ll presidente Biden e i Democratici in Congresso hanno cavalcato per anni l’accusa a Trump e al partito Repubblicano di essere sostenitori dei suprematisti bianchi e dei nazisti. Ora, la Storia si è rivoltata contro Biden e il suo partito; ma, al contrario di quanto predica il ben noto adagio, non è la tragedia che si è trasformata in farsa, ma l’opposto.
Biden, nel 2017, aveva fatto un punto centrale del lancio della sua campagna presidenziale una frase - “c’era brava gente tra i militanti filo nazisti ” - in verità mai pronunciata da Trump dopo il corteo dei gruppi ultra nazionalisti di destra filo-confederati a Charlottesville (Virginia), che avevano travolto e ucciso un manifestante di sinistra. Poi, i militanti violenti dei Proud Boys e di altri gruppi ultrà di destra, esterni al GOP, che diedero vita all’assalto di Capitol Hill a Washington il 6 gennaio 2021 furono l’altra occasione, per Biden e i DEM, di un accostamento tra Trump e i nazisti che dura tutt’oggi. Decine di estremisti - ripetiamo, esterni al partito Repubblicano che non li ha mai difesi, tollerati e tantomeno accolti tra i propri candidati alla Camera o al Senato - sono finiti sotto processo e alcuni sono stati già, giustamente, condannati per le loro azioni violente.
E poi ancora, da ex presidente ma candidato favorito alle elezioni per il 2024, Trump ha cenato esattamente un anno fa a Mar A Lago con il rapper Kanye West, e con il suo amico Nick Fuentes, una coppia di personaggi ragionevolmente definibili come politicamente ultra-marginali, e personalmente “fringe”, al limite e oltre. Il primo, nero, aveva ventilato una candidatura autonoma alla presidenza. Il secondo, di discendenza messicana e noto come West per qualche sparata antisemita, ha invitato, ad una protesta di MAGA radicali pro Trump nel dicembre 2020 dopo la sua sconfitta, a cantare lo slogan “Distruggi il GOP”. Quindi, di sicuro, né suprematisti bianchi per razza, né Repubblicani, o filo Repubblicani, per affiliazione politica.
Quanto alla paura che i Proud Boys, Kanye West, Nick Fuentes, e lo stesso Trump, suocero di ebreo, padre di figlia convertitasi all’ebraismo, e nonno di tre piccoli nipotini ebrei possano fare ad Israele e al suo popolo, con le loro parole e anche con le loro azioni, io scommetto che è pari a zero. Chi non la pensa così, comunque, lo chieda ad un suo amico ebreo.
Veniamo ora ai Democratici, in questa stagione da tragedia. La realtà dell’antisemitismo e dell’antisionismo è esplosa in una dimensione che, all’inizio, ha fatto gridare all’11 settembre israeliano, ma subito dopo, più correttamente, all’Olocausto, una parola che avevamo avuto l’erronea illusione di poter relegare nei libri di Storia. Oltre 1.400 ebrei assassinati in un solo giorno riportano alle esecuzioni dei nazisti ad Auschwitz. Hamas, quindi, sono i legittimi eredi di quelle pagine della vergogna. Biden, il sindaco di New York Eric Adams, e tanti altri leader Democratici hanno avuto parole nettissime di condanna. E tutto il partito Repubblicano e il movimento conservatore sono scesi in campo, baluardo contro l’antisemitismo: nessuna voce dissidente.
Invece, ecco la tragedia. Dall’interno dei Democratici, addirittura da un gruppo di deputati che siedono in Congresso, sono state promosse azioni, e pronunciate parole, che hanno resuscitato l’antisemitismo e l’antisionismo. Che hanno concretamente ridato vita e forza a queste degenerazioni dell’umanità. Subito dopo l’attacco del 7 ottobre dei terroristi di Hamas, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha organizzato un rally dei suoi compagni di partito, i DSA (Democrats Socialists of America), a Times Square nel cuore di New York, non per condannare i criminali ma per attaccare Israele, che non aveva neppure ancora incominciato a rispondere con i suoi razzi. Il DSA non è in realtà un partito politico, ma una organizzazione politica non profit che permette ai suoi aderenti di candidarsi sotto le insegne del Partito Democratico, del Partito dei Verdi, del Partito delle Famiglie e dei Lavoratori o come Indipendente. Chi vince, comunque, si inserisce subito nel Partito Democratico, armi bagagli e ideologia, con la piena accettazione di Biden e della dirigenza “storica” del partito. Del resto, i socialisti del DSA o degli altri gruppi di sinistra affini partecipano alla luce del sole alle primarie DEM con l’obiettivo di diventare parte integrante del partito Democratico. Ossia una componente rilevante che condiziona il partito su una linea antisemita, e filo social-comunista.
