Mediolanum e Azimut, 2 occasioni a Piazza Affari? Target, dividendi e rischi

Gerardo Marciano

3 Agosto 2026 - 14:09

Banca Mediolanum chiude un semestre record, Azimut accelera su raccolta e ricavi ricorrenti. Target, dividendi e rischi dei due titoli del risparmio gestito.

Mediolanum e Azimut, 2 occasioni a Piazza Affari? Target, dividendi e rischi

A prima vista, Banca Mediolanum e Azimut sembrano giocare la stessa partita. Entrambe raccolgono il risparmio delle famiglie, distribuiscono prodotti finanziari e dipendono dalla capacità delle proprie reti di mantenere un rapporto duraturo con i clienti. Dietro questa apparente somiglianza si nascondono però due modelli profondamente diversi.

Banca Mediolanum combina attività bancaria, consulenza finanziaria, credito, assicurazioni e gestione del risparmio. Azimut è invece una piattaforma internazionale di asset management, maggiormente esposta all’andamento dei mercati, alle commissioni e alla crescita realizzata attraverso acquisizioni, partnership e partecipazioni.

Le valutazioni favorevoli espresse dagli analisti arrivano quindi in un momento importante. Il problema non è soltanto stabilire quale società abbia pubblicato i risultati migliori, ma comprendere quanta crescita sia già incorporata nei prezzi. L’analisi tecnica aggiunge un elemento decisivo: entrambi i titoli si trovano sopra le principali medie mobili, ma Mediolanum appare più vicina a una condizione di eccesso, mentre Azimut conserva margini di consolidamento più ordinati.

Il risparmio gestito continua a crescere

Il contesto generale rimane favorevole per le società che distribuiscono prodotti finanziari attraverso reti di consulenti. Nei primi mesi del 2026 la raccolta delle reti ha continuato a beneficiare dell’elevata liquidità ancora presente sui conti correnti, del bisogno di assistenza nella costruzione dei portafogli e dell’interesse verso soluzioni capaci di offrire rendimenti superiori a quelli della liquidità.

Piani di accumulo, gestioni patrimoniali, fondi, polizze e servizi di consulenza generano commissioni ricorrenti e rafforzano la relazione con il cliente. Per le società meglio organizzate, l’aumento delle masse può trasformarsi in una crescita dei ricavi più rapida rispetto a quella dei costi.

Il settore non è però privo di rischi. Le emissioni di titoli di Stato rivolte ai risparmiatori possono sottrarre temporaneamente raccolta ai prodotti gestiti. A questo si aggiungono la concorrenza delle piattaforme digitali, l’aumento dei costi regolamentari e la possibilità che un periodo negativo sui mercati riduca il valore delle masse e le commissioni collegate.

Il vero banco di prova resta quindi la capacità di mantenere la raccolta gestita anche nelle fasi di volatilità o quando i rendimenti obbligazionari diventano particolarmente competitivi.

Banca Mediolanum, un semestre da record

Banca Mediolanum ha chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto di 555,5 milioni di euro, in aumento del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il margine operativo ha raggiunto 683,8 milioni, con una crescita del 20%, mentre il patrimonio gestito e amministrato è salito al nuovo massimo di 168,23 miliardi.

Il risultato è stato sostenuto da entrambe le principali fonti di ricavo. Le commissioni nette sono aumentate del 10% a 705,7 milioni, mentre il margine da interessi è cresciuto del 30% a 478,5 milioni. Il rapporto tra costi e ricavi è sceso al 36,1%, confermando che l’espansione dei ricavi è stata più rapida di quella delle spese operative.

La raccolta netta complessiva ha raggiunto 6,37 miliardi, il 4% in più rispetto al primo semestre del 2025. La componente gestita si è attestata a 4,20 miliardi, in calo del 7% rispetto a un periodo di confronto particolarmente forte, ma ancora su livelli elevati.

Giugno ha fornito un segnale particolarmente positivo: la raccolta netta totale è stata di 951 milioni, di cui 872 milioni nel gestito. Anche la Spagna ha contribuito con circa 1,1 miliardi di raccolta complessiva e 845 milioni nel gestito durante il semestre.

