Finita la deterrenza americana, alle élite non resta altro che wokismo e intelligenza artificiale

Guido Salerno Aletta

18 Agosto 2024 - 07:27

Il wokismo imperante, così come la svolta ambientalista, non sono altro che un camuffamento delle élite per ingraziarsi le minoranze ed i più poveri.

Finita la deterrenza americana, alle élite non resta altro che wokismo e intelligenza artificiale

Tutto ritorna all’antico, al passato: si corre all’indietro.
L’attacco dell’Ucraina a Kursk, in territorio russo, non trova ostacoli, né resistenze: per quanto possa sembrare assurdo, suscitando entusiasmo nella opinione pubblica occidentale che sostiene il governo di Kiev, la Russia non ha mai difeso i propri confini dagli invasori, limitandosi ad annientarne la forza a mano a mano che si addentrano nelle sue sterminate distese.
Fu così con Napoleone e con Hitler che cercava di arrivare innanzitutto a procurarsi l’accesso alle risorse energetiche del Mar Caspio, indispensabili per proseguire lo sforzo bellico: la sconfitta Stalingrado fu decisiva, così come era stata del tutto inutile la conquista di Mosca, abbandonata e data alle fiamme per non lasciare nessuna preda agli invasori.

La guerra in Ucraina continua senza nessuna ipotesi di accordo di pace in vista, così come il confronto tra Israele ed Iran va avanti senza tregua con il pericolo di coinvolgere il Libano: l’invasione russa iniziata il 24 febbraio del 2022 e l’azione terroristica di Hamas in territorio israeliano del 7 ottobre 2023 hanno segnato un punto di svolta nelle relazioni internazionali: è finita la deterrenza statunitense, la capacità di imporre un ordine globale.

È svanita l’illusione dell’unipolarismo statunitense, durata appena un decennio dopo la dissoluzione dell’URSS. Già nel 2001, infatti, con l’attentato alle Torri gemelle e l’intervento in Afganistan alla guida di una Coalizione di Volenterosi per stanare i Talebani, terroristi responsabili, gli Usa si trovarono ad affrontare il vero nodo della loro politica di unica superpotenza globale: l’incapacità di stabilizzare immensi territori governati da poteri politici non statuali, innervati da tribù fortemente radicate sulla base di identità etniche, linguistiche, religiose e politiche inestirpabili con la propaganda occidentale, impermeabili al contagio mediatico e difficilmente infiltrabili al fine di rovesciare il potere centrale che si oppone al nuovo dominio occidentale, come è sempre avvenuto finora.
L’Afghanistan, abbandonato nel caos dalle truppe statunitensi nell’agosto del 2021 dopo vent’anni di occupazione, ha meritato ancora una volta la nomea di “Tomba degli Imperi” che si era conquistato prima resistendo alla Gran Bretagna e poi all’URSS dopo l’invasione del 1979.

Gli Imperi collassano sempre per dissanguamento, per la inconciliabilità politica ed economica tra la volontà di potenza e lo sforzo militare richiesto: il dissenso interno cresce nella misura in cui la popolazione non vede che sacrifici inutili.
È questa la svolta dell’elettorato statunitense che ha portato Donald Trump alla Presidenza e che lo sostiene nuovamente nei confronti di Joe Biden ed ora di Kamala Harris. Il wokismo imperante, così come la svolta ambientalista, non sono altro che un camuffamento delle élite per ingraziarsi le minoranze ed i più poveri, che altrimenti sarebbero i gruppi sociali più ostili alle politiche di potenza.

Non è dell’inutilità dell’Onu che ci si stupisce: è sempre stato così, sin dai tempi della guerra di Corea, della crisi di Cuba e del fallito sbarco alla Baia dei Porci, del conflitto in Vietnam, così come sono rimaste lettera morta le tante deliberazioni sulla Palestina, con la tragedia di un popolo estromesso in vario modo dalla terra in cui viveva.
Se le Grandi Potenze, ma soprattutto gli USA, la Russia e la Cina non sono d’accordo, lo stallo prosegue ed i conflitti rimangono endemici: innanzitutto in Africa, dove è in atto uno scontro secolare dopo la fine dell’era coloniale per il controllo geopolitico del Continente in cui è fallito lo scambio “Trade for Aid” impostato sin dai tempi del Kennedy Round per attrarlo nell’orbita occidentale con l’apertura al commercio mondiale in cambio degli intervento delle organizzazioni finanziarie internazionali.

Il Sud del Mondo cerca intanto nuovi equilibri riunendosi nel Gruppo sempre più numeroso dei BRICS+, mentre il cosiddetto Occidente Collettivo ha ingaggiato la sfida della sostenibilità ambientale: un modello di sviluppo che faccia a meno delle energie fossili rendendolo autonomo dai ricatti energetici dei Paesi del Golfo e della Russia, riuniti nell’OPEC+.
Ed intanto, dimostrano di essere altrettante polveri bagnate per le economie occidentali tanto la svolta dell’auto elettrica quanto quella dell’Intelligenza Artificiale: rivoluzioni buone per i titoli dei giornali e per le quotazioni azionarie che si sgonfiano all’improvviso, non appena la realtà infrange il velo infingardo della propaganda.