Guerra commerciale: Google, Facebook e Amazon possono rischiare?

La guerra commerciale USA-Cina può raggiungere la Silicon Valley: quali rischi per Google, Facebook e Amazon?

Guerra commerciale: Google, Facebook e Amazon possono rischiare?

Google, Facebook e Amazon potrebbero cadere nel vortice della guerra commerciale USA-Cina.
Lo pensano molti analisti, pronti a evidenziare una delle ultime mosse del Presidente Trump, che sta valutando di imporre tariffe sulle apparecchiature di rete di Pechino. Questo potrebbe significare guai per le società che acquistano componenti cinesi in ottica di cloud computing, come Google, Facebook e Amazon.

In più, anche i produttori di chip come Intel potrebbero trovarsi ad affrontare nuove tariffe. Le aziende statunitensi spesso inviano in Cina chip principalmente finiti per assemblaggio, collaudo e imballaggio. Tutte quelle compagnie potrebbero ora essere soggette a dazi nel momento in cui quei chip vengono rispediti nel Paese.

Finora quasi tutti i giganti del settore tech statunitense sono rimasti fuori dalla guerra commerciale. Ma la minaccia di tariffe che colpiscano prodotti tecnologici cinesi potrebbe spingere i vertici della Silicon Valley a esprimere tutte le loro preoccupazioni.

Google, Facebook e Amazon: quali rischi dalla guerra commerciale?

Daniel Ives di GBH Insights ha dichiarato che basta dare un occhio ai prodotti cinesi bersagliati dall’amministrazione Trump per rendersi conto che la minaccia alle società del settore diventa sempre più concreta.
Modem e router fanno infatti parte dell’elenco di beni cinesi del valore di 200 miliardi che potrebbero essere soggetti a tariffe del 10% negli Stati Uniti dopo il 30 agosto.

Secondo la società di ricerca Panjiva, la Cina rappresentava quasi la metà dei circa 23 miliardi di dollari di apparecchiature di Information Technology importate dagli Stati Uniti nei 12 mesi che hanno preceduto la data dello scorso aprile.
Le aziende avranno bisogno di trovare fornitori al di fuori di Pechino o far fronte a prezzi più alti. Alcuni fornitori potrebbero anche finire per trasferirsi dalla Cina in Vietnam o in Malesia secondo diversi analisti.

Ives ritiene che Amazon, Facebook e Google possano assorbire un temporaneo aumento dei costi, ma la preoccupazione maggiore potrebbe arrivare dall’interruzione di rifornimenti e i conseguenti ritardi che causerebbero.

L’Information Technology Industry Council, che rappresenta i principali utenti del settore informatico come Google, Facebook e Microsoft, ha lanciato l’allarme quando l’ultimo elenco di prodotti da bersagliare, contenente anche modem e router, è stato rilasciato dall’amministrazione Trump, a inizio settimana.

Secondo il gruppo, la decisione del Presidente Trump di imporre un numero sempre maggiore di tariffe “senza un obiettivo chiaro o l’intravedersi di una fine” costituisce una minaccia sia per i posti di lavoro degli Stati Uniti che per gli investimenti:

“Invitiamo il Presidente Trump a bloccare questa escalation inutile prima che altri consumatori e altri lavoratori ne paghino le conseguenze.”

Anche i produttori di chip degli States sono preoccupati. I dazi del 25% su circa 3 miliardi di dollari di semiconduttori, proposti a giugno, restano sempre sul tavolo.
La Semiconductor Industry Association, che rappresenta i maggiori chipmaker statunitensi come Intel e Qualcomm, ha definito le tariffe pianificate dalla Casa Bianca “controproducenti”, mentre in un report pubblicato nei giorni scorsi Fitch Ratings ha giudicato sia Intel che Texas Instruments vulnerabili alle tariffe, in quanto i loro prodotti vengono destinati in tutto il mondo.

L’agenzia ha notato che anche se i semiconduttori non sono nella lista delle tariffe cinesi al momento, potrebbero essere inclusi in futuro se la Cina dovesse optare per una linea più dura sulle importazioni tecnologiche. Intel potrebbe così trovarsi ad affrontare costi più elevati.

Nei mesi scorsi, i leader della Silicon Valley hanno criticato le politiche di Trump in materie di immigrazione e ambiente, ma nessuno si espresso in ottica commerciale.
L’unico a esporsi in questo senso è stato il CEO di Apple Tim Cook, che ha parlato di persona con il Presidente lo scorso aprile. Subito dopo l’incontro si è detto molto ottimista sul fatto che gli Stati Uniti non avrebbero intensificato la loro battaglia a colpi di dazi con altri Paesi.

Detto questo, un problema di base sembra effettivamente esserci con la Cina nel settore tech e in quello dell’Information Technology. In molti della Silicon Valley sostengono gli sforzi del governo per fermare il furto di proprietà intellettuale e aumentare l’accesso al mercato di Pechino per le società statunitensi, anche se non credono che i dazi rappresentino il modo migliore per modificare l’atteggiamento del Dragone.

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