La finestra delle IPO europee resta aperta nel corso del 2026, ma il restringimento del backlog di candidati solleva interrogativi sulla sostenibilità della ripresa.
Secondo PitchBook, le condizioni di mercato nella prima metà dell’anno hanno continuato a favorire le quotazioni grazie a valutazioni stabili, volatilità contenuta e una politica dei tassi di interesse sostanzialmente stabile, nonostante le incertezze geopolitiche persistenti.
Revolut domina la pipeline
I dati mostrano che finora nel 2026 si sono registrate 87 quotazioni, con un incremento del 28,9 percento nei conteggi del secondo trimestre rispetto al primo, a conferma di una dinamica ancora positiva. Tuttavia, la fase successiva della ripresa appare più impegnativa proprio perché il serbatoio di potenziali candidati si è drasticamente ridotto.
Il backlog di società europee con elevata probabilità di quotarsi è sceso a 223 imprese, con un calo del 40,2 percento rispetto alle 373 rilevate nell’outlook di PitchBook per il 2025. Solo dieci di queste presentano una probabilità superiore al 90 percento di procedere a un’IPO, in controtendenza rispetto alle 32 di un anno prima.
La valorizzazione aggregata di questo nucleo ristretto ammonta a circa 232 miliardi di euro, equivalenti a circa 268 miliardi di dollari, ma il dato è fortemente concentrato: Revolut da sola pesa per 200 miliardi di euro, lasciando il resto del pipeline a un valore complessivo assai più contenuto. La composizione del backlog residuo rimane in linea di massima simile a quella del 2025, anche se si osservano contrazioni particolarmente marcate tra le organizzazioni del Regno Unito, nelle società di biotecnologia e farmaceutica, nonché in Germania e nel settore del software.
Mancano candidati di qualità
Il carattere stesso delle quotazioni sta mutando. Si registra un aumento delle IPO non supportate da investitori istituzionali privati, una flessione della quota di società già redditizie al momento della quotazione e, in maniera sorprendente, un’inversione di tendenza nel cosiddetto brain drain delle piazze europee: una proporzione crescente di imprese continentali sceglie di quotarsi sui mercati domestici piuttosto che migrare oltreoceano.
Questa flessione emerge in un contesto in cui le borse europee cominciano a recuperare attrattività e gli investitori mostrano maggiore apertura verso titoli orientati alla crescita. Ciononostante, le performance post-IPO restano deludenti, soprattutto per i nomi supportati da venture capital, e i rendimenti negativi persistenti costituiscono il principale deterrente a un allargamento strutturale della finestra.
All’interno di questo scenario, l’intelligenza artificiale si profila come il principale motore di ricostituzione del pipeline. Le società di AI rappresentano circa un terzo dei candidati totali: l’Europa conta 72 imprese di questo tipo con probabilità significativa di quotazione, di cui sette con probabilità uguale o superiore al 90 percento. I verticali di maggiore rilievo per valorizzazione spaziano dalla robotica e dai droni (con forte componente difesa) ai big data, alla cybersecurity, all’agritech e al fintech.
Per distribuzione geografica, il 37,5 percento di questi candidati AI si trova nel Regno Unito, seguito dal 18,1 percento in Francia e dall’8,3 percento in Germania. PitchBook prevede che la quota di candidati legati all’intelligenza artificiale continuerà a crescere man mano che l’ecosistema europeo matura, orientando la prossima generazione di IPO verso un profilo più tecnologico rispetto al passato recente.
Cosa serve per sbloccare le IPO europee?
Sostenere la ripresa delle IPO europee richiederà quindi non soltanto il protrarsi di condizioni di mercato favorevoli, ma anche la ricostruzione di un pipeline di candidati di qualità elevata, capaci di invertire il profilo di rendimento negativo che ancora caratterizza molte quotazioni sostenute da capitali privati.
La combinazione di volatilità contenuta e valutazioni di supporto ha consentito di mantenere aperta la finestra attraverso la prima metà del 2026, ma il dimezzamento del backlog e la crescente concentrazione del valore in un numero limitato di nomi di grande dimensione evidenziano la fragilità della base su cui poggia il recupero.
Se le imprese di intelligenza artificiale riusciranno a entrare in maniera significativa sui mercati pubblici, potranno contribuire a riequilibrare il quadro; in assenza di un afflusso di nuovi candidati solidi, tuttavia, la fase successiva rischia di risultare più selettiva e meno generosa in termini di volumi.