Warren Buffett ha lasciato. Greg Abel ha preso in mano. E il primo portafoglio firmato da Abel racconta una storia che molti analisti non si aspettavano o preferivano non aspettarsi.
Non è la storia di un erede fedele che conserva il tempio. È la storia di un cambio di paradigma che avviene sotto traccia, senza annunci, attraverso i numeri freddi di un 13F depositato in silenzio.
Google triplicata. Amazon eliminata. Perché questo non è un dettaglio
Il movimento più pesante del trimestre non è una vendita è un acquisto. Berkshire ha più che triplicato la posizione in Alphabet, portandola a circa 58 milioni di azioni per un controvalore superiore ai 16 miliardi di dollari.
Tenetelo a mente: stiamo parlando di Berkshire Hathaway. La stessa Berkshire che per decenni aveva tenuto le big tech a distanza, giustificando la scelta con l’argomento classico della «comprensibilità del business». Buffett non investiva in ciò che non capiva fino in fondo. Abel, evidentemente, capisce Google e la vuole in portafoglio, in misura consistente.
Contemporaneamente, Amazon viene eliminata del tutto. Come Visa, Mastercard, UnitedHealth Group.
Non è un errore di bilanciamento. È una scelta strategica: Berkshire sta concentrando il capitale su meno idee, con convinzione più alta.
Delta Air Lines: il ritorno dove Buffett non tornerebbe mai
Nel 2020, Buffett uscì dal settore aereo con perdite significative e una frase lapidaria: il mondo era cambiato, le compagnie aeree non erano più il posto in cui stare.
Abel ci è rientrato. Ha aperto una posizione in Delta Air Lines da circa 2,5-3 miliardi di dollari.
Può sembrare un capriccio. Non lo è. Delta ha ricostruito una struttura di pricing robusta sul segmento premium e business travel. I margini sui biglietti in classe superiore reggono anche quando il ciclo economico rallenta. Abel sembra leggere Delta non come una compagnia aerea tradizionale, ma come un’infrastruttura per la mobilità ad alto reddito un posizionamento molto diverso da quello che Buffett aveva in mente nel 2016-2020.
Rimane comunque una scommessa più dinamica, più «tattica», di quelle a cui Berkshire ci aveva abituati. E questo dice molto sul nuovo approccio.
Le vendite sono la parte più istruttiva
Quando un gestore compra, può sbagliare settore. Quando vende in modo sistematico, racconta la sua visione del mondo.
Berkshire ha eliminato posizioni in aziende che sembravano solide, mature, coerenti con il DNA value classico: Visa, Mastercard, UnitedHealth. Ha ridotto Bank of America e Chevron in modo significativo.
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Il messaggio non è «queste aziende sono cattive». Il messaggio è: il capitale viene riorganizzato attorno a un numero più piccolo di idee ad alta convinzione, con meno dispersione.
È un portafoglio che si assottiglia per diventare più preciso.
Il nucleo non si tocca
Apple resta la posizione principale, con circa il 22% del portafoglio azionario. Coca-Cola e American Express non vengono toccate. La liquidità rimane enorme decine di miliardi in Treasury, una riserva che Buffett ha costruito in anni e che Abel non ha alcuna intenzione di bruciare in fretta.
Questo è l’equilibrio che rende il momento interessante: non si tratta di una rottura, ma di un’evoluzione. Il Buffettismo classico qualità del business, moat competitivo, gestione del rischio non viene abbandonato. Viene aggiornato.
Il linguaggio è lo stesso. La grammatica cambia.
Cosa guardare nei prossimi trimestri
La vera domanda non è cosa ha comprato Berkshire nel Q1 2026. È se questo pattern continuerà.
Se Abel aumenterà ancora l’esposizione tecnologica, se entrerà su altri titoli ciclici premium, se la liquidità verrà impiegata in modo più aggressivo avremo la conferma di un cambio strutturale. Se invece il portafoglio si stabilizza intorno a questi nuovi pesi, sarà stata solo una fase di ribilanciamento post-successione.
Per ora, i segnali puntano nella prima direzione.
Berkshire non è più solo la macchina del value investing classico. Sta diventando qualcosa di più difficile da etichettare. E forse, per un investitore attento, è proprio questo il dato più rilevante da tenere d’occhio.