La crescita non dipende soltanto dall’apprezzamento dei mercati. Nei primi sei mesi Banca Mediolanum ha acquisito circa 110.000 nuovi clienti, portando il totale vicino a 2,09 milioni. Il numero dei Family Banker è salito a 7.164, il 5% in più dall’inizio dell’anno.

L’ampliamento della rete accresce la capacità distributiva, anche se comporta costi iniziali di reclutamento, formazione e inserimento. Il vantaggio emerge nel medio periodo, quando i nuovi consulenti iniziano a produrre raccolta e a consolidare il rapporto con la clientela.

Una solidità patrimoniale difficile da ignorare

Uno dei principali punti di forza di Banca Mediolanum resta la dotazione di capitale. Il CET1 ratio si attesta al 22,7%, mentre il leverage ratio raggiunge l’8,6%. L’indice di copertura della liquidità è pari al 406% e il Net Stable Funding Ratio al 185%, livelli ampiamente superiori ai requisiti regolamentari.

Anche la qualità del credito rimane elevata. I crediti deteriorati lordi rappresentano l’1,51% degli impieghi, mentre quelli netti si fermano allo 0,75%. Il costo del rischio è pari a 19 punti base.

Questi numeri riducono la probabilità che un moderato peggioramento del ciclo economico possa assorbire una parte rilevante degli utili. La banca dispone quindi di una combinazione favorevole: crescita delle masse, margine d’interesse elevato, commissioni ricorrenti, buona qualità del credito e capitale abbondante.

Il principale rischio è che un calo rapido dei tassi riduca il contributo del margine finanziario più velocemente di quanto la crescita della raccolta gestita riesca a compensarlo. In questo scenario, la qualità dei flussi verso fondi, gestioni e prodotti assicurativi diventerebbe ancora più importante.

Perché gli analisti continuano a preferire Mediolanum

Barclays ha confermato il giudizio Overweight su Banca Mediolanum e ha aumentato il target price da 23,50 a 24,80 euro. Alla chiusura del 31 luglio, pari a 23,17 euro, il nuovo obiettivo implica un potenziale del 7%.

Deutsche Bank ha confermato il Buy, portando il prezzo obiettivo a 24,80 euro dai precedenti 20,50 euro. Equita ha indicato Buy con target di 24,50 euro, superiore del 5,7% rispetto alla stessa base di confronto.

La media dei tre obiettivi è pari a 24,70 euro. Rispetto ai 23,17 euro del 31 luglio, lo spazio teorico è del 6,6%. Il consenso più ampio rimane favorevole, anche se il forte rialzo del titolo ha ridotto parte del potenziale presente prima della pubblicazione dei risultati.

La remunerazione degli azionisti rappresenta un ulteriore elemento di interesse. Sul risultato 2025 Banca Mediolanum ha distribuito complessivamente 1,25 euro per azione. Rapportato al prezzo di 23,17 euro, il dividendo già distribuito equivale a un rendimento storico lordo vicino al 5,4%.

Il dato non costituisce una previsione della cedola futura. La sostenibilità della remunerazione dipenderà dalla crescita degli utili, dal capitale disponibile e dalla capacità di mantenere elevata la raccolta gestita.

Analisi tecnica di Mediolanum: trend forte, ma titolo surriscaldato

Il quadro tecnico settimanale di Banca Mediolanum è chiaramente rialzista. Il riepilogo complessivo presenta 15 indicazioni di acquisto, nove neutrali e due di vendita. Il contributo più favorevole arriva dalle medie mobili: 14 segnali sono di acquisto e uno è neutrale, senza alcuna indicazione ribassista.

La chiusura del 31 luglio a 23,17 euro si trova sopra tutte le principali medie mobili. La media esponenziale a dieci periodi passa a 21,78 euro, mentre quella semplice è a 21,68 euro. Il titolo si trova quindi circa il 6-6,5% sopra i primi supporti dinamici di breve periodo.

La media esponenziale a venti periodi si colloca a 20,69 euro e quella semplice a 20,06 euro. Ancora più in basso si trovano le medie a trenta periodi, comprese tra 19,56 e 19,97 euro. La struttura delle medie, progressivamente crescente al diminuire dell’orizzonte temporale, conferma una tendenza primaria ben impostata.

