I trader si sono ricordati che Saipem è il titolo più shortato del FTSE MIB

Tommaso Scarpellini

28 Luglio 2026 - 09:46

Il titolo più shortato di Piazza Affari sta mandando un segnale che in pochi avrebbero notato in tempo.

I trader si sono ricordati che Saipem è il titolo più shortato del FTSE MIB

C’è un titolo a Piazza Affari che fino a pochi giorni fa sembrava inarrestabile, e che oggi potrebbe raccontare una storia completamente diversa.

Qualcosa, negli ultimi giorni, sembrerebbe essere cambiato nel modo in cui il mercato guarda a questo nome, e chi non se ne fosse accorto in tempo potrebbe pagarne le conseguenze.

Il motivo ha a che fare con un numero che in pochi tengono davvero sott’occhio, ma che potrebbe valere più di qualsiasi bilancio.

Uno short squeeze che sembrava inarrestabile

Saipem era al centro di un processo di short squeezing che negli ultimi tempi aveva fatto parlare parecchio di sé. Essendo uno dei titoli più shortati dell’intero listino, la rivalutazione delle prospettive legate allo scenario mediorientale avrebbe potuto impattare in maniera decisa, alimentando quella che sembrava una pressione rialzista via via più marcata.

Negli ultimi giorni, però, qualcosa potrebbe essersi inceppato. Il mercato sembrerebbe essersi ricordato, forse improvvisamente, che Saipem resta il titolo più shortato del FTSE MIB. E una revisione emersa dalla trimestrale potrebbe aver contribuito a ribaltare le prospettive che fino a poco prima sembravano scritte.

La mappa dello short selling a Piazza Affari

Guardando alle posizioni nette corte comunicate sul mercato italiano, la fotografia attuale vedrebbe Saipem SpA al primo posto, con 16 posizioni nette corte (PNC) che insisterebbero sul 16,06% del capitale. Al secondo posto si collocherebbe BFF Bank SpA, con 5 PNC sul 7,84% del capitale. Al terzo AVIO SpA, con 5 PNC sul 7,49%. Quarta Nexi SpA, con 7 PNC sul 5,02%, e quinta Stellantis NV, con 6 PNC sul 4,51%.

Avere una quota così elevata di posizioni corte su un singolo titolo potrebbe significare molte cose, e un investitore attento dovrebbe forse imparare a leggerle tutte. Da un lato, un accumulo così ampio di scommesse al ribasso potrebbe rappresentare, in certe condizioni, la benzina per un possibile short squeeze: se il prezzo comincia a salire, chi è corto potrebbe essere costretto a ricomprare per limitare le perdite, alimentando ulteriormente il rialzo. Dall’altro lato, però, quella stessa massa di posizioni corte potrebbe anche segnalare che una parte consistente e informata del mercato nutrirebbe dubbi strutturali sul titolo, dubbi che potrebbero non sparire con un solo trimestre positivo.

I numeri della semestrale

E qui entrerebbero in gioco le notizie più recenti. Saipem avrebbe chiuso il primo semestre con un risultato netto adjusted di €131 milioni, in calo rispetto allo stesso periodo del 2025.

Guardando alle previsioni, l’azienda si attenderebbe ora ricavi per circa €15,5 miliardi, un Ebitda adjusted di circa €1,75 miliardi, un cash flow operativo, al netto dei canoni di locazione, di circa €1 miliardo, investimenti per circa €450 milioni e un free cash flow che chiuderebbe il quadro previsionale.

Cosa potrebbe non essere piaciuto ai mercati

A prima vista si potrebbe pensare: ma insomma, non sarebbe comunque un buon bilancio? E rispetto alla Saipem conosciuta negli ultimi dieci anni, probabilmente sì. Il problema, semmai, potrebbe risiedere altrove: l’azienda avrebbe tagliato il target per l’Ebitda rettificato del 2026 a circa €1,75 miliardi, rispetto alla precedente stima di circa €1,9 miliardi, indicando come causa l’aumento dei costi legati al conflitto in corso in Medio Oriente.

Questo dettaglio potrebbe essere tutt’altro che secondario. Il catalizzatore che, almeno secondo alcune letture, stava letteralmente guidando lo short squeeze su Saipem si sarebbe rivelato, in termini prospettici, meno solido di quanto sperato. E se si considera che circa il 16% del capitale sarebbe coperto da posizioni nette corte, potrebbe bastare relativamente poco per far scivolare la narrativa dallo short squeeze verso un nuovo ciclo di short selling. Non a caso, in apertura del 28, il titolo avrebbe registrato un crollo di quasi il 7%.

Una direzione tutt’altro che scontata

In prospettiva, la direzione futura di Saipem non sembrerebbe affatto scontata. Resterebbe una società semicontrollata dallo Stato, in un momento in cui le partecipazioni pubbliche starebbero tornando centrali nelle strategie di alcuni investitori istituzionali. Questo potrebbe rappresentare, a seconda dei punti di vista, sia un elemento di stabilità che un fattore di ulteriore incertezza.

Chi ha in portafoglio Saipem, o chi la sta osservando da fuori sperando in un ingresso al momento giusto, potrebbe trovarsi di fronte a uno dei casi più delicati dell’intero listino in questo periodo. Non si tratterebbe di cedere al panico, né di lasciarsi trascinare dall’entusiasmo dei giorni migliori dello short squeeze. Si tratterebbe, piuttosto, di capire che dietro un movimento di prezzo così ampio potrebbero nascondersi meccanismi tecnici, come le posizioni corte, che raramente vengono raccontati con la dovuta attenzione. Chi investe con consapevolezza dovrebbe forse imparare a guardare non solo al prezzo, ma anche a chi sta scommettendo contro quel prezzo, e perché.

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