Guerra Siria-Turchia: cosa succede a Idlib?

Guerra Siria-Turchia: si aggrava la situazione a Idlib, nella regione nord-occidentale. Gli scontri tra l’esercito del regime di Assad e i ribelli sono ripresi con violenza. Il clima è incandescente tra Turchia e Russia, rivali in campo. Cosa sta succedendo?

Guerra Siria-Turchia: cosa succede a Idlib?

La guerra tra Siria e Turchia torna a farsi molto pericolosa e dal bilancio drammatico. Le ultime notizie raccontano di un’escalation pronta a esplodere a Idlib, governatorato nord-occidentale dello Stato siriano.

Proprio in questa fascia di terra ai confini turchi si sta consumando l’aspra battaglia tra i ribelli, che ancora detengono il controllo su poco più della metà della provincia di Idlib, e le forze militari di Assad, nel tentativo di riconquistare le roccaforti perse.

Nelle ultime ore la situazione sul campo si è aggravata: 5 soldati di Ankara sono rimasti uccisi e altri 5 sono stati feriti dai colpi di artiglieria provenienti dall’esercito governativo. La pressione di Assad e dell’alleato russo per la riconquista della provincia di Idlib è ai massimi livelli.

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Tra le giornate del 9 e del 10 febbraio, almeno 20 civili sono morti a seguito degli attacchi dell’esercito nazionale siriano e di Mosca, che sta sostenendo in modo massiccio il regime di Damasco. Di contro, Ankara già da giorni sta intensificando la presenza di truppe proprio nel territorio di Idlib, il centro dell’offensiva.

Il clima è incandescente tra le forze in campo, con Erdogan a difesa dei ribelli che minaccia l’entrata in campo diretta per combattere e Putin che continua ad appoggiare l’esercito di Assad.

In questo scenario, gli sfollati stanno aumentando sempre di più, ammassati al confine turco dove è ormai impossibile poterli gestire. Si profila, quindi, una nuova tragedia umanitaria, mentre il rischio dello scoppio della guerra tra Turchia e Siria appare davvero imminente a Idlib.

Guerra Siria-Turchia: sale la tensione a Idlib. Cosa sta succedendo?

Idlib continua a essere il centro nevralgico della Siria in queste ore concitate sul campo. Le forze in lotta, infatti, si stanno contendendo la regione nord-occidentale del Paese con conseguenze tragiche sui civili e, soprattutto, sulle potenziali - seppur fragili - prospettive per avviare un negoziato politico.

La tensione è salita in modo irreparabile quando sabato le forze del regime di Assad sono avanzate con determinazione per riprendersi la cittadina di Saraqib, situata nella provincia di Idlib e considerata di vitale importanza per il collegamento strategico tra Aleppo e il resto della nazione siriana. La conquista è arrivata dopo giorni di offensiva e, soprattutto, a seguito dell’inasprimento nei rapporti con la Turchia.

Erdogan aveva intensificato truppe e convogli militari nella regione nord-occidentale e minacciato di rispondere se i suoi posti di osservazione a Idlib, istituiti sotto la tregua del 2018, fossero stati attaccati.

La presa di Saraqib è stata letta come un affronto grave dai ribelli e dal loro sostenitore turco, che non ha esitato a scagliarsi contro la Russia, colpevole di appoggiare in modo incondizionato gli attacchi di Assad, senza minimamente rispettare la creazione della zona demilitarizzata nel territorio di Idlib.

Con Saraqib conquistata, inoltre, poco più della metà della provincia di Idlib è rimasta nelle mani dei ribelli, insieme a porzioni di territorio nelle vicine province di Aleppo e Latakia.

L’avanzata di Assad è reale e si è intensificata a partire dal dicembre scorso, prendendo di mira la roccaforte dei ribelli nella provincia di Idlib. La violenza e la rivalità tra le potenze turca e russa sono arrivate a livelli minacciosi all’inizio di febbraio.

Nello specifico, il giorno 3 l’esercito del regime ha ucciso 8 soldati turchi e un civile. Di risposta, Ankara ha ordinato raid aerei e inviato rinforzi militari. La debole cooperazione tra Turchia e Russia, primi attori nella scena siriana, sembra ormai persa.

C’è ancora spazio per la soluzione politica a Idlib?

Nonostante il clima da guerra in Siria, con Turchia e Russia ai ferri corti, funzionari di Stato russi e turchi si sono incontrati sabato 8 febbraio a Ankara, con l’intento di riportare urgentemente la tregua e di riavviare in modo proficuo negoziati politici.

Le prossime settimane saranno decisive e vedranno ulteriori vertici per continuare a discutere sullo status di Idlib, che stando agli accordi del 2018 doveva essere una zona cuscinetto di sicurezza, nella quale fermare ogni tipo di combattimento.

Per evitare l’espandersi della guerra tra Siria e Turchia, i colloqui sono fondamentali. Il rischio peggiore e più imminente è la crisi umanitaria dei profughi, ammassati ormai ai confini turchi. Ankara accoglie già circa 3,6 milioni di siriani. I circa 500.000 sfollati alla frontiera sono un’emergenza, pronta ad esplodere.

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