Il prezzo è inoltre quasi coincidente con la media Hull a 23,10 euro. Questo livello rappresenta il primo riferimento di brevissimo periodo. Una permanenza sopra 23,10 euro manterrebbe intatta la spinta, mentre una discesa sotto questa soglia potrebbe aprire la strada a un consolidamento verso 21,78-21,68 euro.

La forza del movimento è confermata dall’ADX a 35,29. Valori superiori a 25 indicano generalmente una tendenza ben definita. Il MACD conserva un segnale di acquisto, mostrando che la struttura rialzista non è ancora stata formalmente compromessa.

Gli oscillatori segnalano però che il titolo è entrato in una zona delicata. L’RSI a 14 periodi è pari a 71,44, appena sopra la soglia convenzionale di ipercomprato. Lo stocastico raggiunge 94,53, lo Stocastico RSI 95,56 e il Williams %R si trova a -2,19: livelli che descrivono un mercato molto vicino alla parte alta della propria escursione recente.

Il Commodity Channel Index, pari a 118,48, e il Momentum forniscono entrambi un’indicazione di vendita. Non si tratta automaticamente di un segnale di inversione, ma di un avvertimento: il rialzo è stato rapido e potrebbero emergere prese di profitto anche senza compromettere la tendenza di fondo.

Sul fronte delle resistenze, una prima fascia significativa si trova tra 23,69 e 23,89 euro. Il suo superamento aprirebbe spazio verso 25,30 euro, area che coincide quasi perfettamente con i target più elevati degli analisti.

L’allineamento tra resistenze tecniche e prezzi obiettivo suggerisce che l’area 24,80-25,30 euro potrebbe diventare un banco di prova importante. Per oltrepassarla sarebbe probabilmente necessario un nuovo miglioramento delle stime sugli utili o un’accelerazione ulteriore della raccolta.

Azimut, la crescita cambia dimensione

Azimut presenta un modello più direttamente legato alla gestione del risparmio e alla crescita internazionale. Nel primo semestre del 2026 il gruppo ha registrato un utile netto di circa 242 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 240 milioni dello stesso periodo del 2025. L’utile ricorrente è invece aumentato del 6% a 249 milioni.

I ricavi complessivi hanno raggiunto 781 milioni, sostenuti da una crescita del 16% delle componenti ricorrenti. Il risultato operativo è stato pari a 354 milioni, mentre l’Ebit ricorrente, calcolato senza le commissioni di performance, è salito del 10% a 310 milioni.

Il progresso dei ricavi strutturali è importante perché riduce, almeno in parte, la dipendenza dalle commissioni variabili legate all’andamento dei fondi. Per un asset manager, la crescita delle componenti ricorrenti è generalmente più preziosa rispetto a un aumento occasionale delle performance fee.

Alla fine di giugno la raccolta netta aveva raggiunto 8,1 miliardi, pari all’81% dell’obiettivo originario di 10 miliardi fissato per l’intero 2026. Le masse complessive erano salite a 157,9 miliardi, il 12,1% in più rispetto alla fine del 2025.

Il salto dimensionale atteso dipende però anche dalle operazioni straordinarie. Azimut ha alzato l’obiettivo di raccolta 2026 oltre 35 miliardi, subordinandolo al completamento entro la fine dell’anno dell’acquisizione di Yapi Kredi Portföy Yönetimi.

La nuova previsione non può quindi essere confrontata direttamente con la guidance precedente. Una parte significativa dell’incremento deriverebbe dall’ingresso delle masse acquisite e non dalla sola raccolta organica.

Il target di utile netto rimane fissato a 550 milioni, al netto delle componenti straordinarie. Dopo 242 milioni realizzati nel primo semestre, il raggiungimento dell’obiettivo richiede circa 308 milioni nella seconda metà dell’anno. Il traguardo è possibile, ma implica un’accelerazione rispetto ai primi sei mesi.

Una piattaforma sempre più internazionale

La strategia di Azimut punta a ridurre il peso dell’Italia attraverso una presenza distribuita tra Stati Uniti, America Latina, Medio Oriente, Asia e Australia. Una parte maggioritaria delle masse proviene ormai dalle attività internazionali.

La diversificazione geografica permette di accedere a mercati con tassi di crescita differenti e limita la dipendenza dalla raccolta italiana. Allo stesso tempo, aumenta la complessità del gruppo.

