Fare la foto al voto è reato: rischio carcere per chi trasgredisce le regole

È assolutamente vietato fare la foto alla scheda elettorale compilata: per i trasgressori un’ammenda che va dai 300 ai 1.000€, ma in alcuni casi si rischia anche il carcere.

Fare la foto al voto è reato: rischio carcere per chi trasgredisce le regole

Fare la foto alla scheda elettorale è reato: sono previste delle sanzioni molto severe, infatti, per gli elettori che portano lo smartphone nella cabina elettorale utilizzandolo per fotografare il loro voto.

È bene ricordarlo a pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, quando gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica. Perché nonostante “il voto è segreto” come al solito molti elettori decideranno di ostentare la loro preferenza pubblicando una foto della scheda elettorale compilata sul proprio profilo Facebook o su qualsiasi altro social network.

Inoltre, in Lazio e Lombardia si voterà anche per l’elezione del Consiglio Regionale; in questo caso oltre alla preferenza sulla lista va indicato anche il nome del candidato che si vuole eleggere, ed è per questo che nelle elezioni Regionali c’è il rischio concreto del voto di scambio.

Non si può negare, infatti, che molti elettori sceglieranno di dare il loro voto a quel candidato che ha promesso di premiare la loro “fedeltà” con un favore - o con una somma in denaro - una volta che entrerà nel Consiglio Regionale.

Come fare per dimostrare questa fedeltà al proprio candidato? Gli elettori che accettano di far parte di questo illecito accordo solitamente scattano una foto del loro voto all’interno della cabina elettorale, nella speranza di non essere scoperti.

Personalmente vi sconsigliamo di portare con voi smartphone e macchinette fotografiche all’interno del seggio (anche perché è assolutamente vietato); per chi scatta una foto al voto, infatti, sono previste delle sanzioni severe.

La legge italiana al riguardo è chiara e non ammette ignoranza. Non si può scattare una foto come ricordo, per mostrarla agli amici o far vedere di aver votato. Nel caso in cui si volesse mostrare il proprio amore per la politica si potrà far vedere il timbro apposto sulla tessera elettorale, ma non fotografare la scheda.

Le cabine costruite per le votazioni servono per mantenere la privacy dell’elettore e garantire il diritto alla segretezza del voto. Quale legge sancisce che la foto del voto è reato? Quali sono le penali per chi infrange questa legge? Vediamo tutti i dettagli.

Fare la foto al voto è reato

Durante le elezioni del 2013 molti elettori del Movimento 5 Stelle fotografarono la scheda elettorale con il simbolo del movimento barrato. Non contenti di aver trasgredito la legge, postarono la foto su Facebook, in modo da mostrare a tutti i loro amore per il movimento.

Nessuno di quegli elettori sapeva di aver commesso un reato punibile con dalla legge.

Alle elezioni politiche del 2016 è avvenuta la stessa cosa e sono state molte le persone che hanno postato sui social la foto della scheda elettorale barrata. Anche al Referendum costituzionale del 2016, dove il dibattito tra Sì e No è stato piuttosto acceso, in molti hanno voluto mostrare quale opzione hanno scelto.

Postare su Facebook una foto della scheda elettorale con il simbolo barrato equivale a mostrare a tutti che si è infranta la legge. Lo stesso discorso vale per chi viene colto in flagrante mentre scatta una foto al voto per dimostrare la sua fedeltà al candidato Sindaco - o Consigliere regionale - con il quale si è stretto un accordo per il voto di scambio.

Per una pratica di questo tipo si rischia un’ammenda salata o addirittura la reclusione in carcere.

Perché è reato?

Come appena anticipato, il problema principale della foto alla scheda è che si può essere accusati di voto di scambio. Il voto di scambio è una pratica per cui il candidato o uno dei suoi sostenitori paga gli elettori o gli promette dei favori in cambio del suo voto.

Questa pratica è del tutto illegale ed è spesso legata all’ambiente della criminalità organizzata. Fotografare la scheda elettorale con il simbolo del partito o del movimento che si è votato può portare all’incriminazione di chi ha commesso questo reato.

Per cercare di porre un freno alla situazione il 1 aprile 2008 è stato emanato un decreto di legge, in modo da sancire una regolamentazione anche per gli smartphone. Nel decreto-legge 1 aprile 2008 n° 49, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°8 il 4 aprile, si legge:

Art. 1.
1. Nelle consultazioni elettorali o referendarie è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini.
2. Il presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, invita l’elettore stesso a depositare le apparecchiature indicate al comma 1 di cui è al momento in possesso.
3. Le apparecchiature depositate dall’elettore, prese in consegna dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione unitamente al documento di identificazione e alla tessera elettorale, sono restituite all’elettore dopo l’espressione del voto. Della presa in consegna e della restituzione viene fatta annotazione in apposito registro

.

Anche domenica 4 marzo sarà quindi obbligatorio consegnare le apparecchiature elettroniche prima di entrare nella cabina e per i trasgressori saranno previste delle sanzioni.

Le sanzioni

Il 1° aprile 2008 sono state sancite anche delle sanzioni per i trasgressori, si legge infatti nel punto 4:

Chiunque contravviene al divieto di cui al comma 1 è punito con l’arresto da tre a sei mesi e con l’ammenda da 300 a 1000 euro.

Si rischia quindi, nel caso in cui si venga scoperti a fotografare la scheda elettorale, non solo di dover pagare una multa, ma anche di dover scontare dei mesi di carcere. Nel caso in cui si volesse dimostrare a tutti i propri amici di aver votato si potrà mostrare la tessera elettorale e il timbro apposto su di essa dopo la votazione.

Si sconsiglia vivamente di incorrere in un reato punibile con la legge solo per mostrare il proprio amore per un partito e il sostegno ad un candidato.

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