Ferragosto, sono a Napoli nella mia città. E’ il secondo anno di seguito che faccio questa scelta: la città vuota si apprezza meglio, soprattutto per chi come me lavora a Milano. Sono partito ad inizio settimana dopo aver messo poche cose in valigia e chiuso casa. Ho avuto parecchi dubbi se portare con me gli strumenti ritenuti indispensabili per le nostre vite attuali: computer e cellulare.
Alla fine con rammarico li ho caricati nello zaino. Mentre chiudevo la cerniera, istintivamente ho pensato a qualche giorno prima, quando ho dovuto compilare a mano un modulo per la richiesta di una nuova carta di credito. Avevo difficoltà già ad impugnare la penna. Ho riletto le cose che avevo scritto, la calligrafia era oscena. Lettere di dimensioni diverse, con le consonanti irriconoscibili e le vocali soffocate o enormemente panciute. Sembrava la scrittura di un neonato alle prime armi. Sono rimasto basito, poi le richieste del cassiere mi hanno ridestato. Questo è il resoconto dei primi due giorni passati nella mia città natale.
Primo giorno: arrivo a Napoli
Alla stazione di Milano guardo il tabellone degli orari: ritardo in partenza di 15 min. Mi considero fortunato, gli altri treni in arrivo e in partenza hanno ritardi tra i 30 e 60 minuti. Ci hanno fatto abituare al disagio. Il biglietto è costato 90 euro (ovviamente seconda classe) con una durata del viaggio di ca. 6 ore (ritardi permettendo); per risparmiare qualcosa avrei dovuto comprare il biglietto una ventina di giorni prima (avendo possibilità di programmare la vita in anticipo). Il treno parte con un ritardo di 25 min, la carrozza è piena. Turisti si mescolano a studenti e “emigranti” (come avrebbe detto Troisi). A Bologna perdiamo ancora qualche minuto ma a Firenze il ritardo in partenza sale a 45 min. Nella carrozza si gela, indosso una maglia di filo. Passate le gallerie il treno accelera. “Vi ricordiamo che per ritardi compresi tra 30 e 60 minuti è possibile chiedere il rimborso…” rileva il messaggio registrato di Trenitalia. Alla fine il ritardo alla stazione di Napoli è di 27 min “dovuto alla presenza di personale non autorizzato tra i binari….” come spiegato da altro vocale registrato. Mi faccio largo tra bagagli enormi e turisti incerti, avvicinandomi alla stazione dei taxi: la fila delle auto è più lunga di quella delle persone in attesa. L’ordine di salita è autogestito dai tassisti: turisti e gruppi numerosi sono le prede più ambite. Quando arriva il mio turno parlo subito in dialetto per chiarire le mie origini: “ca’ nisciun’è fesso!”. La domanda è sempre comunque la stessa: “tariffa o tassametro?” La prima oscilla tra 15 e 20 euro. Preciso con tono seccato: “tassametro, tassametro”. Noto comunque che il tassametro è ben nascosto da una fila di pacchetti di fazzolettini. La rabbia si scioglie dopo qualche minuto di conversazione con il mio conterraneo. Mi parla della sua vita, del Napoli calcio, delle aspirazioni dei suoi figli. Il viaggio è breve, avrebbe continuato per tutta la giornata. Pago 10 euro, mancia compresa: il tassametro a cui ero riuscito a dare uno sguardo in uscita, ne segnava 8,30. Sono nella mia casa di Napoli alle 21,00.
