La Germania prende esempio dall’Italia. Certificato di malattia obbligatorio dal primo giorno

Ilena D’Errico

3 Luglio 2026 - 20:32

In Germania i lavoratori fanno molte assenze per malattia secondo l’Ocse, così Berlino punta al modello italiano. Regole più severe e certificato dal primo giorno. Ma funzionerà?

La Germania prende esempio dall’Italia. Certificato di malattia obbligatorio dal primo giorno

In Germania stanno cambiando le regole sulle assenze dal lavoro per malattia, con la riforma a cui sta lavorando il cancelliere Merz con il suo esecutivo. Tra le novità in cantiere c’è il certificato di malattia obbligatorio dal primo giorno, proprio come in Italia è già previsto da tempo. Non è un’esagerazione pensare che Berlino stia prendendo esempio dal Belpaese, visti i problemi che sta affrontando.

I dati raccolti dall’Ocse sembrano descrivere un quadro molto chiaro, per quanto sorprendente: i lavoratori tedeschi si assentano dal lavoro molto più spesso degli italiani, che invece sono tra i più virtuosi d’Europa. Sembra quindi che sia arrivato il momento di abbandonare i luoghi comuni, anche perché l’assenteismo in Germania si sta ripercuotendo sull’economia del Paese secondo l’opinione del governo.

La Germania prende esempio dall’Italia

L’Ocse ha evidenziato che i dipendenti tedeschi si assentano per malattia in media 3,5 settimane l’anno, gli italiani soltanto 0,6. Un divario tanto elevato è dovuto a un insieme di fattori diversi, ma non si può negare che l’impianto normativo faccia la sua parte. In Italia le regole sulle assenze per malattia dal lavoro sono piuttosto rigide, anche se perfettibili. Per giustificare l’assenza e ricevere l’indennità il lavoratore italiano deve tempestivamente avvertire il datore di lavoro ed essere visitato dal medico nel giorno stesso, visto che non sono ammessi certificati retroattivi, se non in un’unica eccezione. Nel dettaglio, è possibile quando il lavoratore ha chiesto una visita domiciliare in un giorno feriale dopo le ore 10:00 e il medico l’ha effettivamente svolta il giorno dopo, sempre che le condizioni di salute del dipendente siano compatibili con le dichiarazioni. La richiesta tardiva della visita deve inoltre essere debitamente motivata.

Il certificato medico viene poi trasmesso telematicamente entro 24 ore all’Inps, che a sua volta certifica l’assenza al datore di lavoro. Soltanto nell’ipotesi in cui sia oggettivamente impossibile l’invio telematico il dipendente è tenuto a inviare il certificato cartaceo sia al datore di lavoro che all’Inps entro 48 ore o nel tempo più breve previsto dal contratto collettivo. Nella quasi totalità dei casi, quindi, tutto ruota intorno al primo giorno di malattia.

Come anticipato, le regole tedesche sono invece molto più permissive, almeno finora. La normativa nazionale obbliga infatti alla presentazione del certificato medico di malattia soltanto a partire dal quarto giorno di assenza, consentendo quindi la certificazione retroattiva di ben 3 giorni. I contratti possono prevedere limiti più stringenti e infatti si stima che circa il 40% dei datori di lavoro in Germania chiede il rispetto di limiti inferiori, ma secondo l’esecutivo Merz non è abbastanza. Ecco perché viene proposta una riforma radicale molto divisiva, nel tentativo di limitare le assenze per malattia.

Certificato di malattia obbligatorio dal primo giorno e niente malattia per telefono

La riforma proposta dal cancelliere Merz vuole obbligare a certificare la malattia fin dal primo giorno di assenza per la generalità dei lavoratori, limitando i certificati retroattivi a casi circostanziati. Di pari passo, sarà abolito anche il cosiddetto certificato per telefono, introdotto durante la pandemia per ragioni sanitarie e rimasto in vigore finora. In pratica, i pazienti noti allo studio medico possono comunicare il proprio stato di salute al dottore per telefono, se non si tratta di sintomi insoliti o particolarmente gravi, e ottenere così fino a 5 giorni di malattia. In entrambi i casi, la legge impone tanto al medico quanto al lavoratore di agire con correttezza e buona fede, ma le nuove regole al vaglio dell’esecutivo tedesco sembrano suggerire che ci siano invece delle storture.

C’è solo da sperare che la correlazione causa-effetto sia stata valutata davvero correttamente. Se venisse fuori che la popolazione tedesca è particolarmente cagionevole o addirittura che gli ambienti di lavoro sono insalubri non cambierebbe nulla controllare più accuratamente chi si dichiara malato. Non è quanto suggerito dai dati, ma anche questa attenzione alla certificazione delle malattie rischia di rivelarsi un’estremizzazione. Non si tratta soltanto di salute: la media complessiva di ore lavorate in Germania è sotto la media, anche per la diffusione del part-time e per la quantità di personale.

Da anni il modello tedesco si distingue in Europa, mantenendo però tassi di produttività sempre invidiabili e una prosperità economica ben superiore alla media. Appare quantomeno rischioso, in questo contesto, attribuire tanta responsabilità alla malattia dei dipendenti per la crisi industriale di Berlino. L’Ocse stesso ha ribadito più volte che il confronto tra Paesi diversi è falsato, viste le differenze nella composizione del mercato del lavoro. Di certo le ore di assenza per malattia non giocano in favore dei lavoratori tedeschi, ma con la riforma si vedrà presto se è davvero un problema di etica.

Nel frattempo, bisogna fare attenzione a non scatenare l’effetto opposto a quello sperato, un rischio inevitabile quando si vuole passare da un sistema costruito sulla fiducia al rigido controllo. Di fatto, in Italia le assenze per malattia sono poche e il controllo è stringente, ma ci sono altri problemi che incidono sulla crescita economica del Paese, a partire dal tasso occupazionale.