Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha lanciato un allarme sul ruolo crescente degli investitori istituzionali nella volatilità del mercato delle obbligazioni societarie, attribuendolo al loro utilizzo aggressivo degli ETF (Exchange Traded Funds).
L’analisi suggerisce che questi investitori, soprattutto nei periodi di stress di mercato, aumentano le turbolenze finanziarie, con conseguenze dirette per le imprese e per coloro che detengono il loro debito.
Il dibattito sull’impatto degli ETF nei mercati finanziari si è intensificato negli ultimi anni, soprattutto alla luce della loro espansione esponenziale: i loro asset sono passati da 4,5 a 15 trilioni di dollari nell’ultimo decennio.
Mentre la maggior parte delle ricerche si concentra sulla crescita degli investimenti passivi, il FMI ha analizzato il fenomeno dell’istituzionalizzazione degli ETF, evidenziando come la quota di proprietà istituzionale degli ETF obbligazionari statunitensi sia salita dal 44% nel 2012 al 70% nel 2022.
Secondo il FMI, gli ETF obbligazionari con un’elevata quota di investitori istituzionali registrano volumi di scambio più elevati durante le fasi di crisi. Sebbene la diffusione degli ETF abbia in parte ridotto la volatilità rispetto ai fondi comuni di investimento tradizionali, questa stabilità sembra derivare unicamente dall’attività degli investitori retail. Gli istituzionali, al contrario, tendono ad aumentare la volatilità, soprattutto nei momenti di forte stress di mercato.
In particolare, l’analisi ha rivelato che un aumento dell’1% della quota detenuta da investitori retail negli ETF obbligazionari comporta una riduzione della volatilità di 85 punti base. Tuttavia, lo stesso incremento nella quota detenuta dagli investitori istituzionali porta a un aumento della volatilità di 27 punti base. Questo effetto si intensifica in periodi di crisi, quando gli investitori istituzionali utilizzano gli ETF per gestire il rischio e rispondere a shock di liquidità, trasferendo così l’instabilità ai mercati sottostanti.
Un altro fattore chiave è la natura stessa degli ETF, che possono essere scambiati intraday, a differenza dei fondi comuni. Questo facilita il trading speculativo da parte degli investitori istituzionali, i quali, oltre a vendere durante le crisi, sono più propensi a prendere posizioni corte sugli ETF obbligazionari.
Sebbene il fenomeno sia stato osservato prevalentemente nel mercato delle obbligazioni societarie, alcuni studi precedenti suggeriscono che dinamiche simili possano verificarsi anche nei mercati azionari. Nel 2022, una ricerca condotta dall’UCLA Anderson School of Management ha evidenziato che la diffusione degli investimenti passivi sta distorcendo i segnali di prezzo e aumentando la volatilità del mercato azionario statunitense.
Nonostante le preoccupazioni sollevate dal FMI, alcuni esperti sottolineano il ruolo positivo degli ETF nel migliorare l’efficienza dei mercati e fornire liquidità durante i periodi di turbolenza. Durante il crollo del mercato causato dal Covid-19, gli ETF hanno svolto un ruolo cruciale nel mantenere la liquidità del mercato obbligazionario.
Tuttavia, il comportamento degli investitori istituzionali potrebbe essere legato alla loro necessità di copertura del rischio e alle dimensioni delle loro operazioni. Quando questi attori effettuano transazioni, lo fanno su una scala significativamente più ampia rispetto agli investitori retail, generando oscillazioni più marcate nei mercati.
In ultima analisi, il FMI solleva interrogativi sul trading da parte degli investitori istituzionali, spinti dalla convinzione di poter anticipare i movimenti di mercato. Questa iperattività potrebbe risultare controproducente, aumentando il rischio di volatilità indesiderata e destabilizzando il mercato obbligazionario societario.