Gli OAT fanno più paura dei BTP. Per El-Erian meglio Italia che Francia

Laura Naka Antonelli

04/09/2026

L’analisi anche del Financial Times, che lascia intendere che la Francia sia ormai la nuova Italia. Ma che a un certo punto sembra dare ragione alla strategia di Meloni.

Gli OAT fanno più paura dei BTP. Per El-Erian meglio Italia che Francia

È da un bel po’ di tempo che gli investitori sono tornati a considerare gli OAT Titoli di Stato più rischiosi dei BTP.

Il messaggio dell’Italia considerata più sicura della Francia arriva direttamente dal trend dei rendimenti, con quelli decennali francesi che viaggiano da diverso tempo al di sopra di quelli dei BTP: oggi al 4,21%, rispetto al 4,17% dei rendimenti dei titoli italiani. E a dire che ormai “Roma rassicura più di Parigi” è lo stesso ex CEO di Pimco Mohamed El-Erian, in un’intervista al quotidiano La Stampa.

BTP e OAT, la frase del Financial Times e di El-Erian: Roma rassicura più di Parigi

Lo spread BTP-OAT o anche spread Italia-Francia è dunque di nuovo negativo, il che significa che, per i mercati, Roma è più sicura di Parigi. E l’articolo del Financial Times “France’s debt crisis-in-waiting” lo ha fatto notare chiaramente, scrivendo che “i mercati stanno trattando la Francia un po’ più come l’Italia”.

Non proprio un complimento per l’Italia, visto il riferimento agli attacchi ripetuti che, in passato, i bond vigilantes hanno lanciato contro i suoi BTP.

A esprimere preoccupazione per la Francia è stato anche Mohamed El-Erian che, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha detto che “Roma rassicura più di Parigi”, rimarcando poi il concetto ai microfoni della CNBC: “Un tempo ci si sarebbe preoccupati dell’Italia. Oggi l’Italia scambia a livelli più favorevoli rispetto alla Francia, e l’attenzione è concentrata su uno dei due Paesi core dell’Eurozona, non alla sua periferia”, ha fatto notare l’investitore, considerando “affascinante vedere quanto siano cambiate le cose, rispetto a quello a cui eravamo abituati in passato”.

BTP e OAT sotto il fuoco dei sell off, ma per i mercati la Francia è più rischiosa

Va detto che anche i BTP non stanno certo vivendo un periodo positivo. Tutt’altro, visto che così come altri Titoli di Stato di tutto il mondo, in primis i Treasury, i Gilt britannici e i JGB (bond sovrani del Giappone), i bond sovrani italiani sono finiti nelle ultime settimane nel mirino di forti sell off, scontando la prospettiva di una nuova accelerazione dell’inflazione - sulla scia dei nuovi balzi dei prezzi del petrolio - e dunque di nuovi rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, soprattutto da parte della BCE e della Fed.

Hanno fatto notizia così negli ultimi giorni le ripetute impennate degli yield italiani, con quelli dei BTP a 10 anni che hanno sfondato anche la soglia del 4,20%, confermando il timore per l’esito delle prossime aste di BTP e BOT in arrivo nel mese di settembre.

Il MEF potrebbe infatti essere costretto, nella situazione attuale, a emettere Titoli a rendimenti ancora più alti, esercitando così una pressione rialzista sul costo del servizio del debito dell’Italia. Leggi Titoli di Stato, tutti i BTP e i BOT in arrivo a settembre. Il segnale preoccupante che arriva dal mercato.

Detto questo, la Francia fa innegabilmente più paura dell’Italia.

Mentre sui BTP la view di alcuni analisti rimane infatti tutto sommato positiva, tanto che alcuni gestori continuano a ritenerli interessanti, gli OAT sono spesso oggetto di giudizi negativi, a conferma delle preoccupazioni per i conti pubblici della Francia, che non sono mai rientrati.

Spread Italia-Francia negativo, il confronto tra Italia e Francia su deficit e debito

Lo stesso valore negativo dello spread BTP-OAT non è una vera e propria novità, visto che il differenziale è sceso al di sotto dello zero in diverse occasioni negli ultimi anni, a causa delle continue crisi e cadute dei governi francesi e alla paura per il deficit e per la crescita del PIL del Paese.

Già nel 2025, il rapporto deficit-PIL della Francia è salito al 5,1%, ben oltre la soglia massima del 3% consentita da Bruxelles, e ben oltre il 3,1% dell’Italia (entrambe le economie rimangono sotto la procedura di infrazione UE per deficit eccessivo).

Il rapporto debito-PIL di Parigi ha sorpassato il 115%, proiettandosi a raggiungere cifre più alte. A luglio l’FMI ha annunciato infatti che il debito francese salirà al 118,5% del PIL nel 2026, per superare la soglia del 120% nel 2027, e rimanere al di sopra di quel livello fino al 2030.

