Forex rovente. Chi sta guadagnando (e chi perde) nella battaglia valutaria che scuote l’Asia?

Federico Giuliani

12 Febbraio 2026 - 07:59

Le valute asiatiche mostrano forti divergenze: yen e baht rafforzati, mentre rupia e peso soffrono per instabilità politica e incertezze economiche. Ecco la bussola per orientarsi nel continente

Forex rovente. Chi sta guadagnando (e chi perde) nella battaglia valutaria che scuote l’Asia?

Sono settimane geopoliticamente caldissime in Asia. L’ultimo evento rilevante? La vittoria a valanga, in Giappone, della premier conservatrici Takaichi Sanae, che ha riportato una relativa calma sui mercati valutari e obbligazionari e, di riflesso, allontanato lo yen dalla zona rossa, intorno ai 160 rispetto al dollaro, una posizione che stava per spingere le autorità giapponesi a intervenire sul mercato per difendere la valuta.

La vittoria di Takaichi, e i due terzi dei seggi ottenuti dal suo Partito Liberaldemocratico alla Camera dei Rappresentanti, ha dunque rafforzato lo yen a 156,88 per dollaro, riflettendo la rinnovata fiducia degli investitori in seguito ai risultati delle elezioni. Attenzione però alla giostra continentale delle valute.

Nell’Asean si sta creando un’area a macchia di leopardo, con Malesia e Thailandia a godere dell’ottovolante, e a beneficiare da un lato degli spostamenti di flussi di investimenti e commercio, e dall’altro dei margini limitati per eventuali politiche di allentamento monetario da parte delle loro banche centrali.

Ecco, dunque, che il ringgit malese e il bath thailandese hanno guadagnato terreno rispetto al solito dollaro statunitense. L’altra faccia della medaglia? La rupia indonesiana e il peso filippino si sono deprezzati, riflettendo invece le difficoltà politiche che stanno colpendo Indonesia e Filippine.

Come ha spiegato nel dettaglio Nikkei Asia, sviluppi del genere influenzano la competitività economica dell’intera regione, una regione che nel corso del 2026 sarà sempre più orientata all’export.

Il bath thailandese al gran ballo delle valute asiatiche

In Thailandia, a proposito, il primo ,inistro ad interim Anutin Charnvirakul ha dichiarato vittoria dopo l’ottimo risultato del suo partito Bhumjaithai alle recentissime elezioni nazionali.

A gennaio, il baht thailandese si è apprezzato fino a poco meno di 31 per dollaro - il livello più alto da giugno 2021 - registrando un aumento di oltre il 10% rispetto all’anno precedente. Intervenendo a margine del World Economic Forum di Davos, il vice primo ministro e ministro delle finanze thailandese, Ekniti Nitithanprapas, ha sottolineato un aspetto non da poco: “La Thailandia è una piccola economia aperta e un paese esportatore netto, quindi l’apprezzamento del baht ha un impatto diretto sull’economia”.

Ekniti ha attribuito la forza della valuta all’ampio surplus delle partite correnti e ai flussi speculativi, evidenziando come il surplus commerciale con gli Stati Uniti sia salito a 51,3 miliardi di dollari nel 2025, rispetto ai 35,6 miliardi dell’anno precedente, trainato dalle forti esportazioni di prodotti elettronici.

La crescita del pil thailandese ha subito un brusco rallentamento, passando da una media del 5% negli ultimi decenni a circa il 2% negli ultimi anni, e per quest’anno è previsto un incremento intorno all’1,5%. Tuttavia, come ha sottolineato Capital Economics, “ci sono pochi segnali che l’apprezzamento della valuta stia rallentando la crescita e non prevediamo che diventi un ostacolo significativo per l’economia”.

Certo, la maggiore minaccia per le prospettive di Bangkok resta la continua agitazione politica: l’incertezza, unita a una svolta verso politiche populiste. Quelle annunciate in campagna elettorale da Charnvirakul.

Luci (Malesia), ombre (Indonesia) e incognite (Yuan)

In Malesia, il ringgit, che è balzato a circa 3,9 rispetto al dollaro statunitense, è al suo livello più forte in oltre sette anni, dopo un brusco rimbalzo da circa 4,50, il minimo storico registrato nel gennaio 2025. Questo rally ha reso il ringgit la valuta in più rapida crescita nel Sud Est asiatico, sostenuta da fattori globali come l’indebolimento del dollaro e il miglioramento del sentiment degli investitori nei confronti di Kuala Lumpur. Il ringgit è stato inoltre sostenuto dall’avanzo delle partite correnti del Paese, nonché da una solida economia interna e da una crescita del pil del 4,9% nel 2025.

La rupia indonesiana è invece scesa a 17.000 per dollaro a gennaio, il livello più basso da aprile 2025. Il calo è dovuto al fatto che gli investitori sono sempre più preoccupati per la disciplina fiscale del governo e per la possibilità che la Bank Indonesia possa essere sotto pressione per allinearsi maggiormente al programma di stimolo dell’amministrazione di Prabowo Subianto (sollevando potenzialmente dubbi sull’indipendenza della stessa banca centrale).

Il peso filippino ha dovuto affrontare numerose difficoltà, tra cui uno scandalo di corruzione nelle infrastrutture nazionali di alto profilo e un’instabile propensione al rendimento globale. Dopo aver iniziato il 2025 con una parvenza di stabilità, la valuta ha dovuto affrontare una seconda metà dell’anno difficile, scivolando infine verso la soglia dei 59 contro il dollaro, un livello che ha messo a dura prova la determinazione della Bangko Sentral ng Pilipinas (BSP).

Nel frattempo, la principale rivista ideologica del Partito Comunista Cinese, Qiushi, ha pubblicato un discorso del leader cinese Xi Jinping che delineava i piani per trasformare lo yuan in una valuta di riserva globale. Pare che Xi abbia riferito ai funzionari governativi che il Paese dovrebbe aspirare a “creare una moneta forte, ampiamente utilizzata nel commercio internazionale e nei cambi”, con una “banca centrale potente” e la capacità di attrarre investimenti e influenzare i prezzi globali.