Acquisizioni, partecipazioni di minoranza, differenze valutarie e normative locali rendono i risultati più difficili da leggere rispetto a quelli di un operatore prevalentemente domestico. L’espansione attraverso acquisizioni può generare nuova raccolta e ricavi, ma occorre distinguere la crescita organica da quella acquistata.

L’integrazione delle società acquisite, la permanenza dei consulenti e la capacità di mantenere i clienti sono decisive per evitare che l’aumento delle masse non si traduca in un miglioramento proporzionale degli utili.

Cosa vedono Kepler e gli altri analisti

La revisione al rialzo del target price da parte di Kepler riflette il miglioramento dei ricavi ricorrenti, la raccolta superiore alle attese e l’aumento delle dimensioni internazionali. Il mercato continua però a mostrare una posizione meno omogenea rispetto a quella osservata su Banca Mediolanum.

Il consenso su Azimut comprende una prevalenza di giudizi neutrali, accompagnata da alcune raccomandazioni di acquisto. Il target medio si colloca intorno a 38,70 euro, con un massimo di 43 euro e un minimo di 35 euro.

Rispetto alla chiusura del 31 luglio a 36,71 euro, l’obiettivo medio implica un potenziale del 5,4%. Il target massimo di 43 euro corrisponde a uno spazio teorico del 17,1%, mentre quello minimo di 35 euro è inferiore del 4,7% alla stessa base di confronto.

La dispersione tra gli obiettivi riflette l’incertezza sulla qualità della crescita futura. Gli analisti più ottimisti attribuiscono valore all’espansione internazionale, alle acquisizioni e alla capacità di generare raccolta. Le valutazioni più prudenti tengono invece conto dei rischi di esecuzione, della complessità societaria e della necessità di trasformare le nuove masse in utili ricorrenti.

Azimut ha distribuito nel 2026 un dividendo di 2 euro per azione. Rispetto al prezzo di 36,71 euro del 31 luglio, la cedola già pagata rappresenta un rendimento storico lordo del 5,4%. Alla remunerazione si aggiunge un programma di buyback da 250 milioni.

Come per Banca Mediolanum, il dividendo storico non garantisce quello futuro. La capacità di mantenere la distribuzione dipenderà dall’utile, dalla generazione di cassa e dal costo delle operazioni di crescita.

Analisi tecnica di Azimut: struttura positiva senza vero ipercomprato

Anche il quadro tecnico settimanale di Azimut è positivo. Il riepilogo complessivo presenta 16 segnali di acquisto, nove neutrali e uno solo di vendita. Le medie mobili forniscono 14 indicazioni di acquisto e una neutrale, senza segnali ribassisti.

La chiusura a 36,71 euro si trova sopra tutte le principali medie mobili. La media esponenziale a dieci periodi passa a 35,92 euro e quella semplice a 35,98 euro. La distanza è contenuta, intorno al 2%, e indica che Azimut è meno estesa rispetto a Banca Mediolanum.

Le medie a venti periodi si collocano tra 35,43 e 35,57 euro, mentre la media Hull passa a 35,69 euro e quella ponderata per i volumi a 35,54 euro. L’intera fascia 35,40-36 euro rappresenta quindi il primo supporto dinamico.

Una correzione verso quest’area non modificherebbe la struttura rialzista. Un ritorno stabile sotto 35,40 euro renderebbe invece più probabile una discesa verso 34,72 euro, dove passa la linea base dell’Ichimoku, e successivamente verso 33,86-34,50 euro, zona occupata dalle medie a cinquanta periodi.

Gli oscillatori presentano un quadro molto meno teso rispetto a Mediolanum. L’RSI è pari a 56,40, lo stocastico a 48,07 e il Williams %R a -36,05. Nessuno di questi valori segnala ipercomprato.

Il Momentum e il Bull Bear Power forniscono indicazioni di acquisto. Il MACD rappresenta invece l’unico segnale di vendita, suggerendo che l’accelerazione non è ancora pienamente confermata da tutti gli indicatori.

L’ADX, pari a 11,88, costituisce il principale elemento di cautela. Un valore così basso indica una tendenza poco direzionale. Azimut si trova sopra le medie mobili, ma il movimento non possiede ancora la stessa forza osservata su Banca Mediolanum.

