Essere in prova a lavoro: cosa significa?

Lavoro in prova: attenzione a non fare confusione con il lavoro nero. Anche chi è in prova, infatti, deve aver firmato un regolare contratto di lavoro.

Essere in prova a lavoro: cosa significa?

Molti di voi almeno una volta nella vita avranno sentito dire da un’azienda: “Prima di assumerti vorrei tu facessi un periodo di prova.

Nulla di strano: ogni contratto collettivo, infatti, prevede un periodo di una durata prestabilita durante il quale ciascuna delle parti può recedere dal contratto, senza né obbligo di preavviso o d’indennità per il datore di lavoro.

È proprio questa l’importanza del periodo di prova: si tratta di uno strumento a tutela di entrambe le parti, anche se tendenzialmente più per il datore di lavoro in quanto gli dà la possibilità di valutare il neo-dipendente per un determinato periodo prima di far partire il rapporto lavorativo vero e proprio con tutti gli obblighi che ne derivano.

Essere in prova, però, non significa non avere tutele: molti lavoratori, infatti, non sanno che anche se per pochi giorni non è possibile lavorare senza un regolare contratto, neppure se il datore di lavoro vi dice che siete in prova per un po’ di tempo.

Solitamente succede questo: un datore di lavoro chiede al dipendente di fare qualche giorno o settimana di prova - senza metterlo in regola - così da valutare se procedere con l’assunzione. Come anticipato questa procedura non è consentita dalla legge: anche per essere in prova è necessario aver firmato un contratto di lavoro, mentre in caso contrario starete lavorando in nero.

Essere in prova non significa “non in regola”: tutti gli obblighi del datore di lavoro

Come anticipato, anche quando il datore di lavoro vuole che ci sia un periodo di prova prima di procedere con l’assunzione definitiva deve far firmare un contratto al dipendente.

Non è possibile, infatti, far lavorare in nero una persona, neppure per un giorno: ogni rapporto lavorativo deve essere regolamentato. D’altronde è lo stesso contratto di lavoro a prevedere un periodo di prova la cui durata varia dal CCNL di riferimento.

La legge stabilisce anche che questo periodo può essere concordato da un patto sottoscritto dalle parti: ad esempio, azienda e dipendente possono annullare la prova partendo immediatamente con l’assunzione definitiva oppure possono decidere di prolungarla. In ogni caso il periodo di prova non potrà superare i 6 mesi.

Affinché il periodo di prova sia legittimo, è necessario che siano presenti alcune condizioni:

  • deve essere stabilito per iscritto;
  • fin dall’inizio bisogna inquadrare il ruolo del dipendente durante il periodo di prova, così come le mansioni che questo dovrà svolgere;
  • qualsiasi variazione del periodo di prova indicato dal contratto non potrà essere stabilita dopo l’inizio dell’attività lavorativa.

È importante poi sottolineare che durante il periodo di prova il lavoratore ha diritto alla piena retribuzione; il datore di lavoro deve inoltre riconoscergli tutti i suoi diritti, come ferie, permessi, tredicesima e TFR. Inoltre, qualora alla fine di questo periodo non ci sia il recesso da nessuna delle due parti in causa, il datore di lavoro dovrà procedere all’assunzione senza necessità di darne conferma o comunicazione.

Ricordiamo poi che ci sono alcuni contratti che prevedono una durata minima del periodo di prova: ciò significa che l’azienda non può licenziare il dipendente prima del termine previsto.

Per quanto riguarda il dipendente, invece, non ci sono particolari obblighi, anzi: nel periodo di prova, infatti, questo può dimettersi con una semplice lettera consegnata al datore di lavoro, senza quindi la necessità di presentare le dimissioni online come invece previsto durante il rapporto lavorativo vero e proprio.

Essere in prova con contratto a tempo determinato

Altra pratica molto in uso tra i datori di lavoro è quella di mettere “in prova” un dipendente facendogli firmare un contratto a tempo determinato di uno o due mesi.

In caso di mancato superamento della “prova”, quindi, non ci sarà alcun rinnovo del contratto: contrariamente, invece, l’azienda provvederà alla proroga del contratto a tempo determinato oppure lo trasformerà in un tempo indeterminato.

È bene precisare, però, che anche se voi vi sentite “in prova”, giuridicamente non lo siete. Il vostro status, infatti, non è quello di “lavoratori in prova”, bensì di “lavoratori subordinati a tempo determinato”. Questo significa che il datore di lavoro dovrà rispettare tutti gli obblighi previsti; non può, ad esempio, recedere il rapporto lavorativo prima della scadenza del contratto, salvo ovviamente i casi di giusta causa o giustificato motivo.

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