In una fase in cui il mercato continua a interrogarsi sulle future mosse della BCE, esiste una parte della curva dei rendimenti che potrebbe meritare particolare attenzione da parte dei risparmiatori. Si tratta delle scadenze intorno ai sette anni, che oggi offrono rendimenti netti vicini al 3% e rappresentano una sorta di punto di equilibrio tra i BTP a cinque anni e quelli a dieci anni.
La questione è particolarmente interessante perché non esiste ancora una visione condivisa sull’evoluzione dei tassi di interesse. Nelle scorse settimane la BCE ha portato il costo del denaro al 2,25%, ma gli investitori continuano a dividersi tra chi ritiene possibile un nuovo irrigidimento della politica monetaria e chi, invece, si aspetta una fase di stabilità o addirittura ulteriori riduzioni del costo del denaro. E di certo non aiuta il movimento del BTP Future che rimane «ingessato» da diversi mesi.
Proprio per questa incertezza, le scadenze intermedie sembrano occupare una posizione privilegiata. Oggi i principali BTP con durata intorno ai cinque anni offrono rendimenti netti generalmente compresi tra il 2,7% e il 2,9%, mentre le scadenze decennali si collocano mediamente tra il 3,2% e il 3,3%.
Il guadagno ottenibile allungando la scadenza di diversi anni è quindi relativamente contenuto. È proprio in questo spazio che si inseriscono i titoli con scadenza nel 2033, che offrono rendimenti vicini al 3% netto e rappresentano una sorta di punto di equilibrio lungo la curva dei rendimenti. In altre parole, per ottenere qualche decimo di rendimento aggiuntivo rispetto ai titoli a cinque anni non è necessario spingersi fino alle scadenze decennali, che presentano una maggiore sensibilità alle variazioni dei tassi. È uno degli elementi che rende particolarmente interessante il segmento intermedio della curva.
Perché le scadenze a 7 anni meritano attenzione
Tra le emissioni che meritano attenzione troviamo il BTP 3,30% giugno 2033, il BTP 3,15% marzo 2033 e il BTP 2,45% settembre 2033. A prima vista i rendimenti sono molto simili, ma osservando con maggiore attenzione emergono differenze che potrebbero influenzare la valutazione complessiva dei titoli.
Il BTP 3,30% giugno 2033 offre un rendimento netto del 2,92% e quota praticamente alla pari, con un prezzo di riferimento di 99,83. La cedola è elevata, il prezzo è vicino a 100 e la duration modificata pari a 6,08 consente di mantenere un livello di rischio relativamente contenuto.
Molto simile è il BTP 3,15% marzo 2033, che offre anch’esso un rendimento netto del 2,92%. La differenza principale è rappresentata dalla duration modificata pari a 5,87, la più bassa tra i tre titoli analizzati. Questo significa che il prezzo tende a essere leggermente meno sensibile alle variazioni dei tassi di interesse.
Il terzo titolo è il BTP 2,45% settembre 2033. Nonostante una cedola inferiore rispetto agli altri due, offre un rendimento netto del 3%, il più elevato del gruppo. Il motivo è legato principalmente alla quotazione di 94,58, ben al di sotto del valore nominale di rimborso.
È proprio questo sconto a rendere il titolo particolarmente interessante sotto il profilo del rendimento complessivo. Oltre alle cedole, infatti, il rendimento beneficia anche del graduale recupero del prezzo verso quota 100 alla scadenza. Di contro, la duration modificata sale a 6,36, risultando la più elevata tra i tre titoli considerati.
Quando si osserva la curva dei rendimenti emerge un aspetto interessante. Il mercato oggi non riconosce un premio particolarmente elevato a chi decide di allungare la scadenza fino a dieci anni. Per questo motivo le scadenze intorno al 2033 sembrano collocarsi in una posizione favorevole: offrono rendimenti superiori rispetto ai quinquennali ma senza richiedere l’assunzione dell’intero rischio tipico delle scadenze più lunghe.
Quale dei tre BTP appare più interessante
I tre titoli analizzati presentano caratteristiche differenti e possono essere osservati da prospettive diverse.
Il BTP marzo 2033 si distingue per una duration leggermente inferiore e quindi per una minore sensibilità ai movimenti dei rendimenti di mercato. Il BTP giugno 2033 appare invece particolarmente equilibrato grazie alla combinazione tra cedola, rendimento e quotazione prossima alla pari.
Il BTP settembre 2033 si differenzia per il rendimento netto del 3%, il più elevato tra i tre titoli, e per una quotazione significativamente inferiore a 100. Questo elemento contribuisce ad aumentare il rendimento complessivo fino alla scadenza e rappresenta una delle principali differenze rispetto agli altri due BTP.
Più che individuare un titolo migliore in senso assoluto, il confronto evidenzia come la parte intermedia della curva dei rendimenti continui a rappresentare una delle aree più interessanti da monitorare nel mercato obbligazionario italiano.
Molti investitori continuano a guardare soprattutto alle scadenze decennali perché offrono qualche decimo di rendimento in più rispetto ai titoli con durata inferiore. Tuttavia, osservando i dati disponibili, emerge come il premio riconosciuto dal mercato per allungare la scadenza non appaia particolarmente elevato.
Osservando i numeri emerge infatti un aspetto interessante: tra i rendimenti netti offerti oggi dai BTP quinquennali e quelli riconosciuti dalle scadenze decennali, la fascia del 2033 sembra collocarsi in una posizione di equilibrio. Il mercato offre rendimenti vicini al 3% senza richiedere l’assunzione dell’intero rischio tipico delle durate più lunghe.
Quando il mercato non ha ancora espresso una direzione chiara sulle future mosse della BCE, il rapporto tra rendimento e rischio assume un’importanza ancora maggiore. Ed è proprio osservando questo rapporto che le scadenze intorno ai sette anni sembrano occupare oggi una posizione particolarmente interessante all’interno della curva dei rendimenti dei BTP.
Se i tassi dovessero rimanere stabili, i rendimenti attuali appaiono interessanti. Se dovessero scendere, questi titoli potrebbero beneficiare di un apprezzamento dei prezzi. Se invece il mercato dovesse tornare a temere una fase di rialzo dei tassi, la loro durata intermedia potrebbe contribuire a contenere la volatilità rispetto alle scadenze più lunghe.
È proprio per questo motivo che i BTP con scadenza intorno al 2033 meritano oggi un posto nella lista delle emissioni da monitorare con maggiore attenzione.