carica. La sua politica estera disastrosa ha contribuito enormemente a tutto ciò. E questo gli americani sembrano non dimenticarlo, soprattutto nei cosiddetti “swing States” decisivi per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Flop a livello internazionale

Il fallimento di Biden non è solo domestico, sul fronte interno, ma anche a livello internazionale. La testata Politico, non certo vicina alle istanze di Donald Trump e dei conservatori, ammette infatti che gli ambiziosi piani del presidente Joe Biden per riscrivere le regole del commercio globale si stanno arenando proprio mentre ci si avvicina velocemente all’appuntamento elettorale. Lo scorso novembre, infatti, Biden aveva in programma di presentare la sua principale iniziativa commerciale, un patto economico con altre 13 nazioni dell’Indo-Pacifico in funzione anti-Pechino.

All’ultimo minuto, tuttavia, il team di Biden ha dovuto fare un passo indietro annullando i colloqui commerciali, dopo che il senatore dell’Ohio Sherrod Brown e altri democratici avevano avvertito che la proposta avrebbe potuto danneggiare i lavoratori (e, implicitamente, le loro prospettive elettorali). “Ho detto chiaramente che la parte commerciale del Quadro economico indo-pacifico è inaccettabile e sono lieto che non vada avanti. Invece di negoziare accordi commerciali a porte chiuse, dovremmo lavorare per rafforzare l’applicazione della legge in modo che i lavoratori americani possano competere in condizioni di parità” ha spiegato Brown in un comunicato stampa.

L’accordo, infatti, come evidenziato dal dem Brown, avrebbe rischiato in prospettiva di far perdere migliaia di posti di lavoro: negli ultimi decenni la delocalizzazione dei posti di lavoro e delle aziende ha danneggiato il settore manifatturiero negli Stati della Rust Belt, colpendo soprattutto l’Ohio. Nel 1990, il 22% dei posti di lavoro dell’Ohio era nel settore manifatturiero. Nel 2022 questa percentuale era scesa al 12%, con una perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. L’ambizioso pacchetto aveva come obiettivo di quello offrire alla regione un’alternativa al crescente peso commerciale della Cina. La misura, però, avrebbe potuto ritorcersi non solo contro i lavoratori, ma anche nei confronti della campagna di Biden, che ha infatti deciso di fare un passo indietro, dimostrando però tutta la sua debolezza.