I consumi non decollano e stritolano la moda occidentale: cosa succede all’economia cinese

Federico Giuliani

15 Novembre 2024 - 14:37

La Cina non è ancora riuscita a spingere verso l’alto i consumi e questo ha creato non pochi problemi agli Usa e alle aziende straniere.

I consumi non decollano e stritolano la moda occidentale: cosa succede all’economia cinese

Niente da fare. La Cina non è ancora riuscita a spingere verso l’alto i consumi e questo ha generato non poca frustrazione negli Stati Uniti. Dove la Segretaria del Tesoro, Janet Yellen, ha criticato Pechino per il suo impegno nel sovvenzionare grandi aziende statali anziché impegnarsi a rilanciare la propria economia.

Ma per quale motivo, e con quale diritto, Washington si sentirebbe in dovere di fare pressione su Pechino? Semplice: la bassa domanda dei consumatori cinesi è in grado di far rallentare il tasso di crescita dell’economia globale e incidere sulle prospettive delle aziende negli Usa (e in altre parti del mondo).

Nel frattempo, mentre la Banca Mondiale ha previsto che nel 2024 la crescita del Pil cinese sarà del 4,8% - di poco al di sotto dell’obiettivo del Paese del 5% - e stimato che scenderà al 4,3% nel 2025, non poche aziende occidentali hanno subito il colpo di quanto sta accadendo al di là della Muraglia.

C’è chi, come Pinko, l’azienda italiana di abbigliamento che fa capo a Cris Conf, è stata stritolata dal citato crollo cinese dei consumi. Colpa di un’economia ballerina. Ma anche colpa, forse, di mosse troppo azzardate, visto che la Cina avrebbe dovuto rappresentare una sorta di frontiera da conquistare per portare il fatturato complessivo di Pinko, in cinque anni a partire dal 2022, a 500 milioni di euro.

Economia poco di moda

“Nell’estate del 2023 abbiamo assistito a una brusca battuta d’arresto in Cina, dove siamo presenti con una novantina di store a gestione diretta e un headquarter che impiega 50 addetti. A dicembre ci siamo resi conto che la situazione finanziaria si stava deteriorando. Abbiamo chiesto agli istituti di credito un piano di ristrutturazione del debito ma una banca ha fatto mancare la propria adesione. Così non siamo riusciti a ottemperare al pagamento di una rata in scadenza e ci siamo trovati con margini di manovra molto stretti”, ha spiegato a Il Sole 24 Ore il presidente di Cris Conf, Pietro Negra.

Ma Pinko non è l’unica ad essere finita nel calderone. Anche LVMH, il colosso dei prodotti di lusso, sta risentendo dell’impatto della crisi economica cinese, con le sue vendite nella regione crollate del 16%. Il rallentamento è attribuito a diversi fattori, tra cui gli effetti delle rigide restrizioni dovute al Covid-19, la fiducia fluttuante dei consumatori e un calo del turismo estero.

Di conseguenza, i marchi di lusso locali e internazionali stanno lottando contro una domanda ridotta di prodotti di alta gamma. E pensare che, fino a qualche anno fa, i circa 1,4 miliardi di consumatori cinesi spendevano con una leggerezza tale da contribuire a guidare, praticamente da soli, l’economia globale...

Tra consumi e investimenti

Le autorità di Pechino, ha fatto notare Reuters, si sono rese conto che un modello di crescita basato fortemente sugli investimenti in beni fissi e sulle esportazioni potrebbe non essere sostenibile. La crescita malata e la deflazione dell’economia – la seconda del pianeta, con un valore di 18 trilioni di dollari - invitano a confronti con il prolungato periodo di stagnazione economica in Giappone iniziato negli anni ’90.

Per evitare questo risultato, la maggior parte degli economisti concorda sul fatto che Pechino dovrà affrontare lo squilibrio tra consumi e investimenti, probabilmente spendendo trilioni di yuan per aumentare i primi e rinvigorire la crescita. Nelle ultime settimane, in effetti, la Cina ha adottato diverse misure per rilanciare l’economia.

Tra queste, citiamo l’abbassamento dei tassi dei mutui e il taglio dei coefficienti di riserva obbligatoria (RRR) per incoraggiare le banche a prestare più denaro. L’idea, sulla carta apprezzabile, è quella di supportare le famiglie che rimborsano i mutui per la casa e incoraggiare le persone ad acquistare più case dal settore immobiliare colpito dalla crisi, ma la strada resta in salita. Gli anni d’oro dell’opulenza infinita, o almeno quel tipo di percezione, sembrano appartenere al passato.