Differenza tra ETF e fondi comuni di investimento. Guida al risparmio gestito

Claudia Cervi

17 Luglio 2026 - 17:24

La differenza tra ETF e fondi comuni di investimento è solo nei costi? Una guida per capire i pro e i contro e per investire in modo consapevole.

Differenza tra ETF e fondi comuni di investimento. Guida al risparmio gestito

In Italia sono 12,4 milioni gli italiani che hanno deciso di investire in fondi comuni. Nel 2025, 1,5 milioni di loro hanno sottoscritto un fondo per la prima volta nella vita. E il totale investito dalle famiglie italiane è 679 miliardi di euro. Questi numeri vengono dall’Osservatorio Assogestioni, uno studio che traccia da 30 anni il comportamento dei risparmiatori italiani sui fondi.

ETF e fondi comuni di investimento promettono lo stesso risultato: diversificare il portafoglio senza la necessità di avere capitali enormi. Ma funzionano con un meccanismo opposto. Uno replica passivamente un indice, l’altro cerca di batterlo attivamente.

Come funzionano davvero i due strumenti? Quali sono i costi effettivi? Nel 2026, i risparmiatori italiani continuano a scegliere fondi comuni. Eppure le alternative esistono e costano molto meno.

ETF e fondi comuni di investimento: cosa sono

Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo quotato in Borsa che replica esattamente un indice relativo ad azioni, bond, materie prime. Comprare un ETF sull’S&P 500 permette di ottenere un rendimento che segue quello dell’S&P 500, commissioni escluse.

Un fondo comune di investimento, invece, affida il denaro a un gestore che prova a battere l’indice di riferimento con scelte proprie. Compra azioni che ritiene possano fare bene e vende quelle che crede faranno male. La gestione attiva non garantisce però che il rendimento dell’investimento sia superiore a quello del benchmark.

ETF e fondi comuni di investimento: costi e commissioni

La principale differenza tra ETF e fondi comuni riguarda costi e commissioni. Gli ETF costano meno.

Un ETF ha una commissione totale annua (TER) che va dallo 0,03% all’0,5% all’anno a seconda della complessità. Su 10.000 euro, si pagano tra 3 e 50 euro l’anno. Non ci sono commissioni di entrata o uscita: si compra e vende come un’azione, pagando solo lo spread bid-ask (la differenza tra prezzo di acquisto e vendita).

Un fondo comune tradizionale prevede invece una commissione di sottoscrizione (1-3% al momento dell’acquisto), una commissione di gestione (0,8-2% all’anno), una commissione di incentivo (0-2% se il fondo supera una determinata soglia), una commissione di uscita (0-1,5% alla vendita) e spese per la banca depositaria (dove sono custoditi i titoli che fanno parte del patrimonio del fondo, lo 0,1-0,4% all’anno).

Su 10.000 euro, si pagano 100-300 euro solo all’entrata, poi 80-200 euro ogni anno di gestione. Eppure, nel 2026, il canale bancario continua a dominare la distribuzione dei fondi italiani (95%), secondo Assogestioni.

Nel lungo termine, questa differenza di costi si traduce in performance reale. Su 20 anni, un fondo che costa il 1,5% all’anno versus un ETF che costa lo 0,2% accumula un deficit di oltre il 20% del capitale investito solo in commissioni.

ETF e fondi comuni di investimento: quotazione e valore di mercato

Gli ETF si negoziano in Borsa dalle 09:00 alle 17:30. Il prezzo si aggiorna ogni secondo in base a domanda e offerta. In ogni momento della seduta si può comprare e vendere, controllando il prezzo sulla home banking in tempo reale.

I fondi comuni di investimento non sono quotati e per investire bisogna rivolgersi a una banca o a un promotore finanziario che funge da intermediario con la società che gestisce il fondo. Il valore di mercato della quota è dato dal NAV (Net asset value) cioè, il valore di mercato degli impieghi del fondo al netto delle spese di gestione/ il numero di quote in circolazione, calcolato una volta al giorno. Non c’è un aggiornamento in tempo reale.

Le differenze tra ETF e fondi comuni di investimento:

Caratteristica ETF Fondo comune di investimento
Gestione passiva attiva
Performance in linea con benchmark superiore al benchmark
Costi bassi (negoziazione + TER) spese di sottoscrizione, di gestione, di incentivo, per banca depositaria, per uscita
Quotazione in Borsa non quotato
Negoziazione continua, come le azioni una volta al giorno al valore del NAV

Come investono gli italiani nel 2026

Il 57% dei sottoscrittori italiani di fondi comuni sceglie il versamento in un’unica soluzione (PIC), secondo gli ultimi dati di Assogestioni. Nel 2025 rappresentava il 61% degli investimenti. Il 21% sceglie i piani di accumulo (PAC), ma questa quota supera il 50% tra gli under 45. Il 22% sceglie la forma mista PIC/PAC.

L’asset allocation evidenzia una propensione ancora molto forte per gli investimenti obbligazionari (56%), seguita dalle azioni (38%). Nei fondi italiani dominano le obbligazioni (70%), mentre nei fondi esteri cresce il peso delle azioni che diventano prevalenti nei fondi cross-border (57%).