Questo rende il titolo meno surriscaldato, ma anche più esposto a una fase laterale. Per trasformare il quadro positivo in una nuova accelerazione servirebbe il superamento dell’area 37-37,30 euro, dove si concentrano le prime resistenze tecniche.

Oltre questa fascia, i riferimenti successivi si trovano a 38,86 euro e 41,03 euro. Il target massimo degli analisti a 43 euro richiederebbe il superamento anche dell’area 41-41,65 euro, che rappresenta una resistenza tecnica più impegnativa.

Il quadro di Azimut appare quindi costruttivo, ma non ancora esplosivo. La minore distanza dalle medie riduce il rischio di un’immediata correzione da eccesso, mentre la bassa forza direzionale impone di attendere conferme sopra 37,30 euro.

Due titoli simili soltanto in apparenza

Banca Mediolanum offre una maggiore diversificazione delle fonti di ricavo. Il margine d’interesse beneficia dei tassi, il credito produce interessi e commissioni, mentre la rete alimenta il risparmio gestito e il comparto assicurativo. La patrimonializzazione elevata e la buona qualità degli impieghi rendono il modello relativamente più difensivo.

Azimut presenta una maggiore esposizione diretta ai mercati finanziari e alla crescita delle masse. Quando la raccolta accelera e i mercati salgono, la leva operativa può produrre un aumento rapido degli utili. In uno scenario negativo, commissioni, performance fee e valore delle partecipazioni possono subire pressioni più immediate.

Anche l’analisi tecnica restituisce due profili differenti. Mediolanum presenta una tendenza più forte, confermata da un ADX superiore a 35, ma gli oscillatori mostrano un titolo vicino all’ipercomprato. Azimut è meno estesa, conserva un RSI neutrale e presenta supporti più vicini, ma deve ancora dimostrare di poter sviluppare una tendenza realmente direzionale.

La qualità della crescita rappresenta la principale discriminante. Per Banca Mediolanum occorre verificare quanto del progresso dell’utile dipenda dal margine d’interesse e quanto dalle commissioni ricorrenti. Per Azimut è necessario separare la raccolta organica dalle masse derivanti dalle acquisizioni e valutare la redditività effettiva delle attività internazionali.

Quale titolo offre il quadro più equilibrato

Banca Mediolanum presenta fondamentali solidi, una maggiore uniformità delle raccomandazioni e una struttura tecnica fortemente rialzista. Il prezzo è però già vicino ai target degli analisti e gli oscillatori segnalano una condizione tirata. L’area 23,70-23,90 euro rappresenta il primo ostacolo, mentre 25,30 euro costituisce il riferimento successivo.

Azimut offre un potenziale più ampio nello scenario maggiormente ottimistico, con un target massimo a 43 euro, ma anche una maggiore dispersione delle valutazioni. Il titolo non appare in ipercomprato e resta vicino alle medie mobili di breve periodo. Per rafforzare il quadro dovrebbe però superare 37-37,30 euro con una maggiore intensità direzionale.

Per seguire Banca Mediolanum saranno particolarmente importanti la raccolta gestita mensile, il numero dei nuovi clienti, l’evoluzione del margine d’interesse e la tenuta dell’area 23,10 euro. Nel caso di Azimut, i dati decisivi saranno il completamento delle acquisizioni, la quota di raccolta realmente organica, la crescita dell’Ebit ricorrente e il comportamento del titolo intorno a 37,30 euro.

Le raccomandazioni degli analisti rimangono nel complesso favorevoli, ma una parte del potenziale è già stata assorbita dalle quotazioni. Mediolanum mostra il trend più forte, accompagnato però dal maggiore rischio di consolidamento. Azimut appare tecnicamente meno tirata e offre più spazio nello scenario ottimistico, ma deve ancora superare resistenze importanti per confermare una nuova fase rialzista.

Per una valutazione prudente non basta confrontare il target più alto con il prezzo corrente. È preferibile osservare la qualità della raccolta, la crescita dei ricavi ricorrenti, la copertura dei dividendi e la tenuta dei supporti tecnici. Questi elementi permettono di distinguere un rialzo sostenuto dai fondamentali da un movimento alimentato soprattutto dalle aspettative.