Il 19 giugno è stata presentata la Relazione Covip per l’anno 2023, occasione per la Commissione di vigilanza sui fondi pensione di fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future.
Alla fine del 2023 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari erano pari a 10,7 milioni, il 3,9% in più rispetto al 2022. In percentuale della forza lavoro, gli iscritti ai fondi pensione erano pari al 36,9%. Risultavano 4,0 milioni di posizioni attive presso i fondi negoziali (3,9 milioni di iscritti), con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente.
La previdenza complementare in Italia
Fonte: Covip
Una quota significativa dei nuovi scritti deriva dalle adesioni contrattuali previste in alcuni contratti collettivi, parimenti nel settore pubblico gli iscritti continuano a crescere grazie all’introduzione del silenzio-assenso per i lavoratori assunti dal 2019. In crescita anche le adesioni ai Fp istituiti da operatori di mercato, in particolare i Fp aperti (1,9 milioni, +5,9% sul 2022).
La distribuzione degli iscritti per genere resta sbilanciata a svantaggio delle donne che rappresentano il 38,3% degli iscritti totali, in linea con la minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. La composizione per classi di età vedeva prevalere quelle intermedie e quelle più prossime al pensionamento: il 47,8% degli iscritti aveva un’età compresa tra 35 e 54 anni e il 32,9% aveva almeno 55 anni. La percentuale degli iscritti al di sotto dei 35 anni era del 19,3%.
Le risorse accumulate presso le forme complementari ammontavano a 224,4 miliardi.
L’incremento rispetto all’anno precedente (9,1%) è dipeso per circa tre quinti dal risultato degli investimenti e per due quinti del saldo tra contributi e prestazioni. Le risorse accumulate rappresentavano il 10,8% del PIL e il 4% delle attività finanziarie detenute dalle famiglie italiane.
Il saldo della gestione previdenziale è stato positivo: sono stati incassati contributi per 19,2 miliardi e le uscite sono ammontate a 11,6 miliardi. Sono state erogate prestazioni pensionistiche in capitale per 4,5 miliardi e in rendita per 400 milioni. Sono stati corrisposti anche 1,9 miliardi di rendite integrative temporanee anticipate (RITA). I riscatti sono stati pari a 2 miliardi e le anticipazioni a 2,5 miliardi.
La Covip nota come il sistema della previdenza complementare sia stato resiliente rispetto alle difficoltà degli ultimi anni: i dati su adesioni, contributi, patrimonio e rendimenti lo dimostrano.
Nonostante ciò, tuttavia, non si può distogliere l’attenzione dai fattori strutturali che renderebbero necessario, ma non agevolano, un ulteriore sviluppo della previdenza complementare e in particolar modo le dinamiche demografiche in atto. Una componente previdenziale a capitalizzazione consente di mitigare i rischi che interessano il sistema pensionistico pubblico e aumenta la probabilità di conseguire prestazioni previdenziali nel complesso più elevate. La previdenza complementare presenta inoltre elementi di flessibilità quali la scelta del profilo di investimento in funzione delle proprie caratteristiche e la possibilità di utilizzare parte delle somme accumulate anche prima del pensionamento, qualora l’aderente dovesse perdere il lavoro (il riferimento è alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata-RITA- cui si può accedere qualora si verifichino le condizioni indicate nel box). La previdenza complementare, tuttavia, è ancora limitata a fasce ristrette di lavoratori. È pertanto cruciale considerare la sfida dell’inclusione previdenziale soprattutto per le coorti più giovani e per le donne.
Condizioni per accedere alla RITA
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La Covip suggerisce una rimodulazione degli importanti vantaggi fiscali di cui beneficiano gli aderenti. In particolare, almeno in una prima fase della partecipazione a un fondo pensione, al verificarsi di determinate condizioni, la deducibilità fiscale potrebbe trasformarsi in una contribuzione di ingresso. In aggiunta a ciò, una ridefinizione dei limiti di deducibilità, ad esempio consentendo di riportare ad anni successivi spazi di deducibilità di cui non si è goduto nell’anno di riferimento, faciliterebbe la contribuzione di quanti non sono in grado di destinare ogni anno alla previdenza complementare un flusso stabile di contributi e incentiverebbe la partecipazione di quanti hanno redditi più volatili.
La Covip caldeggia un allargamento della gamma delle prestazioni per rendere la fase di uscita più confacente alle esigenze degli individui. In particolar modo, anche sulla scorta di esperienze internazionali, si suggerisce la possibile introduzione di forme di income drawndown (prelievi) che consentirebbero di smobilizzare parzialmente una parte del montante da erogare come prestazione nell’anno, continuando ad essere investita la parte residua della posizione.
La Covip invita anche a riflettere sul funzionamento dei meccanismi di automaticità introdotti nel sistema per guidare le scelte degli iscritti, stanti vari elementi di perplessità che nel tempo si sono evidenziali. Una linea di default di tipo life-cycle potrebbe risultare maggiormente tutelante ai fini dell’adeguatezza del reddito pensionistico, oltre ad aumentare gli investimenti azionari facilitando anche il sostegno dei fondi pensione alle imprese.