I 2 fattori che spingono (di nuovo) al rialzo le borse globali

Tommaso Scarpellini

25 Aprile 2025 - 16:18

Trump frena su dazi e Fed: i mercati globali ripartono con forza tra rally azionario e calo dei rendimenti obbligazionari. Arriva un nuovo ciclo di rialzi?

I 2 fattori che spingono (di nuovo) al rialzo le borse globali

Ad aprile, i mercati globali hanno vissuto una vera e propria montagna russa, alimentata principalmente da due fattori chiave: la politica commerciale statunitense e le tensioni istituzionali tra la Casa Bianca e la Federal Reserve. Due elementi che, dopo aver innescato profonde paure a inizio mese, si sono incredibilmente trasformati in catalizzatori positivi nella seconda metà di aprile. Un’inversione di rotta che ha costretto gli investitori a riprezzare velocemente uno scenario che fino a pochi giorni prima sembrava estremamente cupo.

1. Dazi sì, dazi no: l’ambigua retorica di Trump

A inizio aprile, le minacce di nuovi dazi avevano messo sotto pressione le borse globali. L’ipotesi di una guerra commerciale senza freni, in particolare con la Cina, aveva riacceso i timori di una nuova contrazione economica globale. Eppure, in poche settimane, la narrativa si è evoluta drasticamente: prima il rinvio di 90 giorni delle misure tariffarie, poi una loro riduzione proporzionale e infine la concentrazione sul dossier cinese.

Le dichiarazioni di Donald Trump dopo la chiusura di ieri hanno segnato un punto di svolta. Il presidente ha affermato che i dazi «non si avvicineranno» al 145% quando Stati Uniti e Cina negozieranno un nuovo accordo. Parole che hanno immediatamente fatto salire le azioni, suggerendo che un compromesso con Pechino non solo è possibile, ma potrebbe arrivare prima del previsto.

2. Powell resta al suo posto (per ora): fine dell’assalto all’indipendenza della Fed?

Il secondo elemento destabilizzante era stato il confronto, mai troppo velato, tra Trump e il presidente della Fed, Jerome Powell. A metà mese, una serie di post pubblicati su “Truth”, il social network del tycoon, avevano fatto temere un clamoroso licenziamento di Powell, mettendo in discussione l’indipendenza della banca centrale. La sola ipotesi aveva fatto tremare i mercati, già stressati da mesi di incertezza sui tassi d’interesse.

Ma anche qui, sorprendentemente, Trump ha ricalibrato il tiro. «Saremo molto gentili», ha dichiarato, lasciando intendere che la presidenza della Fed non è (almeno per ora) a rischio. Una ritrovata stabilità che ha contribuito al miglioramento del sentiment generale, spingendo non solo l’S&P 500 verso l’alto, ma rafforzando anche il mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury sono scesi, segnalando un ritorno della fiducia istituzionale da parte degli investitori.

Un «everything rally» pilotato dalle aspettative

L’effetto combinato di queste due dinamiche ha dato origine a un quasi everything rally: azioni in salita, obbligazioni in recupero, e, cosa curiosa, un brusco sell-off dell’oro. Proprio sui massimi storici, quando sembrava che il metallo prezioso potesse fungere da ancora di salvezza in un contesto incerto, i trader hanno iniziato a liquidare le posizioni. Come a dire: il rischio sistemico, per ora, è stato accantonato.

Eppure, resta una domanda aperta: perché Trump gioca così apertamente con le aspettative dei mercati? Alcuni analisti suggeriscono una strategia deliberata, volta a spingere il dollaro verso il basso e i tassi d’interesse in giù. Una narrativa coerente con i suoi interventi pubblici e con il recente rimescolamento delle carte geopolitiche.

La verità? I mercati restano sospesi tra percezioni e realtà, tra retorica e fondamentali. E in questo contesto così fluido, ogni parola di Trump, o di Powell, può innescare rally improvvisi o crolli spettacolari. Quello che possiamo dire è che aprile ha mostrato, ancora una volta, quanto velocemente le aspettative possano cambiare.