In Cina, uno dei Paesi in cui l’elettrico ha migliori fortune, la tanto criticata Luce ha fatto breccia con il sold out di ben 88 esemplari
L’Italia è un Paese di santi, poeti, navigatori e, spesse volte, conservatori. L’idea di una Ferrari - l’emblema della corsa, della velocità più estrema, dell’elite nostrana - totalmente elettrica non può andare giù come un bicchiere d’acqua. Anzi, da tanti appassionati e, perché no, anche da diversi critici di settore la nuova Luce è una blasfemia per la storia del cavallino rampante. E se per alcuni il problema è solo estetico, per una buona fetta di fan la questione è più profonda, semantica, per certi versi intrinseca al fatto che il propulsore elettrico mal si sposa con l’idea che tutti noi abbiamo di romanticismo, soprattutto quando si parla di marchi unici ed epocali come Ferrari.
Chi sostiene ciò, però, forse non centra il fatto che il mondo va avanti e che l’elettrico, con buona pace di cultori e vintage lovers, nel futuro sempre più prossimo sarà probabilmente l’unica risposta sostenibile e attuabile non solo nella mobilità di tutti i giorni ma anche in quella più propriamente racing, quella delle gare su pista. E il mercato, come si suol dire, segue dinamiche ben precise e che guardano più al profitto che al sentimento.
Ed è proprio per questo che la nuova Ferrari Luce, tanto bistrattata dall’opinione dei più, sta registrando risultati finanziari e commerciali davvero importanti, e proprio in quegli angoli di mondo dove l’elettrico (anche “da asporto”) è pane quotidiano. In questo caso parliamo della Cina, forse il mercato più importante in tal senso, per intenderci.
Ferrari Luce a ruba in Cina: 88 esemplari venduti per quasi 50 milioni di euro di guadagno
Gli 88 esemplari assegnati al mercato cinese erano pochi, su qualsiasi scala. Ma il segnale che mandano vale molto più del numero in sé. Il prezzo locale è fissato a 3,988 milioni di yuan, pari a circa 586.600 dollari: al tasso di cambio attuale, la cifra si traduce in circa 516.000 euro a vettura. Moltiplicando per le 88 unità, il valore complessivo del lotto cinese supera i 45 milioni di euro, che salgono a quasi 48 milioni - sfiorando la soglia dei 50 - se si usa il listino europeo di 550.000 euro come parametro.
E tutto questo prima ancora che una sola Luce abbia toccato asfalto cinese: il lotto è stato assorbito quasi subito, senza aste, senza liste d’attesa, senza alcun periodo di corteggiamento commerciale. Un risultato ancora più significativo se si considera che la Cina è non solo il maggior mercato automobilistico del pianeta, ma anche il laboratorio più avanzato per il full electric: il Paese dove la domanda premium cresce senza sosta, le aspettative tecnologiche dei clienti corrono più veloci che altrove e dove, soprattutto, il brand Ferrari porta con sé un peso storico che nessun marchio locale riesce ancora a replicare.
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Quanto costa in Italia la Ferrari Luce (e quante ne sono state già vendute)
In Italia - e in tutta Europa - il listino della Ferrari Luce parte da 550.000 euro: il modello di produzione più costoso nella storia del Cavallino, con la Testarossa (a 460.000 euro) come termine di confronto superato. Il prezzo, però, è solo la base: il configuratore ufficiale già aperto propone 38 tinte per la plancia, cerchi da 23 pollici all’anteriore e 24 pollici al posteriore (i più grandi mai montati su una Ferrari di serie) disponibili in due design distinti, con interni personalizzabili in pelle, Alcantara o entrambi.
Gli ordini sono stati aperti il 27 maggio 2026, il giorno successivo alla première alla Vela di Calatrava di Roma. Nessun numero ufficiale è stato comunicato: il CMO Enrico Galliera ha confermato che si tratta di dati price sensitive per una società quotata in Borsa, dichiarando però che la domanda sta rispettando le aspettative, con un mix di acquirenti al 50% clienti storici e 50% nuovi - questi ultimi concentrati soprattutto in California e Nord Europa. Le prime consegne sono attese entro fine 2026.
La Luce non è una serie limitata: è un modello di gamma permanente, parte del piano industriale che punta a una quota del 20% di vetture 100% elettriche nel mix entro il 2030, pari a circa 2.500 unità all’anno. Un obiettivo tutt’altro che da “toccata e fuga”.