Addio Yankee, l’Africa guarda a Russia e Cina

Roberto Vivaldelli

30/04/2024

L’influenza degli Stati Uniti in Africa si sta riducendo: via dal Niger e dal Ciad, i soldati americani tornano a casa. Avanzano Russia e Cina.

Addio Yankee, l’Africa guarda a Russia e Cina

Da quando s’è insediata, l’amministrazione Biden ha voluto dare un peso rilevante alle relazioni degli Stati Uniti con l’Africa. Nel novembre 2021, il Segretario di Stato Antony Blinken ha infatti affermato che «l’Africa plasmerà il futuro, e non solo il futuro del popolo africano, ma del mondo». Nell’agosto 2022, l’amministrazione Biden ha pubblicato la strategia Usa verso l’Africa Sub-sahariana, documento nel quale la Casa Bianca si impegna a «elevare il partenariato USA-Africa» al fine di «collaborare con i nostri partner africani» per coinvolgerli nelle più importanti sfide globali, oltre che "nelle questioni che hanno un impatto sulla loro sicurezza e sul loro sviluppo.

Condivideremo le nostre priorità, discuteremo le loro agende e identificheremo gli interessi reciproci. Amplieremo la nostra visione e le nostre aspettative per gli impegni ad alto livello, considerando gli incontri con le controparti africane come opportunità per ottenere risultati favorevoli agli interessi statunitensi, regionali e globali" riporta ancora l’ambizioso documento dell’amministrazione Usa. Nonostante questo, l’influenza degli Stati Uniti in Africa è in calo.

Americani via da Niger e Ciad

Innanzitutto, la presenza militare degli Stati Uniti nel continente africano è sempre più sgradita. Come riporta Responsible Statecraft, nei giorni scorsi il Dipartimento di Stato ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero presto iniziato “un ritiro ordinato e responsabile” degli oltre 1.000 militari statunitensi attualmente dispiegati in Niger. Il Vicesegretario di Stato, Kurt Campbell, ha infatti accolto la richiesta delle autorità di Niamey nel corso di un incontro a Washington con il primo ministro Ali Mahamane Lamine Zeine, al potere dopo il colpo di Stato dello scorso luglio. Appena 24 ore dopo, il Pentagono ha annunciato il ritiro dei 75 membri delle forze speciali dell’esercito vicino Ciad, nell’incertezza sulla possibilità che l’accordo sullo status delle forze di Washington possa continuare o essere rinegoziato.

In Niger, dopo il colpo do stato, lo scorso marzo la giunta militare annunciò la fine degli accordi che permettevano agli Stati Uniti di impiegare personale militare e civile nel Paese. Secondo Foreign Policy, negli ultimi dieci anni, Washington ha speso quasi 1 miliardo di dollari in Niger, contribuendo a fornire una vasta gamma di aiuti per fornire acqua pulita e assistenza sanitaria; contrastare gli effetti del cambiamento climatico; e addestrare ed equipaggiare un esercito assediato contro la più alta concentrazione di attacchi jihadisti al mondo. Ma il denaro vale poco senza un’azione politica e diplomatica incisiva. Cosa che è mancata agli Usa sin dalla fine della Guerra Fredda. Tant’è che in Africa si è diffusa la convinzione - non a torto - che Washington utilizzi istituzioni internazionali come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale per promuovere i propri interessi, imponendo condizioni molto dure ai Paesi africani. Per tale motivo questi guardano con maggiore simpatia alle due grandi potenze rivali degli Usa, Russia e Cina.

La Cina ha superato gli Usa in Africa

La Cina, ad esempio, è il principale partner commerciale bilaterale dell’Africa, e ha raggiunto i 254 miliardi di dollari di interscambio nel 2021, superando quello tra Stati Uniti e Africa. Inoltre, la Cina è il più grande fornitore di investimenti diretti esteri, e sostiene centinaia di migliaia di posti di lavoro africani. Si tratta di circa il doppio del livello degli investimenti diretti esteri statunitensi. Anche l’influenza - politica, commerciale e militare - della Russia di Vladimir Putin in Africa è drasticamente cresciuta nel corso dell’ultimo decennio. I funzionari statunitensi affermano che gli sforzi della Russia sono volti a sviluppare un ordine mondiale «multipolare», e il suo dispiegamento di disinformazione e l’uso di mercenari hanno minato la stabilità democratica e alimentato i conflitti nel continente.

Secondo un’analisi del Council of Foreign Relations, Mosca persegue una combinazione di interessi militari, diplomatici ed economici in Africa. Dal punto di vista militare, la Russia si concentra soprattutto sul commercio di armi, ma sta cercando di espandere anche le sue basi militari nel Continente. Un chiaro segnale del crescente multipolarismo che sta investendo il continente africano e che presto riguarderà tutto il mondo.

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