Guerra commerciale: quanto costerà davvero? Il prezzo (alto) della strategia Trump

Guerra commerciale: la strategia di Trump contro la Cina rischia di costare un prezzo alto per gli USA. Ma anche la potenza asiatica potrebbe perdere vantaggi economici.

Guerra commerciale: quanto costerà davvero? Il prezzo (alto) della strategia Trump

Tra i temi più affrontati da Donald Trump in quest’ultimo periodo del suo primo mandato di Presidente e in vista delle prossime Elezioni USA 2020, in primo piano c’è la guerra commerciale con la Cina.

Proprio nelle settimane scorse è stato ribadito il progetto di separare le due economie e avviare il cosiddetto disaccoppiamento, con la previsione ottimistica che gli Stati Uniti non avrebbero ripercussioni sul proprio Prodotto Interno Lordo.

Guerra commerciale alla Cina: a quale prezzo per gli USA?

Diversi grafici mostrano che la visione di Trump non faccia pienamente i conti con la realtà, dato che ad oggi Cina e Stati Uniti rappresentano ognuno per l’altro il maggior partner dal punto di vista commerciale.

Con la conseguenza che l’interruzione dei rapporti tra le due potenze porterebbe a entrambe gravi perdite. Infatti, come riportano le tabelle del Bureau of Economic Analysis, nonostante le tensioni sugli scambi del 2018, il commercio bilaterale ha raggiunto il valore di 636,8 miliardi di dollari tra beni e servizi.

È interessante osservare come la Cina esporti più beni di quanto facciano Stati Uniti, con questi ultimi che invece riescono ad avere un bilancio attivo nella vendita dei servizi al loro competitor internazionale.

Proprio a causa di questo squilibrio, Trump ha fatto inserire nell’accordo firmato nell’ultimo anno l’obbligo da parte della Repubblica Popolare di importare quantità maggiori di beni.

Il patto riguarda soprattutto i prodotti agricoli americani, con i voti degli esercenti nel settore che potrebbero essere fondamentali nella sfida contro Biden.

Cina-USA: due economie interdipendenti

A essere cresciuti non sono solamente gli affari di import-export. Anche la Supply Chain delle due nazioni è diventata sempre più interdipendente negli ultimi dieci anni.

In caso di disaccoppiamento, quindi, sia per la Cina che per gli USA diventerebbe molto complicato distribuire prodotti e servizi finiti a livello domestico e internazionale.

Infatti, per gli Stati Uniti nel 2015 il valore dei materiali reperiti all’estero è stato di 2,2 mila miliardi dollari e, come mostrato dai dati OCSE, la Cina ha ricoperto il ruolo di maggior contributore.

Nello stesso lasso di tempo, sempre secondo l’OCSE, gli input da parte dei fornitori stranieri alle aziende del dragone hanno avuto un valore di 1,4 mila miliardi di dollari, di cui la maggior quota è stata rappresentata dagli USA.

Calano le transazioni finanziarie

Attualmente gli unici affari che hanno visto una diminuzione a causa della crescita della contrapposizione politico-economica sono quelli riguardanti le transazioni finanziarie.

In questo settore si è notato soprattutto una riluttanza da parte delle compagnie di Pechino nell’acquisire asset statunitensi, mentre gli investimenti da parte degli azionisti americani si sono rivelati più resistenti.

Sarà quindi difficile per tutti e due i partner, almeno nel breve periodo, fare a meno l’uno dell’altro senza subire gravi ripercussioni economiche all’interno dei propri confini nazionali.

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