Negli ultimi anni, gli Exchange Traded Fund (ETF) sono diventati strumenti di investimento popolari tra gli investitori, sebbene in Italia la nefasta moda dei fondi comuni sia ancora in voga.
Spesso viene suggerito da “consulenti social” di investire in un unico ETF azionario globale, che replichi indici come l’MSCI World o l’FTSE All-World, con l’obiettivo di ottenere un’ampia diversificazione a costi ridotti. Tuttavia, questa strategia, apparentemente semplice ed efficace, oggi presenta rischi che è fondamentale conoscere.
1. Diversificazione Apparente
Uno dei principali argomenti a favore di un ETF globale è la sua diversificazione. L’idea è che, acquistando un solo strumento, si possa accedere a un ampio spettro di aziende distribuite su diversi settori e aree geografiche. Tuttavia, analizzando la composizione odierna degli indici globali più diffusi, emerge una forte concentrazione in poche aree e settori.
L’indice MSCI World, ad esempio, è composto per circa il 70% da titoli statunitensi, con il 25% del totale concentrato nelle prime dieci aziende, principalmente colossi tecnologici come Apple, Microsoft, Amazon e Tesla.
Questo significa che, nonostante il nome “globale”, un ETF basato su questo indice dipende fortemente dalla performance delle aziende statunitensi e in particolare del settore tecnologico.
Questa concentrazione comporta due problemi principali:
- Rischio geografico: Se il mercato azionario statunitense dovesse attraversare una fase di stagnazione o declino, l’ETF globale ne risentirebbe in modo significativo.
- Rischio settoriale: Se il settore tecnologico, che ha dominato negli ultimi anni, dovesse rallentare o subire correzioni, l’intero ETF ne risentirebbe in modo marcato.
2. Rischio di Sovraesposizione agli Stati Uniti
La performance passata del mercato azionario statunitense è stata tra le migliori a livello globale, il che ha contribuito a rafforzare la sua predominanza negli indici mondiali.
Tuttavia, ciò non garantisce che questa tendenza proseguirà in futuro. Alcuni indicatori, come il CAPE ratio di Shiller, suggeriscono che il mercato statunitense sia attualmente sopravvalutato rispetto alla media storica, il che potrebbe tradursi in rendimenti più bassi nei prossimi anni.
Se il mercato USA dovesse sottoperformare, chi ha investito in un ETF globale si troverebbe esposto a un rischio significativo, soprattutto se non ha diversificato ulteriormente in altre aree geografiche meno rappresentate negli indici tradizionali, come i mercati emergenti o l’Europa.
3. Dipendenza dalle Big Tech e Rischio di Bolla
Negli ultimi anni, l’indice MSCI World è stato trainato dalle grandi aziende tecnologiche, che hanno visto una crescita esponenziale in termini di capitalizzazione. Tuttavia, questa forte dipendenza dai colossi tech può rappresentare un rischio sistemico.
Storicamente, i settori più redditizi cambiano nel tempo. Negli anni ’80 e ’90, ad esempio, il settore finanziario e quello energetico dominavano i mercati.
Il settore tecnologico è stato protagonista, ma non è detto che continuerà a esserlo in futuro. Se le valutazioni delle big tech dovessero subire un ridimensionamento o se il settore tecnologico dovesse entrare in una fase di stagnazione, un ETF globale potrebbe non essere più la soluzione ideale.
Inoltre, un ETF basato sulla capitalizzazione di mercato segue una logica che premia le aziende più grandi, senza valutare se siano sopravvalutate o meno. Questo può portare a situazioni dove alcuni titoli diventano troppo pesanti negli indici, aumentando il rischio di brusche correzioni.
4. Rendimento Atteso e Alternative
Le attuali valutazioni elevate del mercato azionario statunitense suggeriscono che i rendimenti futuri potrebbero essere inferiori rispetto alla media storica. Inoltre, in un contesto di tassi di interesse più elevati, le grandi aziende tecnologiche potrebbero incontrare maggiori difficoltà nel mantenere i ritmi di crescita passati.
Per mitigare questi rischi, gli investitori potrebbero valutare alternative come:
- Diversificare con più ETF: Combinare ETF specifici su mercati emergenti, Europa o aree meno rappresentate.
- Bilanciare con asset non azionari: Integrare con materie prime o real estate può ridurre la dipendenza dalla sola crescita azionaria.
- Adottare strategie factor investing: Investire in ETF che seguono strategie di investimento basate su fattori come value, growth o low volatility può offrire una protezione maggiore rispetto a un ETF globale tradizionale.
Investire in un ETF globale è una scelta comoda e a basso costo, ma soprattutto oggi non è priva di rischi. Con una forte concentrazione sugli Stati Uniti e sul settore tecnologico, la diversificazione offerta da questi strumenti è decisamente minore.
Essere consapevoli di questi limiti è fondamentale per costruire un portafoglio più equilibrato e resiliente.
Nel prossimo articolo analizzeremo strategie pratiche per migliorare la diversificazione senza abbandonare gli ETF, sfruttando al meglio le opportunità offerte dal mercato globale.