Mentre celebriamo il 1° maggio non dimentichiamo di guardare l’Italia. Il nostro Paese è maglia nera nella classifica per occupazione, fanno molto meglio di noi (quasi) tutti in Europa.
Mentre molti di noi, ma non tutti, celebrano la Festa dei Lavoratori, c’è un numero che dovrebbe risuonare più forte dei concerti e dei discorsi di rito: 62,4%. È il tasso di occupazione oggi in Italia. Un’apparente vittoria, essendo il dato più alto mai registrato nel nostro Paese, ma basta alzare lo sguardo oltre le Alpi per capire che siamo ancora nel pieno di un’emergenza silenziosa.
Se guardiamo alla classifica europea, l’Italia è stabilmente ancorata agli ultimi posti, superata persino da Paesi che hanno affrontato delle gravissime crisi negli ultimi anni.
La classifica dei Paesi in Europa per tasso di occupazione
I dati raccolti dai vari istituti di statistica nazionali non lasciano spazio, purtroppo, a interpretazioni ottimistiche. Mentre noi ci muoviamo intorno al 62%, la Germania corre oltre il 77%, i Paesi Bassi toccano vette vicine all’82% e persino la Grecia, che per anni è stata il simbolo della crisi economica mediterranea, sta mostrando una dinamicità incredibile, con il miglior tasso di occupazione pari al 91,7%.
| Paese | Tasso di occupazione più recente | Precedente | Periodo di riferimento |
|---|---|---|---|
| Grecia | 91.7 | 91.8 | 2025-12 |
| Paesi Bassi | 82.4 | 82.4 | 2025-12 |
| Svizzera | 80 | 79.8 | 2025-12 |
| Malta | 79.8 | 81 | 2025-12 |
| Germania | 77.7 | 77 | 2025-12 |
| Cipro | 77.2 | 77.5 | 2025-12 |
| Danimarca | 76.6 | 76.9 | 2025-12 |
| Repubblica Ceca | 75.7 | 76 | 2025-12 |
| Islanda | 75.4 | 75.8 | 2026-03 |
| Regno Unito | 75 | 75.1 | 2026-02 |
| Austria | 74.6 | 75 | 2025-12 |
| Irlanda | 74.5 | 74.7 | 2025-12 |
| Lituania | 73.8 | 75.1 | 2025-12 |
| Polonia | 73.2 | 73.3 | 2025-12 |
| Slovenia | 73 | 73.4 | 2025-12 |
| Slovacchia | 72.6 | 72.2 | 2025-12 |
| Area Euro | 70.9 | 71 | 2025-12 |
| Norvegia | 69.6 | 70 | 2026-03 |
| Francia | 69.4 | 69.4 | 2025-12 |
| Finlandia | 69.2 | 70.4 | 2026-03 |
| Albani | a 68.9 | 69.6 | 2025-12 |
| Croazia | 68.7 | 69.4 | 2025-12 |
| Svezia | 68.5 | 68.7 | 2026-03 |
| Estonia | 68.1 | 69.7 | 2025-12 |
| Lussemburgo | 68 | 69.5 | 2025-12 |
| Belgio | 67.3 | 67.5 | 2025-12 |
| Portogallo | 65.6 | 65.8 | 2026-02 |
| Ungheria | 65 | 64.8 | 2026-03 |
| Lettonia | 64.8 | 65.2 | 2025-12 |
| Romania | 62.6 | 63.4 | 2025-12 |
| Italia | 62.4 | 62.4 | 2026-02 |
| Russia | 61.6 | 61.7 | 2026-01 |
| Bulgaria | 53.1 | 53.6 | 2025-12 |
| Spagna | 52.48 | 53.09 | 2026-03 |
| Serbia | 50.5 | 51.3 | 2025-12 |
| Turchia | 48.5 | 48.2 | 2026-03 |
| Macedonia del Nord | 46.8 | 46.5 | 2025-12 |
| Bosnia-Erzegovina | 44.6 | 44.5 | 2025-12 |
| Moldavia | 40.8 | 43.4 | 2025-12 |
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Perché l’Italia è in fondo alla classifica
Perché facciamo così fatica? Il primo grande «buco nero» è il lavoro femminile. Mentre in Europa in media 7 donne su 10 hanno un impiego, in Italia siamo ancora fermi poco sopra il 50%. Metà del talento femminile del Paese è spento, spesso intrappolato tra la carenza di asili nido e una cultura aziendale che vede ancora la maternità come un ostacolo invece che come una fase della vita.
C’è poi il dramma dei nostri giovani. Il tasso di occupazione giovanile italiano è tra i più bassi del continente, e non perché i ragazzi siano pigri, come qualcuno ama ripetere. Il motivo è strutturale e parla di un sistema che non comunica con le imprese e che offre contratti così frammentati da rendere impossibile immaginare un futuro. In molti altri Paesi europei, il passaggio dalla scuola al lavoro è un ponte fluido, mentre in Italia è un salto nel vuoto che spesso finisce nel fenomeno dei NEET o nella fuga all’estero.
E poi c’è la ferita mai rimarginata del Sud Italia, tanto che fare riferimento ad un unico tasso di occupazione nazionale è quasi un inganno statistico. Se il Nord viaggia su ritmi che sfiorano la media europea del 70%, ampie zone del Mezzogiorno restano bloccate sotto il 45%. È come se avessimo due Paesi diversi che corrono su binari separati.
Cosa ci insegnano questi dati
Festeggiare il 1° Maggio oggi non può ridursi a una ricorrenza di cui ricordarsi una volta l’anno. L’augurio è che sia, piuttosto, il momento in cui decidiamo che non vogliamo più indossare la maglia nera d’Europa. Non basta più che l’occupazione cresca «rispetto all’anno scorso».
Abbiamo bisogno di stipendi che non vengano mangiati dall’inflazione, di una formazione che serva davvero, di un welfare che permetta alle donne di non dover scegliere tra un figlio e un lavoro, delle opportunità professionali che valorizzino la persona quanto l’efficienza. Solo allora questa festa smetterà di essere una parata e diventerà la celebrazione di una dignità, finalmente, ritrovata.
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