«… Quasi la metà degli adolescenti afferma che i social media li fa sentire peggio riguardo alla propria immagine corporea. Chiedo un’azione specifica da parte delle società tecnologiche, dei responsabili politici, perché abbiamo bisogno di standard di sicurezza per i social media».
Un rapporto di 19 pagine diffuso dalla massima autorità sanitaria statunitense, il dr. Vivek Murthy, ex chirurgo generale, a capo del Public Health Service Commissioned Corps, ha illustrato i pericoli che i social media possono avere su bambini e adolescenti, in particolare a causa del modo in cui il loro cervello è influenzato dalla quantità di tempo che trascorrono a utilizzarli.
All’allarme, Murthy ha affiancato consigli ai genitori e la richiesta ai colossi tecnologici di prendere provvedimenti, adottando nuovi «standard di sicurezza che richiedano misure che proteggano i bambini dall’esposizione a contenuti dannosi, che li proteggano dalle molestie online, in particolare da parte di estranei».
I social, ha spiegato Murthy, voce ufficiale del governo in materia di sanità pubblica, possono avere «effetti estremamente dannosi» sulla salute mentale di bambini e ragazzi: per questo le Big Tech devono agire al più presto.
«Gli adolescenti che utilizzano i social media per più di tre ore al giorno affrontano il doppio del rischio di sintomi di depressione e ansia, il che è particolarmente preoccupante dato che la quantità media di tempo in cui i bambini utilizzano i social media è di 3 ore e mezza al giorno», ha spiegato Murthy al conduttore di Morning Edition Steve Inskeep.
La verità su adolescenti, social media e crisi della salute mentale
Secondo il report, il 95% degli adolescenti di età compresa tra 13 e 17 anni afferma di utilizzare un’app di social media e più di un terzo afferma di utilizzarla «quasi costantemente». Il documento sostiene che i social media possono perpetuare «insoddisfazione del corpo, comportamenti alimentari disordinati, confronto sociale e bassa autostima, specialmente tra le ragazze adolescenti».
Murthy ha invitato per questo le aziende tecnologiche, i ricercatori, le famiglie e i responsabili politici a fare di più per comprendere le vulnerabilità che devono affrontare i giovani e individuare standard per aiutarli a salvaguardare la loro salute psicofisica: «Chiedo un’azione specifica da parte delle aziende tecnologiche, dei responsabili politici, perché abbiamo bisogno di standard di sicurezza per i social media».
Instagram tossico: il dramma degli adolescenti
Che i social rappresentino un rischio per gli adolescenti è noto da tempo e non sono mancati gli studi, gli appelli e le dichiarazioni in questo senso negli ultimi anni. Sui social di foto viene messo in scena un paradiso irreale e sintetico, fatto di immagini alterate e modificate con i filtri, in cui soprattutto le donne finiscono per assomigliare a modelli perfetti e irraggiungibili nella realtà, provoca un senso di inadeguatezza nei più giovani che non si sentono all’altezza dei canoni estetici che i social impongono. Da qui, l’ansia e la depressione, denunciati dallo stesso Murthy.
Un’inchiesta del Wall Street Journal del settembre 2021 ha mostrato come Facebook fosse al corrente almeno dal 2019 dei disturbi mentali che Instagram può arrecare negli adolescenti ma non ha mai detto né fatto nulla per evitarlo. Anzi, ha cercato di minimizzare le preoccupazioni del pubblico, specie quelle emerse durante la pandemia, parlando di “effetti trascurabili”.
Facebook era quindi al corrente delle conseguenze dell’esposizione al proprio social di foto durante l’adolescenza, sebbene abbia provato a spingere per proporre una versione di Instagram per i minori di 13 anni, bocciata dal Congresso americano.
Secondo le ricerche interne, infatti, una giovane utente su tre sviluppa disturbi di percezione del proprio corpo e almeno tutti i gruppi analizzati hanno accusato spontaneamente Instagram di provocare loro ansia e depressione. Una delle slide dello studio interno di Facebook spiega infatti che: «Il 32% delle ragazze adolescenti ha affermato che quando si sentivano male per il proprio corpo, Instagram le faceva sentire peggio».
Come se non bastasse, tra gli adolescenti che hanno manifestato pensieri suicidi, alcuni di loro hanno maturato il desiderio togliersi la vita su Instagram.
L’indagine della Royal Society for Public Health
Un’indagine britannica del 2017 condotta dalla Royal Society for Public Health su un gruppo di giovani fra i 14 e i 24 anni aveva mostrato che Instagram è la piattaforma peggiore in termini di effetti sulla salute e sul benessere psicologico:
«È interessante notare che Instagram e Snapchat, i peggiori in classifica per il benessere e la salute, siano entrambe piattaforme che ruotano intorno all’immagine e sembra che possano condurre a sentimenti di inadeguatezza e ansia fra i più giovani» ha spiegato Shirley Cramer, amministratrice delegata della Royal Society.