Febbre e sintomi del coronavirus in vacanza: cosa fare e quando avvisare le autorità

Che fare se ci si ammala di COVID-19 in vacanza lontano da casa? In questa guida i sintomi che fanno da “campanello d’allarme” e un vademecum su come comportarsi con i numeri utili da chiamare.

Febbre e sintomi del coronavirus in vacanza: cosa fare e quando avvisare le autorità

Per molti italiani le vacanze estive sono già iniziate e per altri lo saranno a breve, ma il pericolo di ammalarsi di coronavirus esiste ancora. In assenza di linee guida nazionali su come comportarsi se ci si ammala in vacanza è opportuno utilizzare il buonsenso e attenersi alle regole stabilite negli scorsi mesi:

  • chiamare tempestivamente il numero verde nazionale o le autorità sanitarie locali;
  • avvisare il proprio medico di base;
  • stare in isolamento domiciliare evitando anche le visite.

Ignorare i sintomi e tornare a casa è vietato anche perché questo comportamento potrebbe scatenare una lunga serie di contagi. Invece è obbligatorio informare le autorità sanitarie e seguire tutte le indicazioni igieniche e comportamentali indicate.

Nella salvaguardia dal contagio svolge un ruolo fondamentale l’App Immuni che avvisa tempestivamente del contatto con persone positive. Se non l’hai ancora scaricata ti consigliamo di farlo.

Quali sono i sintomi del coronavirus

Prima di allarmarsi e chiamare le autorità sanitarie è bene ricordare quali sono i sintomi tipici del coronavirus. I più comuni sono:

  • febbre superiore ai 37.5°;
  • tosse secca;
  • senso di spossatezza.

Invece i sintomi meno comuni sono:

  • dolori muscolari;
  • mal di gola;
  • diarrea;
  • congiuntivite;
  • mal di testa;
  • perdita del gusto e dell’olfatto o entrambe;
  • eruzioni cutanee;
  • scolorimento delle dita di piedi o mani.

Tra i sintomi più gravi, indice di potenziali complicazioni abbiamo:

  • difficoltà respiratoria;
  • oppressione o dolore al petto;
  • perdita della facoltà di parola o di movimento.

Ricordiamo che mediamente i sintomi del coronavirus si manifestano 5 o 6 giorni dopo il contatto con una persona positiva, ma il periodo di incubazione può durare anche 14 giorni. Esistono poi i malati asintomatici: per questo chi è venuto a contatto con una persona positiva deve avvisare le autorità anche se non presenta nessuno dei sintomi sopra elencati.

Quando e come avvisare le autorità sanitarie: numeri utili

In presenza dei sintomi tipici della COVID-19 oppure se si è stati a contatto con persone positive o a rischio è obbligatorio informare le autorità locali e verificare il proprio stato di salute. I numeri e le autorità a cui ci si può rivolgere sono diversi:

  • la guardia medica del posto in cui si è in villeggiatura. Molte Regioni e Comuni hanno istituito dei call center appositi, quindi chi presenta dei sintomi può cercare il numero su Internet e chiedere un primo parere telefonico. Gli operatori poi provvederanno ad indicare il da farsi;
  • il proprio medico di base che, anche se lontano fisicamente, potrà indicare come comportarsi e dare informazioni sulle autorità locali a cui rivolgersi;
  • il 1500 ovvero il numero nazionale per l’emergenza coronavirus attivo h 24 7 giorni su 7. Gli operatori sapranno fornire tutte le informazioni del caso e indicare passo dopo passo le misure di prevenzione e protezione a cui attenersi.

La cosa più importante è non farsi prendere dal panico, ma affrontare la situazione con calma e razionalità: il più delle volte si tratta di sintomi che non hanno a che fare con il coronavirus. Tuttavia non bisogna nemmeno prendere la situazione sotto gamba o addirittura ignorare il problema; ogni atteggiamento negligente e irresponsabile potrebbe rivelarsi pericoloso e favorire nuovi focolai.

Le autorità sanitarie locali sottoporranno le persone con sintomi (e anche i loro familiari o amici) al test sierologico o al tampone per verificare se i sintomi riscontrati siano effettivamente quelli della COVID-19.

Che fare se il tampone è positivo?

Nel caso in cui il tampone dovesse risultare positivo e quindi i sintomi fossero effettivamente collegati alla COVID-19, sarà obbligatorio attenersi alle indicazioni delle autorità sanitarie locali. Sicuramente scatterà il divieto di uscire, andare in spiaggia e frequentare luoghi affollati e sarà imposto l’isolamento domiciliare almeno per 15 giorni o comunque fino alla scomparsa del virus. In caso di compilazioni il malato dovrà trascorrere la quarantena nelle strutture sanitarie del luogo di villeggiatura.

In ogni caso è assolutamente vietato mettersi in viaggio per tornare nel luogo di residenza/domicilio, sia con i mezzi pubblici che a bordo della propria auto, questo per evitare di allargare il numero dei contagi. A tal proposito riportiamo quanto stabilito nel decreto legge entrato in vigore il 18 maggio 2020:

“è fatto divieto di mobilità dalla propria abitazione o dimora alle persone sottoposte alla misura della quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus Covid-19, fino all’accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria o altra struttura allo scopo destinata.”

Bisogna fare l’isolamento in albergo?

Chi è positivo dovrà trascorrere la quarantena in albergo o nella casa vacanza in cui si trova? In linea teorica sì, anche se questa soluzione risulta poco percorribile a causa del costo della permanenza e di eventuali prenotazioni della struttura alberghiera.

La decisione spetta all’autorità sanitaria, la quale può indirizzare il malato verso strutture adibite a contenere le persone positive, ma sempre se il Comune o la Regione abbiano predisposto spazi del genere.

Possibili i tamponi anche per amici e familiari

Anche parenti o amici in vacanza con la persona positiva al coronavirus devono sottoporsi ai controlli sanitari, seppur in assenza di sintomi. Infatti se il contatto con il malato è stato prolungato ci sono alte possibilità che anche i compagni di viaggio risultino positivi. Bisogna quindi dichiarare di essere stati a contatto una persona positiva, a quel punto saranno le autorità sanitarie locali a stabilire se eseguire tamponi e test sierologici per accertare il contagio.

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