Esercizio provvisorio o maxi-tagli e tasse in arrivo? Entro lunedì, cadrà la maschera

Mauro Bottarelli

25/11/2022

26/11/2022 - 09:13

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Il DPB conferma l’assenza di indicazioni su coperture per 16 miliardi. E mentre Giorgia Meloni recide il cordone con Draghi e «processa» il PNRR, il rischio è quello di stop a possibile indebitamento

Esercizio provvisorio o maxi-tagli e tasse in arrivo? Entro lunedì, cadrà la maschera

I segnali di uno sbandamento erano già visibili. Ma ancora sottotraccia. Da un paio di giorni, invece, l’accelerazione è divenuta en plein air. Al netto di una limitatezza di risorse acclarata e della necessità di destinare due terzi dei 35 miliardi a disposizione della Legge di bilancio per il contrasto al caro-energia, il governo ha cominciato a cedere sui fondamentali. Le accise, ad esempio. In campagna elettorale erano dipinte come un mostro stile videogame da uccidere immediatamente, al primo livello della partita del nuovo esecutivo.

Invece, salgono. Indirettamente come nel caso della riduzione del loro taglio riferito alla benzina, passato da 30 a 18 centesimi. Di fatto, un implicito aumento di 12 centesimi in regime inflattivo al 12% annuo in ottobre. Poi quelle sulle sigarette, vecchio cavallo di battaglia di ogni esecutivo da pentapartito degli anni Ottanta e Novanta, il classico esempio di raschiatura del barile che equivale allo sventolio di una nefasta bandiera rossa.

Chiaramente, la colpa non può essere fatta ricadere su chi governa da un mese. E le casse le ha ereditate e non gestite. Eppure, nessuno osa ancora muovere un solo appunto al governo Draghi. Iconoclastia ex post, questo il rischio. Nonostante i conti fuori controllo del SuperBonus 110%, il fallimento totale della crociata in sede Ue sul price cap per il prezzo del gas e una gestione del PNRR che comincia a svelare qualche altarino di troppo.

Perché al netto di almeno una quarantina di progetti in plateale ritardo, l’affondo di Giorgia Meloni a favore di una revisione dell’abuso d’ufficio, accolto come pioggia manzoniana dalla platea dei sindaci dell’ANCI, parla chiaro. Ma, soprattutto, ecco la rescissione del cordone ombelicale con il governo precedente: per il presidente del Consiglio, il PNRR - così com’è e alla luce della crisi energetica - va rivisto. Il totem non è più tale.

E tanto per chiarire ulteriormente il concetto di frattura generazionale e politica fra esecutivi, ecco l’esenzione dall’obbligo del POS per gli acquisti sotto i 30 euro, accompagnata da una sospensione immediata di multe e ammende pregresse. Trattandosi di una delle milestones draghiane del piano di attuazione del Recovery Plan, si può dire che lo strappo sia totale. E preoccupante.

Perché pur alla luce delle innegabili colpe e omissioni dell’esecutivo dei Migliori e della sua mitomania economica, ecco che quando invii alla Commissione Ue un documento simile,

Voci di copertura non in deficit nella Legge di bilancio 2022 Voci di copertura non in deficit nella Legge di bilancio 2022 Fonte: Documento Programmatico di Bilancio

ogni tua sacrosanta ragione si tramuta automaticamente in torto. Ci mostra sotto quale voce siano contabilizzate nel Documento Programmatico di Bilancio reso noto oggi le coperture non in deficit della Legge di bilancio. Nella fattispecie, 9,8 miliardi di tagli di spesa e 6,3 miliardi di aumenti di entrate. Quali, però? Varie, ecco la risposta. Scritta nero su bianco. E su un documento ufficiale.

Certo, la fretta era tanta. E le risorse poche. Ma, probabilmente, erano troppe le promesse elettorali spese con eccessiva leggerezza. E ora, il redde rationem. Duplice. In primis, perché se lunedì mattina la Legge di bilancio bollinata non sarà in Parlamento, l’esercizio provvisorio - con tutto ciò che ne consegue, anche nei rapporti con l’Ue - sarà ineluttabile. In seconda battuta, perché da qui alla prossima settimana l’alternativa è quella di una combo di tagli e tasse per qualcosa come 16 miliardi che pioveranno fra capo e collo sugli italiani.

Ma non basta. Perché inviare a Bruxelles un documento del genere equivale a fornire a dei veri e propri bomber dei conti un assist solo da spingere in rete. Oltretutto, alla luce di un PNRR che non solo sconta ritardi ormai non più occultabili ma che ha appena visto Palazzo Chigi infrangerne il tabù e chiederne la revisione. Esattamente il termine che l’Europa aveva fatto capire fin da subito di non voler sentir mai pronunciato alla latitudine romana.

Cosa si inventerà da qui a 72 ore il governo? Giocherà la carta della cortina fumogena, esattamente come fatto con rave party e sbarchi e giustificherà poi i tagli con il mancato accordo Ue sul gas, scaricando almeno parte della responsabilità sui predecessori? Oppure opterà per l’azzardo dell’esercizio provvisorio? Durante il quale, giova ricordarlo, non è consentito il ricorso all’indebitamento e gli enti possono impegnare solo spese correnti. La sabbia nella clessidra comincia a scendere. Sempre più velocemente.

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