Guerra in Ucraina, svolta vicina? Perché i russi si sono ritirati da Kherson

Giorgia Bonamoneta

10 Novembre 2022 - 00:10

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Svolta nella guerra in Ucraina? Le truppe russe si ritirano da Kherson e si dispongono dall’altra parte del fiume Dnipro. Ecco le motivazioni dichiarate dal Cremlino.

Guerra in Ucraina, svolta vicina? Perché i russi si sono ritirati da Kherson

Il comandante delle truppe russe in Ucraina Sergei Surovikin e il ministro della Difesa Sergei Shoigu hanno annunciato il ritiro delle truppe dalla città di Kherson. La guerra in Ucraina è a un punto di svolta? Le truppe russe sono state riposizionate sulla sponda orientale del fiume Dnipro in seguito alla conferma della difficile difesa la città dalla controffensiva ucraina.

L’offensiva ucraina ha avuto diverse settimane di difficoltà, ma senza smettere mai di colpire. A partire da martedì sera le truppe ucraine hanno guadagnato terreno nella periferia settentrionale di Snigiryovka, a circa 50 km da Kherson e con il ritorno delle truppe Ucraina moltissimi civili, circa 80.000 filorussi, sono stati evacuati dalla regione.

Intorno alle prime ore del pomeriggio di oggi, mercoledì 9 novembre, i russi si sono ritirati sulla riva opposta del fiume Dnipro e nella ritirata cinque ponti sono stati fatti saltare in aria. Il ritiro è solo l’ennesimo tassello di una Mosca isterica ed esausta. Così è stato descritto l’atteggiamento della Russia alla ricerca di missili e droni per continuare la guerra dal consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak.

La ritirata da Kherson segna l’ennesima nuova fase della guerra secondo gli esperti. La ritirata o la riconquista di Kherson, a seconda dei punti di vista, rappresentano tanto una vittoria simbolica per gli ucraini, quanto l’inizio di un evidente problema di rifornimento delle truppe russe da parte del Cremlino. Le motivazioni della ritirata sono state date dallo stesso comandante delle truppe e dal ministro della Difesa russo e fanno riferimento proprio ai mancati rifornimenti e alla difficile gestione delle truppe sul territorio, ormai circondato.

Le truppe russe di ritirano da Kherson: cosa è successo

La settimana si è aperta con i due eserciti pronti a scontrarsi per il controllo della città di Kherson, ma ben presto le carte in tavola sono cambiate. L’abbandono di Kherson da parte russa, avvenuto nelle ultime, corrisponde all’abbandono del 10% della regione, ma come scrive Andrea Nicastro su Corriere della Sera, in questo 10% c’è il capoluogo e la città più a occidente occupata da Mosca. Kherson è una vittoria simbolica e strategica, poiché rappresentava un ingresso verso Odessa e la chiusura del Mar Nero per gli ucraini.

Sono 40.000 i soldati russi che dovranno ritirarsi nelle prossime ore e settimane, portandosi dietro tutti i mezzi e l’artiglieria schierata nella regione. Uno spostamento non facile considerando la condizione dei ponti, a cui si aggiungono i cinque distrutti nella giornata di oggi. “Il ritiro è sempre complicato. È impossibile lasciare le posizioni senza voltare le spalle al nemico”, ha spiegato il capo dei mercenari del gruppo Wagner Evgenij Prigozhin.

L’opinione pubblica e in particolare gli esperti russi più estremisti hanno lanciato critiche contro la decisione di far ritirare le truppe. C’è chi fa notare che Kherson è russa dal referendum di settembre e che lasciarla vuol dire cedere territori russi all’Ucraina. ‘La prossima sarà Mosca?’ domanda critico uno. Dalle alte schiere c’è soddisfazione per la decisione presa.

Perché i russi si sono ritirati? Nuova svolta nella guerra in Ucraina

Il ministro della Difesa russa dopo una lunga valutazione ha suggerito di spostare le truppe sulla riva destra del fiume Dnipro. In questa posizione che la Russia potrebbe trascorrere l’inverno, mentre in casa si iniziano a sentire le conseguenze della fuga all’estero di chi non vuole combattere in Ucraina, principalmente i giovani. Il comandante delle truppe russe in Ucraina Surovikin ha spiegato che non si trattava di una decisione semplice, ma “dobbiamo per prima cosa preservare le vite dei nostri soldati”.

Le parole di Surovikin provengono da un rapporto presentato al ministro della Difesa russo che, confermando le parole di del capo delle truppe, ha confermato il ritiro. Il ritiro delle truppe sull’altra sponda del fiume Dnipro può essere letta in diversi modi, ma è evidente che la retorica ottimista del Cremlino non è poi così resistente agli attacchi.

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