La Gran Bretagna ha firmato un importante accordo commerciale da 5 miliardi di dollari con gli stati del Golfo, è una nuova era commerciale.
Le autorità britanniche hanno raggiunto un favorevole accordo commerciale con il Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). Un’intesa che vale ben 5 miliardi di dollari che garantisce alla Gran Bretagna tutta la sicurezza e la stabilità che le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno profondamente minato, al contempo rilanciando la posizione del Golfo nel commercio internazionale.
La guerra in Iran sta infatti mettendo a dura prova le forniture energetiche e alimentari, e non solo, spingendo l’acceleratore nel processo di compromesso tra le potenze, raggiungendo rapidamente un patto storico. È a tutti gli effetti il primo accordo di questo genere tra Consiglio di cooperazione del Golfo e un Paese del G7, con tutte le carte in regola per innalzare ulteriormente il ruolo degli Stati coinvolti nello scenario commerciale globale.
I rappresentanti sono di fatto tutti estremamente soddisfatti dall’intesa raggiunta, che provvederà rapidamente a generare grosse crescite nell’economia della Gran Bretagna, ma anche dei Paesi del Ccg.
Gran Bretagna e Stati del Golfo in un’intesa storica
Come annunciato direttamente dal governo britannico l’accordo raggiunto con il Consiglio di cooperazione del Golfo ha un valore commerciale di quasi 5 miliardi di dollari, per la precisione 3,7 miliardi di sterline britanniche. Secondo il ministro del Commercio Peter Kyle, in particolare, si tratta di un importante “segnale di fiducia” in un contesto tanto instabile e frammentato quanto quello attuale, oltre che un passaggio essenziale per garantire alle imprese uno scenario relativamente sicuro in cui muoversi e pianificare le operazioni future.
Anche il segretario generale del Ccg, Jasem Mohamed Albudaiwi, si è definito entusiasta per l’accordo raggiunto con Londra, giudicandolo un tassello fondamentale nella strategia di crescita della regione. Gli Stati del Golfo stanno infatti lavorando duramente e incessantemente per diversificare le entrate economiche, soprattutto facendo attenzione agli idrocarburi, ed espandersi in modo sostenibile nel commercio globale, investendo in maniera massiccia in logistica, infrastrutture e alta tecnologia.
Con l’appoggio britannico viene quindi a crearsi una situazione molto favorevole per tutte le potenze coinvolte, ma assai competitiva per il resto del mondo e soprattutto per i Paesi del Medio Oriente che non fanno parte del Ccg da un lato e per l’Unione europea dall’altro. Con il nuovo patto, infatti, la Gran Bretagna pone chiaramente le basi della sua nuova strategia commerciale internazionale dopo la Brexit, il cui sguardo è ovviamente puntato altrove rispetto all’Europa.
Un accordo da 5 miliardi di dollari
L’accordo tra i Paesi aderenti al Ccg, vale a dire Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e la Gran Bretagna è sostanzialmente relativo alla cooperazione commerciale attraverso la progressiva liberalizzazione degli scambi. Nel dettaglio, i Paesi del Golfo coinvolti elimineranno il 93% dei dazi applicati normalmente sulle importazioni provenienti dal Regno Unito, generando così a quest’ultimo un risparmio annuale di almeno 670 milioni di euro.
Per i settori dei prodotti alimentari, soprattutto caseari, le apparecchiature mediche e i prodotti manifatturieri in generale il beneficio sarà evidente da subito, come pure per i servizi di consulenza legale, finanziaria e similare, che sono tra gli apporti più consistenti del Regno Unito nel Golfo. Nel complesso, comunque, tutto il commercio tra le due regioni sarà ampiamente valorizzato e inevitabilmente aumenterà anche.
Ad oggi si parla di scambi bilaterali che ammontano a circa 66 miliardi di euro ogni anno, destinati ad aumentare del 20% secondo gli analisti, convinti che l’intesa aprirà a nuove collaborazioni e rotte commerciali. L’eliminazione dei dazi, che comincerà contestualmente all’entrata in vigore, favorirà inevitabilmente l’aumento delle importazioni da parte del Golfo e così l’offerta da parte del Regno Unito, rafforzando i rapporti diplomatici e diversificando massicciamente l’economia, il tutto senza modificare le normative nazionali.
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