Certo, il debito-PIL rimane una croce anche per l’Italia, dal momento che, anche in questo caso, l’FMI prevede una traiettoria rialzista, dal 137,1% del 2025 fino alla forchetta stimata tra il 138,3% e il 138,8% del PIL negli anni 2026-2027. Il debito pubblico dell’Italia dovrebbe tuttavia iniziare a scendere a partire dal 2028.

Va chiarito allo stesso tempo che, se i BTP hanno battuto diverse volte - e tuttora battono - gli OAT, il sorpasso vero di cui si parla ormai da anni è quello dei Titoli di Stato della Grecia, che da tempo vengono considerati più sicuri sia di quelli italiani che francesi.

Anche in questo caso la prova del nove arriva dai rendimenti (per la relazione inversamente proporzionale che esiste tra prezzi dei bond e rendimenti): i rendimenti decennali greci, al 4,02%, sono più bassi del 4,17% (di oggi, venerdì 4 settembre) dei BTP e del 4,21% degli OAT.

L’FT: non fingiamo che i BTP italiani siano diventati un bene rifugio

Tornando ai problemi della Francia, il Financial Times ha fatto notare che, nel mese di agosto, il rendimento del BTP italiano a 30 anni è stato in media di 0,01 punti percentuali inferiore a quello dell’OAT francese di pari scadenza, così chiarendo:

“Non fingiamo che questo significhi che i BTP italiani siano diventati un bene rifugio: il peso del debito italiano resta superiore a quello francese. Ma il dato suggerisce che gli investitori stanno rivalutando il rischio politico francese, in vista di un bilancio atteso a ottobre e delle elezioni presidenziali della prossima primavera”.

Rendimenti OAT, il riferimento dell’FT al Whatever It Takes di Mario Draghi

Il quotidiano della City ha precisato che “la posizione fiscale della Francia non è certo un problema nuovo”, visto che il Paese ha presentato conti pubblici in difficoltà praticamente quasi ogni anno dalla nascita dell’euro, violando la regola sul deficit dell’Unione monetaria più di 20 volte, a fronte di un rapporto debito/PIL è rimasto costantemente al di sopra del limite a partire dal 2003.

Ma oggi, ha continuato il Financial Times riferendosi al balzo degli yield, i rendimenti francesi sono simili a quelli registrati durante la crisi del debito sovrano dell’euro del 2009-2012 (anche se lo stesso vale, in generale, per quasi tutti gli altri Paesi dell’Eurozona).

Inoltre, il vero problema è secondo l’FT il movimento dello spread OAT-Bund, ovvero la differenza tra il rendimento dei titoli francesi e tedeschi.

“Il rendimento dell’OAT francese a 10 anni è di circa 0,87 punti percentuali superiore a quello dei Bund tedeschi, vale a dire circa 0,4 punti percentuali in più rispetto alla media registrata dal discorso con cui Mario Draghi dichiarò nel 2012 di essere pronto a fare «whatever it takes» per salvare l’euro. Per dirla in termini ancora più tecnici, lo spread attuale si colloca nel 99,8° percentile degli spread registrati dal discorso di Draghi: significa che, da allora, è stato molto raramente così ampio”.

Fuga investitori esteri dalla Francia.l L’FT dà implicitamente ragione alla strategia di Giorgia Meloni?

Altro elemento di vulnerabilità sarebbe secondo l’FT la base degli investitori in OAT, rappresentata per più del 60% dagli investitori esteri, rispetto a circa 1/3 del debito italiano:

“Questi investitori potrebbero essere più propensi a fuggire dal mercato ”, avverte il quotidiano, citando il commento di Larissa de Barros Fritz di ABN Amro, che stima che circa il 35% dei detentori di OAT sia sensibile ai prezzi.

Ciò significa che non sarebbe necessario neanche un grande sell-off per mettere sotto ulteriore pressione i titoli francesi: “Una riduzione anche modesta della domanda da parte degli acquirenti marginali potrebbe già esercitare una pressione al rialzo sui rendimenti”.

Il dubbio a questo punto sorge spontaneo, nel leggere l’articolo dell’FT. Nel temere una fuga degli investitori esteri dagli OAT, per caso l’FT sta dando implicitamente ragione alla strategia del governo Meloni, condensata nella frase proferita dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni “Più Titoli di Stato nelle mani degli italiani”, che ha preso corpo con le emissioni dei BTP Valore, con la variante dei BTP Più e dei BTP Italia Sì?

I BTP di certo non sono un bene rifugio, ma anche El-Erian fa notare come il vero problema, oggi, sul mercato dei Titoli di Stato dell’area euro, non si chiami più Roma. Bensì Parigi, dunque la Francia, ormai ex Paese virtuoso sui conti pubblici dell’Europa.