La sera a cena: pizza come da rituale
E’ inconfutabile: noi napoletani la pizza l’abbiamo nel sangue! Per la cena avevo varie alternative avendo la fortuna di abitare in pieno centro, zona Chiaia. Ma era troppo tempo che non gustavo quel sapore, il vero sapore della pizza. Tre possibilità nel raggio di centro metri: scelgo quella verso il lungo mare. Non c’è la solita coda. Leggo il menù: le proposte variano da pizze esotiche, con diversi gradi di sofisticazione, a quelle classiche. C’è la nuova variante con l’ananas che mi fa venire in mente un noto locale, tempio della nuova pizza, aperto di recente a Napoli, dopo un notevole “battage” pubblicitario con annessa diatriba culinaria. Ero passato, nei paraggi, qualche mese prima, per curiosità. I camerieri facevano roteare al cielo la pasta già a forma rotonda a suon di musica. Riprendo a guardare il menù: scelgo quella con melanzane, pomodorino fresco e fiordilatte di Agerola; aggiungo la variante del cornicione ripieno di ricotta. Soddisfacente anche se molto pesante. Pizza e birra costo 25 euro. Poi passeggiata sul lungomare. Come sempre spettacolare, con diverse barche ormeggiate in rada. Una in particolare aveva un albero lunghissimo con le luci di segnalazione che si confondevano con le stelle all’orizzonte. I locali non erano affollati così come la strada fino a Posillipo, rumori quasi assenti; si sentiva solo il suono del mare.
Mattina seguente: mare
Il programma lo avevo chiaro in mente: colazione al bar sotto casa e poi mare tutta la giornata. La mia stanza da letto ha la finestra in un cortile interno dove al piano terra ci sono i forni della pasticceria del bar. I profumi dei cornetti si irradiano già dalle 6 di mattina, irresistibili. Scendo alle 9 e entro nel bar, già colmo di gente, in prevalenza commessi dei negozi del quartiere, qualche turista e tassisti del vicino stazionamento. Cappuccino e cornetto ischitano con crema e amarena (3 euro al banco). Avrei voluto che quel momento fosse durato almeno un’ora, il mare però chiamava. Mi affretto, avevo paura che il lido fosse già pieno di gente. Quello che avevo scelto era nella parte bassa della collina di Posillipo; da qualche anno frequentavo quello stabilimento abbastanza vicino casa, facilmente raggiungibile anche a piedi. Ho tre alternative: circa quattro chilometri a piedi, taxi, autobus. Scelgo il percorso a piedi che contempla eventualmente un autobus preso a volo; posso anche optare per l’attraversamento di un parco che in gergo è chiamato “Villa Comunale”, questo però comporta l’abbandono dell’ausilio del mezzo pubblico. Dopo qualche minuto di cammino vedo in lontananza un autobus: è il mitico 140. Percorso e numerazione sono le stesse da oltre 50 anni. Corro verso la fermata e salgo. E’ quasi vuoto, caso molto strano. Cerco il biglietto che avevo comprato qualche minuto prima e mi accorgo di averlo perso nella corsa. Non so cosa fare. Una signora anziana mi guarda e sorride:
“Che c’è giovanotto non avete il biglietto?”
“Credo di averlo perso”
“Ma non avete l’ applicazione? Potete fare il biglietto con quella. Se la cercate sul cellulare vi faccio vedere”
Una lezione di modernità, con molta riconoscenza per il “giovanotto” con cui sono stato apostrofato. In dieci minuti sono allo stabilimento, niente traffico solo i colori del mare e di Posillipo; costo 1,10 euro. Il lido è nella baia di Donn’ Anna, proprio sotto lo storico palazzo. Mi affaccio dal ciglio della strada e scruto la situazione. Sono le 10,00: i lettini della piattaforma sul mare sono quasi tutti vuoti, al massimo 5 persone su una trentina di file di 10 posti ciascuna. Ai lati della piattaforma gli arenili sono coperti di sdraio, almeno tra i 200-250 posti, senza soluzione di continuità. Le presenze sulla spiaggia sono più numerose, forse una cinquantina di persone. Il costo di un lettino sulla piattaforma è di 20 euro (immutato da tre anni), 30 con l’ombrellone. Le sdraio costano 15 euro senza ombrellone, altrimenti 20. C’è la possibilità di spendere “solo” 15 euro arrivando dopo le 14 ma solo nei giorni feriali (lo stabilimento chiude alle 17,30) . Scelgo la tranquillità della piattaforma. Incontro