Le agenzie di rating danno un giudizio sulla solvibilità di un paese in base all’evoluzione della crescita tendenziale del debito in rapporto al Pil, considerando anche altri diversi fattori importanti (durata media, spesa per interessi, saldi di bilancio, evoluzione delle politiche monetarie e dell’inflazione, etc).
Sebbene gli ultimi dati sull’inflazione siano incoraggianti, con un ritorno negativo della differenza di inflazione italiana rispetto a quella europea (gap che si era aperto nell’autunno dello scorso anno), i dati sull’evoluzione del debito iniziano ad accendere spie preoccupanti.
Tre i principali numeri da monitorare nei prossimi mesi.
1) Le emissioni nette degli ultimi 12 mesi sono tornate sopra i 120 mld a settembre. Tale livello è un campanello di allarme importantissimo come avvenuto nel 1994, 2009 e 2020. Ovviamente, per onestà intellettuale, si dovrebbe attendere il dato di novembre 2023, da quando il Governo Meloni è entrato in carica, ma credo cambierà poco nella sostanza.
Emissioni titoli di stato
Fonte: Private & Consulting SFC
2) Le emissioni nette dei singoli mesi trovano un livello “trigger” di attenzione oltre quota 40 mld, come accaduto nel 1994 e nel 2020. A giugno 2023 si è arrivati al top di 35,8 mld: vedremo il trend nei prossimi mesi.
3) Ovviamente i dati andrebbero contestualizzati e normalizzati, in termini reali oppure su un rapporto con il Pil o con il debito pubblico del momento, perché i quasi 140 mld del 1994 hanno avuto un peso maggiore, in termini di debito pubblico, dei 200 mld del 2020. Soglia di rischio da monitorare: 6%.
Emissioni nette negli ultimi 12 mesi sul debito pubblico
Fonte: Private & Consulting SFC
Giorgetti e la Meloni sono avvisati, occhio ai numeri, sintesi della situazione di tensione o meno sul nostro debito pubblico.