I documenti depositati all’Office of Government Ethics (OGE) ci svelano dove finiscono parte degli asset di Donald Trump. Facile? Non proprio. Perché se a prima vista i numeri sono chiari, leggere davvero cosa si nasconde dietro il portafoglio dell’ex presidente richiede più attenzione.
E ciò che emerge non è banale.
Bond, bond, bond…
La prima evidenza è lampante: Trump ha effettuato ben 690 operazioni obbligazionarie. Si parla di un’esposizione minima da $100 milioni, con scadenze comprese tra il 2028 e il 2034.
Non si tratta di scadenze casuali: sono abbastanza ravvicinate e coincidono proprio con la finestra critica delle sue politiche fiscali, dazi, Chips Act, programmi di investimenti industriali. Rendimenti? Variabili dal 2,15% al 4,85% annuo. Apparentemente una gestione ordinaria. Ma è interessante notare che, nello stesso periodo, Trump ha esercitato pressioni costanti sulla Federal Reserve affinché abbassasse i tassi. Certo, non significa nulla, ma è curioso come parallelismo.
La cornice legale e l’ombrello dell’OGE
L’Office of Government Ethics è un’agenzia federale indipendente, con il compito di vigilare sui conflitti di interesse dei funzionari pubblici statunitensi. Nel caso di Trump, la gestione del portafoglio risulta affidata a terze parti, proprio per legge.
In sintesi, tecnicamente, non si può parlare di conflitto d’interesse.
Corporate bond e settori sensibili
Andando oltre i municipali e i titoli statali, nel portafoglio di Trump compaiono corporate bond di alcuni giganti dell’economia USA:
- Citigroup, Morgan Stanley, Wells Fargo dal settore bancario
- Meta, Qualcomm, T-Mobile USA dal settore tech e telecom
- The Home Depot dal settore retail e consumi
- UnitedHealth dal settore sanità
Si tratta di una diversificazione “prudente”, come definita dalla documentazione ufficiale: prudent diversification. In sostanza, un mix di corporate bond investment grade e municipali di alta qualità, con rendimenti nella stessa fascia 2,15%–4,85%. Una scelta che ha tutta l’aria di una gestione conservativa.
Oltre i bond: le altre fonti di reddito
Non c’è solo il reddito obbligazionario. Nel 2024, Trump ha incassato oltre $600 milioni da altre attività: crypto, golf e contratti di licensing. Il patrimonio complessivo stimato supera $1,6 miliardi.
Il dato, seppur enorme, mette in prospettiva il peso delle obbligazioni nel portafoglio: sono strumenti difensivi, ma non certo l’unico motore della sua ricchezza.
Cosa ci dicono davvero questi dati?
Alla fine, cosa possiamo estrapolare da tutto questo? Non molto, se non una tendenza chiara: Trump privilegia i bond, soprattutto corporate e municipali di qualità. I settori di riferimento, banche, sanità, tech, utilities, restano in linea con le scelte di un investitore istituzionale prudente.
L’OGE non ha riscontrato conflitti d’interesse nonostante la pressione sulla Fed per tagliare i tassi.