Negli ultimi anni, i mercati ci hanno ingannato. Hanno fatto credere che la stabilità, la crescita costante e la quasi totale assenza di volatilità fossero la nuova normalità. Ma non lo erano. La vera anomalia non è il ribasso che stiamo iniziando a vedere oggi, ma l’illusione collettiva vissuta tra il 2020 e il 2023.
Durante le ultime 365 sessioni, nessuna contrazione superiore al 2%, un ambiente che ha premiato il rischio e sedato la paura.
Un mercato surreale, mai visto prima da chi operava già nel mondo finanziario pre-2020. Ora che la realtà bussa alla porta, la domanda è una sola: siamo pronti a tornare a un vero “mercato normale”?
Ma cos’è un “mercato normale”?
Un mercato normale è, innanzitutto, un mercato ciclico. Un mercato in cui la volatilità non solo esiste, ma domina le dinamiche di breve termine, e in cui le correzioni del 5%, 10%, o più, sono parte integrante del percorso.
È un mercato in cui l’incertezza è costante, e dove la politica monetaria e fiscale non sono sempre dalla parte degli investitori. Dopo anni di rialzi quasi ininterrotti e bassa volatilità, alimentati da una liquidità abbondante e tassi a zero, ci stiamo lentamente risvegliando da un’illusione. un mercato non così comune a chi ha iniziato a investire da meno di 5 anni.
La compressione della volatilità: un’anomalia post-Covid
Il periodo post-Covid è stato un unicum storico. Dopo un primo shock di volatilità estrema nel 2020, le Borse hanno trovato una sorprendente stabilità. Ma quella “tranquillità” era artificiale. Sotto la superficie, le banche centrali avevano iniettato trilioni nel sistema, e la politica fiscale statunitense era diventata espansiva come mai prima. Si trattava di un ambiente in cui la liquidità mascherava i rischi reali.
Ora, però, gli eccessi stanno presentando il conto.
Il ritorno delle oscillazioni estreme
Nel 2024, i mercati hanno ricominciato a mostrare segni evidenti di stress. Oscillazioni violente in pochi minuti, trilioni di dollari bruciati e recuperati nel giro di giornate, e un sentiment che cambia da euforia a panico nel tempo di una trimestrale.
Il motivo? I mercati sono ciclici. E quando la liquidità abbonda per troppo tempo, gonfia gli asset, ma crea anche bolle e squilibri. La politica monetaria ultra-accomodante della Fed, unita a un’espansione fiscale senza precedenti, ha sì stimolato l’economia post-Covid, ma ha anche posto le basi per le tensioni attuali. Una medicina che, presa troppo a lungo, diventa veleno.
Debito, inflazione e il rischio nascosto del 2025-2026
La vera minaccia oggi non è solo l’inflazione o il rallentamento economico. È la combinazione di entrambi, accompagnata da un livello di indebitamento pubblico statunitense mai visto prima. L’espansione monetaria ha aumentato la base monetaria, ma ha anche reso gli Stati Uniti estremamente vulnerabili sul fronte del debito.
Finché le scadenze erano lontane, l’economia reggeva. Ma ora che ci avviciniamo al 2025 e 2026, molte emissioni obbligazionarie andranno rinnovate a tassi più alti, e il deficit federale continua ad allargarsi. Gli EPS (utili per azione) delle aziende, finora sostenuti dalla crescita e dal sentiment positivo, iniziano a mostrare segnali di rallentamento.
E se a questo si aggiungono politiche protezionistiche, come l’aumento dei dazi, il rischio sistemico aumenta. Il commercio globale rallenta, i margini si comprimono, e le valutazioni, oggi molto alte, rischiano di non essere più giustificabili.
Quindi cosa aspettarsi?
I mercati stanno cambiando. E stanno tornando a qualcosa di più realistico, più volatile, più “normale”. La fase di euforia post-Covid potrebbe essere vista, tra qualche anno, come una delle più grandi sbornie finanziarie della storia. E ora, il dopo-sbornia si sta manifestando: inflazione persistente, deficit record, scadenze obbligazionarie ravvicinate e rischi geopolitici.
In questo contesto, prepararsi a una maggiore volatilità e rivedere le proprie strategie di investimento non è solo prudente: è necessario. Perché i mercati per come li abbiamo conosciuti negli ultimi anni, semplicemente, non torneranno.