Esenzione IMU addio per i coniugi residenti in Comuni diversi: scontro tra MEF e Cassazione

Esenzione IMU addio per i coniugi residenti in Comuni diversi: la sentenza della Cassazione n. 20130 del 24 settembre si pone in contrasto con quanto finora sostenuto dal Ministero dell’Economia. Si apre quindi la possibilità di un recupero dell’IMU arretrata per le case turistiche o in città in cui il resto della famiglia ha la residenza.

Esenzione IMU addio per i coniugi residenti in Comuni diversi: scontro tra MEF e Cassazione

Esenzione IMU per i coniugi che vivono distanti, arriva il dietrofront della Cassazione: non spetta alcuna agevolazione fiscale sulla casa per le coppie che hanno la residenza in Comuni diversi.

La Cassazione fa dietrofront con la sentenza n. 20130 del 24 settembre 2020 rispetto a quanto stabilito nella circolare 3/DF del 2012 del Ministero dell’Economia, favorevole invece all’esenzione IMU per i coniugi che devono vivere separati per, ad esempio, motivi lavorativi.

Nel caso specifico preso in considerazione nella suddetta sentenza il Comune ha negato l’agevolazione IMU prevista per l’abitazione principale perché il contribuente aveva spostato la residenza anagrafica in un immobile in un altro Comune, proprio per esigenze lavorative.

Esenzione IMU addio per i coniugi residenti in Comuni diversi: la sentenza della Cassazione

L’esenzione IMU non si applica ai coniugi che vivono distanti e sono residenti in due Comuni diversi: questa, in estrema sintesi, la decisione della Corte di Cassazione nella sentenza n. 20130/2020 del 24 settembre 2020.

La decisione della Cassazione va però in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla circolare n. 3/DF del 2012 del Ministero dell’Economia, che contiene dei chiarimenti in merito all’IMU.

La circolare del MEF aveva stabilito che in caso di componenti dello stesso nucleo familiare con residenza e dimora abituale in due Comuni diversi è possibile considerare entrambi come abitazioni principali, visto che:

“in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative.”

Come mai la Cassazione ha preso una decisione completamente opposta? La sentenza in commento riprende il D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, secondo cui la disciplina IMU dispone che:

“per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”

Questo per gli Ermellini comporta, considerando l’interpretazione rigida delle agevolazioni fiscali, che:

“in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente.”

Addio esenzione IMU per i coniugi con residenza in Comuni diversi: si rischia il recupero dell’imposta arretrata?

La sentenza della Corte di Cassazione in commento quindi implica che se due coniugi hanno stabilito la residenza anagrafica e la dimora abituale in due Comuni differenti, nessuna delle due abitazioni può essere considerata abitazione principale.

Non solo le conclusioni della Cassazione sono diametralmente opposte rispetto a quanto sostenuto dal Ministero dell’Economia, ma la sentenza degli Ermellini apre il fronte all’attività di recupero dell’IMU.

Nel mirino le case turistiche considerate abitazione principale e anche quelle in città, dove il resto della famiglia ha mantenuto la residenza. Si attendono dunque chiarimenti e istruzioni istituzionali quanto prima.

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