Ex Ilva: lo Stato torna nell’azienda. Novità e prossime tappe

Violetta Silvestri

11 Dicembre 2020 - 08:39

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Novità sul dossier ex Ilva. Lo Stato italiano torna protagonista dell’acciaio nazionale, entrando nel capitale aziendale. Tutti i dettagli del piano e la road map.

Ex Ilva: lo Stato torna nell'azienda. Novità e prossime tappe

Si torna a parlare di ex Ilva. In realtà, il complesso dossier sull’azienda di Taranto non ha mai smesso di essere discusso e valutato.

Una questione spinosa e delicata quella del futuro dell’acciaieria pugliese, che lo stesso Conte ha citato nell’ultima conferenza stampa sul DPCM, ricordando quanto la storia dell’industria fosse travagliata già prima del suo Governo.

L’ex Ilva è quindi balzata sotto i riflettori con la firma di un accordo tra ArcelorMittal e Invitalia. L’intesa stabilisce che lo Stato ritorna, di fatto, a gestire il polo siderurgico strategico per tutta l’Europa. Quali sono, quindi, le prossime tappe sancite dall’accordo?

Ex Ilva: c’è l’intesa, futuro all’insegna dello Stato

Una storia tormentata quella dll’ex Ilva di Taranto, che ha trovato uno sbocco risolutivo con l’accordo firmato nella serata del 9 dicembre.

Occhi puntati, quindi, su ArcelorMittal e Invitalia. La multinazionale e la società del Mef, che rappresenta lo Stato italiano, hanno raggiunto l’intesa per rilanciare l’acciaieria. E, soprattutto, per suggellare il rientro a pieno titolo della gestione statale dell’azienda.

I termini dell’accordo, infatti, stabiliscono che a inizio 2021 Invitalia proseguirà con la sottoscrizione di un aumento di capitale da 400 milioni di euro di AmInvestco Italy (società veicolo di ArcelorMittal), per arrivare a possedere il 50% dell’azienda.

In seguito, a maggio 2022, si concretizzerà un secondo aumento di capitale da 800 milioni di euro così ripartito: 680 milioni sottoscritti da Invitalia e fino a 70 milioni da ArcelorMittal. A questo punto, lo Stato italiano arriverà a controllare il 60% dell’ex Ilva e ad assumere la posizione maggioritaria anche nel cda.

Il futuro dell’acciaio di Taranto: le prossime tappe

Con questo accordo si delinea il prossimo futuro dell’acciaieria.

Nello specifico, nel corso di 5 anni l’azienda dovrebbe tornare a produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, attraverso l’altoforno (attivo c’è il 4 mentre il 5 sarà ricostruito) e un forno elettrico, che rappresenta una novità.

Ci saranno, poi, due impianti di preridotto gestiti da un’altra società e funzionanti all’esterno dell’ex Ilva. Lo scopo è diminuire le emissioni inquinanti, un nodo molto difficile da sciogliere, ma urgente da risolvere.

Il piano di rilancio dovrebbe seguire questo schema: poco più di 3 milioni di tonnellate prodotte entro il 2020 e 5 nel 2021.

La governance sarà ben condivisa tra ramo pubblico e quello privato e ognuno avrà tre rappresentanti in cda, con presidente al braccio statale e amministratore delegato a quello privato. Gli investimenti sono stimati sui 2,1 miliardi di euro da Invitalia.

Impegno importante è quello sui lavoratori. Nel piano al 2025 dell’ex Ilva non si prevedono esuberi, con la missione di mantenere i 10.700 occupati del gruppo, dei quali 8.200 a Taranto. Questo è stato da sempre un punto cruciale e di scontro nelle trattative con ArcelorMittal.

In attesa del rilancio della produzione con il nuovo assetto, però, la Cassa Integrazione sarà il paracadute utilizzato per tutelare gli operai.

L’intesa sull’ex Ilva, comunque, non convince tutti. Il comune di Taranto è in protesta con il sindaco in prima linea per mancate certezze sul piano di impatto ambientale e sulla decarbonizzazione.

La risposta del Mise e del Mef è stata invece rassicurante su questo punto. La strategia ambientale dello Stato prevede che:

“Circa un terzo della produzione di acciaio avverrà con emissioni ridotte, grazie all’utilizzo del forno elettrico e di una tecnologia d’avanguardia, il cosiddetto preridotto, in coerenza con le linee guida del Next Generation EU. La riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la CO2”

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