La Germania boicotta l’Italia anche sul fondo sovrano Ue: quanto ci costa uno stop a un nuovo Recovery

Stefano Rizzuti

1 Febbraio 2023 - 16:08

La Commissione Ue ha annunciato un piano di sostegno per l’industria green in risposta agli Usa, ma la Germania non vuole un nuovo fondo sovrano: a rimetterci sarà l’Italia?

La Germania boicotta l’Italia anche sul fondo sovrano Ue: quanto ci costa uno stop a un nuovo Recovery

La risposta europea al piano statunitense Ira per ridurre l’inflazione ci sarà. La Commissione Ue punta a un piano di sostegno per l’industria green per replicare ai sussidi Usa da 369 miliardi di euro. E il piano sarà diviso in due parti: una prima fase con l’allentamento delle regole per gli aiuti di Stato e poi un fondo sovrano.

E qua si apre la prima - e non di poco conto - frattura in Ue. Sugli aiuti di Stato trovare un equilibrio che eviti un’eccessiva frammentazione del mercato e sul fondo sovrano trovare, semplicemente, un accordo. Che oggi sembra lontano. Soprattutto per l’opposizione della Germania (fiancheggiata dal tradizionale alleato olandese).

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha presentato la comunicazione approvata dall’esecutivo Ue in vista del Consiglio europeo del 9 e 10 febbraio: nel breve termine si punta sugli aiuti di Stato (ma in che forma per evitare il rischio frammentazione?) ed entro l’estate potrebbe invece arrivare un fondo sovrano. Il Green deal industrial plan comunitario, quindi, inizia a prendere forma. Quali sono i punti principali e perché la Germania rischia di mettere i bastoni tra le ruote all’Italia?

La proposta per il Green deal Ue

Il piano presentato da von der Leyen prevede aiuti di Stato nel breve termine e poi un fondo sovrano comune entro l’estate. Due pilastri su cui fondare la strategia europea per replicare ai fondi statunitensi. In un primo momento si punta a concedere maggiore flessibilità agli Stati membri “per concedere aiuti limitati ad aree accuratamente definite e su base temporanea”.

Sul tema verrà aperta una consultazione con gli Stati membri per adeguare le norme sugli aiuti di Stato fino alla fine del 2025: l’idea è semplificare le procedure e velocizzare le approvazioni. Con queste modifiche si vuole anche permettere agli Stati membri di realizzare progetti specifici nell’ambito dei piani nazionali di ripresa. Per il fondo sovrano, invece, bisognerà attendere e i contorni sembrano meno definiti.

Aiuti di Stato, Italia contro Francia e Germania

All’Italia non piace l’idea di facilitare gli aiuti di Stato, tanto che in un non paper il governo italiano ha contestato il proposito della Commissione. Nel documento si ricorda come il 77% degli aiuti di Stati che ha ricevuto il via libera di Bruxelles abbia riguardato solo Francia e Germania. Seguendo questa strada, quindi, il rischio è quello di un ulteriore squilibrio: con regole meno rigide sui sussidi ad avvantaggiarsi potrebbero essere proprio i Paesi con meno difficoltà economiche, come Francia e Germania.

Il fondo sovrano europeo per l’industria green

L’Italia e il governo Meloni vogliono un fondo sovrano europeo. Che, in effetti, potrebbe arrivare. D’altronde, già prima della conferma di von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ufficializzato la proposta di istituire un fondo di compensazione.

Von der Leyen è tornata oggi sul tema spiegando che gli aiuti di Stato, per evitare un’eccessiva frammentazione, devono essere accompagnati da finanziamenti europei. Il fondo per la sovranità - spiega la presidente della Commissione - serve perché sono necessari progetti europei comuni basati su tecnologie all’avanguardia, che devono essere disponibili in tutta l’Ue.

Per raggiungere questo obiettivo a livello comunitario, secondo von der Leyen “è necessario uno strumento di finanziamento comune europeo. Riesamineremo il bilancio pluriennale ma con gli Stati membri dovremo valutare altre possibilità di finanziamento. I principi sono chiari, poi parleremo delle tecniche di finanziamento”.

Chi è contrario a un fondo comune europeo

Il fronte dei contrari al fondo sovrano è guidato - nulla di nuovo, verrebbe da dire - da Germania e Paesi Bassi. Prima era stato il premier olandese, Mark Rutte, a esprimere la sua contrarietà. Ora è arrivato anche il veto tedesco, con il ministro delle Finanze di Berlino, Christian Lindner, che ritiene non ci sia l’esigenza di varare un nuovo NextGenerationEu. Inoltre dubbi sono stati sollevati anche da Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Perché la Germania non vuole un fondo sovrano Ue

Perché la Germania è contraria a un nuovo fondo sovrano? Innanzitutto perché Berlino preferisce la riduzione dei vincoli sugli aiuti di Stato per aumentare i finanziamenti nei settori green. Una strategia che premia chi, come la Germania, ha bilanci più solidi e di conseguenza più margini d’intervento attraverso la spesa pubblica.

Stessa situazione che verrebbe a crearsi in Francia, nei Paesi Bassi o negli Stati nordici. Mentre, chiaramente, va peggio a chi ha un alto rapporto tra debito pubblico e Pil, come l’Italia. Il ministro tedesco ritiene che i fondi investiti per il post-pandemia, i 750 miliardi del Recovery, siano sufficienti. Le risorse sarebbero tante e non servirebbe aumentarle, ma solo “migliorare la qualità della spesa”.

Inoltre, secondo Lindner, ci sarebbero anche ragioni giuridiche nazionali. Quindi l’obiettivo di Berlino è quello di dire no a nuovi fondi comuni, approfittare dell’allargamento degli aiuti di Stato e negoziare con gli Usa.

Perché chi può rimetterci è l’Italia

Se alla fine non si dovesse trovare l’accordo sul fondo sovrano - l’annuncio di von der Leyen è ben lontano da essere una garanzia di riuscita - a spuntarla sarebbe la Germania. La prima conseguenza è che si punterebbe tutto sugli aiuti di Stato, senza un meccanismo di compensazione che possa evitare di aumentare gli squilibri tra gli Stati membri.

Così i Paesi più ricchi potrebbero elargire facilmente sussidi alle industrie green, mentre gli altri - Italia compresa - rischierebbero di restare parecchio indietro. Un allargamento dei divari non fa comodo all’Ue, ma soprattutto danneggerebbe enormemente Roma, che rischia di pagare un prezzo molto caro e per più e più anni, non solo nell’immediato.

C’è poi un altro rischio da valutare: senza un fondo sovrano solo pochi Paesi in Ue potrebbero reggere la concorrenza statunitense. Così molte aziende, comprese quelle italiane, potrebbero decidere di investire capitali negli Usa, grazie agli aiuti previsti da Biden. E così l’Ue e l’Italia rischiano di restare indietro, sempre che la Germania non faccia una retromarcia rispetto alle ultime dichiarazioni del suo ministro.