Altro che talenti rumorosi: il capitale umano che le aziende non sanno vedere e che può salvare l’impresa.
In 36 anni di professione me li ricordo tutti: Luigi, Antonio, Rocco, Debora, Olga, Cipriano, Annina e tanti altri. I silenziosi. Quelli che entravano in azienda la mattina senza teatralizzare il sacrificio, senza trasformare ogni mansione ordinaria in un atto eroico da comunicato stampa. Quelli che non cercavano il posto in prima fila nelle riunioni, non interrompevano per dimostrare di esserci, non mandavano e-mail chilometriche per marcare il territorio.
Eppure, quando arrivava il momento serio, quando il cliente stava per essere perso, il magazzino non tornava, una consegna rischiava di saltare, un errore contabile stava per diventare una figuraccia o l’imprenditore aveva imboccato la strada sbagliata, erano spesso loro a vedere prima degli altri il dettaglio decisivo. Bastava una frase: “Secondo me questa cosa non torna”. Oppure: “Prima di chiamare il cliente, controllerei questa consegna”.
Nelle PMI italiane spesso si premia chi parla, chi presidia, chi occupa spazio. Ma il valore vero arriva da chi osserva, ascolta, lavora, corregge l’errore prima che diventi danno. Il problema non sono i silenziosi: è l’ambiente che non sa ascoltarli. [...]
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