“Cento domeniche”, il film di Antonio Albanese, offre una rappresentazione romanzata ma significativa di quanto accaduto al sistema bancario italiano negli ultimi 40 anni, ed è un racconto che riflette la realtà di molte persone.
Si racconta del deterioramento del rapporto di fiducia tra risparmiatori e le banche, come risultato di una transizione da “cassaforte” di famiglia ad erogatore di servizi finanziari più complessi.
Il messaggio emotivo principale che emerge dal film è l’amarezza della constatazione che la banca si è trasformata da luogo sicuro a consulente in conflitto di interesse.
Quello che non racconta il film è la storia per intero del sistema bancario italiano che ha affrontato un mutamento epocale senza la dovuta preparazione
In passato, le banche erano considerate rifugi sicuri per i risparmiatori poiché avevano un ruolo chiaro: raccogliere e prestare denaro alle aziende. Ma questa situazione ha subito un cambiamento significativo quando lo Stato, a causa di politiche di bilancio poco virtuose ha iniziato a competere con le banche, drenando il risparmio attraverso i BOT. Anche per questo le banche hanno dovuto scoprire altri modi di fare profitti, trasformandosi in consulenti per gli investimenti.
Questo ha segnato la fine dei tempi dei libretti di risparmio e delle soluzioni semplici: tuttavia il passaggio da risparmiatore a investitore richiede una preparazione adeguata, ma le banche non hanno formato adeguatamente i clienti, spingendoli piuttosto verso prodotti di investimento lucrosi (per loro) e complessi, senza offrire una comprensione completa al cliente.
Successivamente l’ampliamento dell’offerta delle banche a prodotti di società terze non ha risolto il fenomeno, ed anzi ha complicato ulteriormente la situazione. Questo ha portato nel tempo a crescenti ondate di sfiducia da parte dei clienti, che vedendo le oscillazioni del proprio patrimonio si sono sentiti traditi dalla mancanza di trasparenza ed assistenza.
Attualmente, con fatica e opacità l’industria bancaria sta lentamente spostando l’attenzione dal mero “possesso del cliente” verso l’offerta di servizi migliori. Tuttavia, c’è ancora un lungo cammino da percorrere, e attualmente molti istituti e reti, per fare utili contano ancora più sul predominio e l’asimmetria informativa che sul servizio al cliente.
In conclusione, sia il film che la storia passata sottolineano che per ripristinare la fiducia tra risparmiatori e banche c’è necessità di maggiore trasparenza, di diffusione dell’educazione finanziaria e di una cultura bancaria più orientata alle persone: infatti noi non trattiamo denaro ma i sogni dei nostri clienti.