Un tempo c’era solo il senatore socialista del Vermont Bernie Sanders che si presentava come Indipendente e, una volta eletto, si iscriveva al gruppo dei Democratici e faceva squadra con loro. Poi negli ultimi anni Ocasio-Cortez è risultata vincente alle primarie dei DEM, in un distretto ultra sicuro liberal dei Queens, a New York, battendo un deputato Democratico in carica, Joe Crowley e sulla scia della Ocasio-Cortez altri socialisti del DSA hanno vinto le primarie nei loro distretti e hanno poi conquistato il posto di deputati. Ed essere socialisti e anti Israele è una loro identità rivendicata, ed espressa con orgoglio. Attualmente ce ne sono otto, che fanno parte della Squad, la Squadra, fondata e chiamata così da Ocasio-Cortez. Gli altri sette sono Ilhan Omar, del Minnesota; Ayanna Pressley, del Massachusetts; Rashida Tlaib, del Michigan; Jamaal Bowman, di New York; Cori Bush, del Missouri; Greg Casar, del Texas; Summer Lee, della Pennsylvania.
Questa è la formazione attuale dell’antisemitismo esplicito nella sfera politica rappresentativa americana, interamente basato sul fronte Democratico e, per adesso, propagandato da questi soggetti che non fanno mistero delle loro posizioni. Mentre il sangue correva nei giorni scorsi, non hanno condannato Hamas e hanno versato lacrime non per gli ebrei ma, preventivamente, per i palestinesi.
La loro agenda anti Israele è radicata, e lo è stata prima dell’attacco indicibile. Alla Camera, lo scorso settembre, la Squadra si era opposta a rifornire Israele di nuove batterie di difesa antiaerea, il cosiddetto Dome, lo Scudo Antirazzi. Adesso i DSA e compagnia liberal sono già impegnati a chiedere il “cessate il fuoco”, prima ancora che Israele possa condurre l’unica azione che potrà davvero proteggere Israele e liberare i palestinesi dal vero giogo: distruggere Hamas.
L’antisemitismo, purtroppo, non alberga solo nelle file dei politici Democratici. La reazione nelle università alla giornata del massacro è stata anche peggio. Non ci sono solo le manifestazioni degli studenti di sinistra, che da anni propugnano il movimento anti Israele del BDS (Boycott, Divestment, Sanctions; ossia Boicotta Israele, Disinvesti dalle sue società, Sanzionalo come Stato) e che impediscono di parlare con la violenza a chi è invitato a qualche convegno pubblico da organizzazioni che non sposano le loro idee. Ci sono anche i rettori, i presidenti e gli amministratori. Per paura di passare per filo Israele, o per convinzione ideologica, o hanno taciuto, senza stigmatizzare o condannare Hamas, o si sono nascosti dietro la vergognosa tesi che, come istituzioni in cui vige la libertà di esprimersi, non possono dire che cosa pensano loro sui fatti politici internazionali, ma lasciano agli studenti e ai docenti la libertà di farlo.
Gli esempi si sprecano, dalla Columbia ad Harvard a quasi tutte le università. Citiamo uno per tutti: Michael H. Schill, presidente della Northwestern University, in un messaggio “alla senior leadership” ha sostenuto di essere personalmente “disgustato da quanto fatto da Hamas”, ma ha aggiunto che, “se dico queste cose pubblicamente questa sarebbe la posizione del presidente della Università… Noi celebriamo la libera espressione, la diversità delle persone e dei punti di vista… Se io parlassi sarebbe come se io rimpiazzassi la loro propria libertà di parola”. Questo è già male di per sé: un silenzio che significa copertura dell’antisemitismo. Ma diventa osceno se si legge quanto ha scritto, in “un messaggio alla comunità del campus”, ossia a tutti, quando lo stesso Schill era presidente della Università dell’Oregon tre anni fa. Il 15 giugno 2020, pochi giorni dopo l’uccisione di George Floyd per mano di un poliziotto bianco, Schill scrisse: “La realtà del sistemico razzismo è nel tessuto della nostra società da generazioni… il razzismo nel nostro Paese uccide ancora Neri, Indigeni, Latinx e Asiatici…negando loro l’accesso alla salute, alla educazione, alla giustizia e alla prosperità economica…”
Secondo questo “campione” della libertà di parola, nel 2020 il comizio pubblico da presidente era legittimo per commentare la fine orribile di una persona e per rivendicare la mutua per la gente di colore. Oggi il nuovo Olocausto richiede “di rispettare il nostro ruolo nella società”, come ha scritto alla senior leadership, i dirigenti della sua università.
È attraverso questi comportamenti vili che l’antisemitismo fiorisce.
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