Finanza comportamentale: sfida psicologica alla banca

Vincenzo Imperatore

13 Marzo 2024 - 07:14

Inizia il viaggio per capire le ragioni dietro gli investimenti aiuta a essere consapevoli delle scelte.

Finanza comportamentale: sfida psicologica alla banca

Da sempre, nella formazione degli operatori della finanza, viene dato un giusto peso alle nozioni economiche e finanziarie che concorrono alla formazione del professionista.

Negli ultimi anni, però, una serie di studi ha messo in luce l’importanza di quella che potremmo chiamare finanza ingenua o, più tradizionalmente, finanza comportamentale.
Si tratta, in sostanza, dell’analisi dei modelli mentali con cui i profani si rappresentano il rischio connesso agli investimenti e delle motivazioni che guidano le decisioni in questi ambiti, oltre che dell’esame dei loro comportamenti effettivi.

Perché i comportamenti dei risparmiatori non sono casuali o irrazionali.
Sono sistematici e guidati dalle loro procedure cognitive.
Il lavoro degli studiosi di psico-economia ha evidenziato come le modalità quotidiane di presa di decisione e le emozioni così innescate possano sfociare in quelle che potremmo definire trappole cognitive o “tunnel”: una volta che un problema è stato impostato in un certo modo è difficile sfuggire, sul piano comportamentale, a una serie di conseguenze.

È bene sapere però che i bancari (gestori e management) sono consapevoli del formarsi di tali conseguenze per sfruttarle nella logica del profitto immediato e non per impostare meglio un dialogo e mantenere una relazione sana e trasparente con il cliente.
La consapevolezza di questo stato di cose sta emergendo in coloro che, pur non essendo psicologi cognitivi, si dedicano allo studio delle decisioni e dei comportamenti dei profani sui mercati.
Da questa settimana e per i prossimi 5 appuntamenti la rubrica su Money.it si propone appunto di illustrare, in modo non tecnico ma approfondito, tutti gli argomenti più rilevanti dal punto di vista delle applicazioni della finanza comportamentale.

Andrea Beltratti, professore alla Bocconi, anni fa ha sottolineato giustamente come alcuni risultati di questa disciplina siano sorprendenti: mostrando per esempio che la scelta di allocazione di portafoglio di un sottoscrittore a un piano pensionistico è influenzata dalle modalità di offerta.
Se il prodotto comprende la scelta tra due fondi azionari e due fondi obbligazionari la scelta finale prevalente sarà un investimento del 50% in titoli azionari.

Ma se il prodotto comprende tre fondi azionari e uno obbligazionario, la scelta finale sarà probabilmente un investimento del 75% in titoli azionari.
Cercheremo qui di spiegare la natura di tali scelte, determinata sia dall’influenza di fattori contingenti sia dalla forza di meccanismi cognitivi che ci rendono schiavi degli specifici contesti in cui ci troviamo a decidere.
Sempre in linea con questo modo di pensare, Beltratti ricorda che altre analisi mostrano che le persone tendono a dare troppo peso alle singole notizie, senza porle in contesti più ampi.
Oppure che gli investitori odiano vendere i titoli in perdita.

L’elenco è lungo: si tratta di elementi che suscitano interrogativi, ma che, allo stesso tempo, ci aiutano a comprendere le possibili motivazioni di certi eventi.
Cercheremo in questa rubrica di fornire gli strumenti più generali per analizzare i meccanismi e le motivazioni che innescano scelte altrimenti inspiegabili.

Ciò è utile non solo per capire come funzionano di fatto le menti degli investitori, e i loro conseguenti comportamenti, ma anche per evitare di buttare tutto ciò che non è spiegabile con l’approccio tradizionale in un grande cestino chiamato “irrazionalità delle scelte finanziarie degli individui” che le banche conoscono bene.
Esse obbediscono, come vedremo, a una razionalità diversa, spesso funzionale alla quotidianità ma talvolta fuorviante nei contesti economici.
La finanza comportamentale non si limita ad analizzare e a cercare di capire a posteriori quello che è successo.
Se così fosse si tratterebbe di una disciplina storica.

Aspira anche, come un qualsiasi sapere scientifico, a proiettare i suoi principi nel futuro e, quindi, a prevedere alcune tendenze date le condizioni realizzatesi in passato.
In particolare fornire informazioni basiche nel campo della finanza comportamentale è essenziale per impostare l’azione di “difesa nella gestione dei rapporti con la banca”.
In questo viaggio inizieremo con le nozioni di base, e cioè il concetto di utilità attesa e di propensione al rischio.
Mostreremo i diversi atteggiamenti nei confronti del rischio in condizioni soggettive di guadagno o di perdita.
Passeremo poi in rassegna i meccanismi mentali connessi a fenomeni noti, come il premio al rischio e la teoria del portafoglio.

Analizzeremo le conseguenze della nozione di bilancio mentale, di baldanza cognitiva (over confidence), di correlazione illusoria, gli effetti chiamati scelte locali, e la variante borsistica dell’errore fondamentale dell’attribuzione.
Seguiranno poi i meccanismi della focalizzazione, del rimpianto e della dissonanza cognitiva.
Particolare attenzione sarà dedicata, infine, all’applicazione di tali nozioni alla psicologia degli investimenti.