Manuel, il bagnino. Originario di Cuba, presenza massiccia, sono almeno 5 anni che lavora qui. In inverno torna per qualche mese all’Avana per poi rientrare a Napoli e lavorare come lavapiatti in un ristorante. Quando mi vede mi abbraccia e mostra le novità dello stabilimento. Hanno creato un piccolo ristorante sulla piattaforma con una decina di tavoli. C’è un chiosco, elegante e funzionale, dove preparano i piatti ma non è chiaro dove cucinino. Il menù del giorno prevede primi e secondi anche di pesce (prezzo medio 22/25 euro). Il bar e la rosticceria sono rimasti immutati con i soliti 30 tavoli per consumare bevande, snack o piatti veloci (hanno anche una cucina interna dove preparano probabilmente anche i piatti per la piattaforma). Manuel mi fa scegliere il lettino. Noto che le prime 4 file sono contrassegnate con la scritta “riservato”. Gli chiedo spiegazioni. “Questi sono prenotabili on line e costano 35 euro” risponde. Anche a mare ci sono novità. Una lunga piattaforma gonfiabile bianca agganciata al pontile. “Questo serve per i gommoni delle barche; chi vuole mangiare qui può legarsi e salire direttamente sulla piattaforma” mi chiarisce. Tipo costiera ma non con lo stesso scenario e forse neanche con lo stesso ristorante, penso. Non sa quanto si fanno pagare il servizio. I costi della concessione della spiaggia sembrerebbero essere ca. 13500 euro annui (decreto 14 agosto 2020); non è chiaro se per la piattaforma delle barche è prevista una concessione comunale. Alla fine mi sistemo sul lettino e poi il tuffo a mare. Sembra pulito, anche se la colorazione da più sul verde. Mi immergo e sento sollievo. Il mare per me è una fonte di serenità e rilassamento.
Pomeriggio: lo chalet a Mergellina
Il caldo è torrido: un continuo andirivieni dal mare alla piattaforma. Meglio evitare il sole nelle ore più calde, opto per gli ombrelloni del bar. La fila alla cassa è lunga, una decina di persone. Adesso il lido è abbastanza pieno: la spiaggia ha solo poche sdraio vuote. I commessi del bar si danno da fare, sono di diverse età ed etnie: quelli di origine indiana e magrebini sono giovani, i due napoletani appaiono già in età da pensione. Dopo una quindicina di minuti arrivo alla cassa: ho scelto un panino con fiordilatte e prosciutto, una bottiglia d’acqua minerale ed un caffè. Costo totale 12 euro. Diversi sono i turisti stranieri, poche le famiglie. Avvicinandomi al tavolo, mi rendo conto che non potrò tornare al sole; così cerco di mantenere il tavolo più a lungo possibile. Ne approfitto per dare uno sguardo su internet agli eventi in città per il ferragosto: un concerto all’alba in una chiesa di Posillipo a spettacoli teatrali a Palazzo Reale e Villa Pignatelli, tutti gratis. Dopo molti sguardi al veleno mi alzo e getto la spugna, sia per il tavolo che per quella giornata di mare. Per il ritorno a casa opto per il taxi visto il caldo proibitivo ma prima una sosta ad un noto chalet di Mergellina per una graffa ed un caffè (5 euro). Dopo aver pagato il taxi (altri 10 euro) prendo le chiavi dallo zaino e mi avvio verso il portone di casa. Mi sento chiamare, almeno mi sembra:
“Dottore, dottore! È un altro tassista che era fermo allo stazionamento e si avvicina.
Mi giro dubbioso e lui continua: “voi avete preso il taxi con me ieri?”
Lo guardo con più attenzione e lo riconosco: “si è vero”
“Allora vi devo dare una cosa” ritorna soddisfatto con un paio di occhiali. “Sono vostri questi?”
“Sì, ha ragione…”
“Li ho conservati sperando che prima o poi vi avrei incontrato”
Napoli è anche questo.
Il conto finale
Tra viaggio, spostamenti, cibo e mare, i primi 2 giorni a Napoli presentano un conto preciso: 90 euro di treno (seconda classe, acquistato a ridosso della partenza), 20 euro di taxi, 45 euro per il cibo (pasti contenuti), e 20 euro di lettino in piattaforma, oltre a 1,3 per il trasporto pubblico. Totale: 176,3 euro per un giorno pieno, escluso l’alloggio. Una spesa che, senza eccessi, riflette il costo medio di una giornata di ferragosto in città. Ma forse l’esperienza di un tassista che ti riconosce e ti restituisce gli occhiali che avevi dimenticato il giorno prima li vale tutti.