Gli investimenti globali vanno verso gli Stati Uniti? I dati dicono altro

Redazione Money Premium

30 Gennaio 2025 - 06:40

Un recente sondaggio di Bank of America ha rivelato che i fondi globali hanno registrato la seconda più alta allocazione verso azioni europee degli ultimi 25 anni.

Gli investimenti globali vanno verso gli Stati Uniti? I dati dicono altro

Negli ultimi anni, il mercato statunitense ha attirato una quota impressionante di investimenti globali, alimentando un’inarrestabile forza del dollaro e preoccupazioni sulla sostenibilità di tale polarizzazione.

Tuttavia, secondo diversi esperti, non sarebbe necessario uno shock negli Stati Uniti per vedere un cambiamento significativo.

Potrebbe bastare un lieve miglioramento dell’ottimismo economico in Europa per riequilibrare il panorama degli investimenti globali.

Attualmente, gli Stati Uniti si distinguono per una crescita economica robusta, investimenti tecnologici in crescita e un continuo aumento della produttività. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e la promessa di una nuova ondata di deregolamentazioni, le attrattive per gli investitori globali restano elevate. Inoltre, i mercati statunitensi godono di una maggiore liquidità rispetto ai loro omologhi esteri, e gli indici globali continuano a essere dominati da titoli americani. Ad esempio, le azioni statunitensi rappresentano attualmente due terzi del paniere azionario globale MSCI All Country.

Tuttavia, non si tratta solo di attrazione. Il sentiment economico negativo che circonda l’Europa gioca un ruolo cruciale. Le politiche protezionistiche di Trump, incluse le minacce di guerre commerciali e l’agenda «America First», contribuiscono a mantenere fosco l’orizzonte economico oltre l’Atlantico.

Secondo i dati più recenti, il deficit della posizione patrimoniale netta internazionale (NIIP) degli Stati Uniti è esploso, raggiungendo un record di 23,6 trilioni di dollari nel terzo trimestre del 2024. Ciò significa che i titoli americani detenuti da investitori stranieri superano di gran lunga il valore degli investimenti americani all’estero. Questo gap è pari al 90% del PIL statunitense per l’intero 2024.

Tra i principali investitori che alimentano questo squilibrio troviamo le economie ricche, in primis Germania, che ha superato il Giappone diventando il più grande investitore netto al mondo. La sua posizione patrimoniale netta internazionale è aumentata a oltre 3 trilioni di dollari, pari a più del 70% del suo PIL, con un incremento vertiginoso rispetto a un decennio fa.

Anche altre economie europee come Svizzera e Svezia stanno registrando surplus significativi, dimostrando che gran parte dei flussi verso gli Stati Uniti proviene proprio dall’Europa. Tuttavia, questa tendenza potrebbe cambiare.

Alcuni segnali recenti suggeriscono un possibile riequilibrio. Gli indici azionari della zona euro, ad esempio, hanno sovraperformato quelli statunitensi nei primi mesi del 2025, con una crescita doppia in termini di dollari. Inoltre, un recente sondaggio di Bank of America ha rivelato che i fondi globali hanno registrato la seconda più alta allocazione verso azioni europee degli ultimi 25 anni.

Questa inversione potrebbe non essere solo un fenomeno temporaneo. Ironia della sorte, Trump potrebbe giocare un ruolo chiave: un successo diplomatico nella guerra in Ucraina o un allentamento delle tariffe sui beni europei potrebbero migliorare notevolmente il sentiment economico nel Vecchio Continente.

Inoltre, le prossime elezioni in Germania potrebbero rappresentare un punto di svolta, specialmente se emergeranno segnali di revisione delle rigide politiche di austerità tedesche.

L’entità del deficit patrimoniale statunitense solleva interrogativi sulla sua sostenibilità a lungo termine. Come sottolineato Societe Generale, è difficile immaginare un riequilibrio del NIIP senza un forte impatto sui mercati globali.

Tuttavia, una maggiore fiducia nelle prospettive europee potrebbe spingere gli investitori a riequilibrare i loro portafogli, riducendo la dipendenza dai mercati statunitensi. Con valutazioni estremamente alte negli Stati Uniti, anche un lieve cambiamento nel sentiment potrebbe scatenare flussi significativi verso altre aree, in particolare l’Europa.