La nuova sentenza della Cassazione permette ai chiamati all’eredità di usare i beni del defunto senza accettazione tacita, ecco come.
Una nuova ordinanza della Cassazione mette finalmente un punto a una questione a lungo dibattuta nelle aule di tribunale, sollevando dai grattacapi parecchi eredi. In sintesi, l’ordinanza n. 6803/2026 della Suprema Corte stabilisce che la rinuncia all’eredità in qualità di atto pubblico non può essere revocata in maniera tacita, quindi i comportamenti concludenti non bastano a far tornare l’erede indietro sui suoi passi. Questo cambiamento potrebbe non sembrare rilevante per la stragrande maggioranza dei cittadini, ma la sua rilevanza pratica è notevole, oltre che molto diffusa. Cerchiamo di capire perché e in che modo agevola i cittadini.
Rinuncia e revoca tacita dell’eredità
Per capire in che modo la nuova ordinanza della Cassazione aiuta i familiari di un defunto, soprattutto quando ci sono dei beni immobiliari nel patrimonio ereditario, bisogna prima fare chiarezza sulle procedure da compiere. Nell’ordinamento italiano nessuno è automaticamente erede, ma deve prima decidere se accettare l’eredità, principalmente perché diventerebbe responsabile dei debiti, ma anche per riconoscere a ciascuno la libera gestione patrimoniale e relazionale. Chi ha diritto a un lascito ereditario, per testamento o legge, può quindi decidere di rifiutare l’eredità, accettarla o accettarla con beneficio di inventario.
Per capire davvero la portata della decisione degli Ermellini bisogna addentrarsi ulteriormente nei meccanismi di rinuncia e accettazione. Quest’ultima, a meno che preveda il beneficio d’inventario (il controllo dei beni ereditari per proteggere il patrimonio personale dell’erede da eventuali debiti), può avvenire anche in maniera tacita. Ciò significa che, come nella stragrande maggioranza dei casi accade, l’erede non deve compiere alcuna formalità ma soltanto comportarsi come tale.
Sono sufficienti quelli chiamati comportamenti concludenti, ossia atti con cui la persona agisce evidentemente in qualità di erede proprietario e responsabile dei beni, non meramente a fini informativi o protettivi del patrimonio ereditario. In genere, ciò permette di ricevere l’eredità senza spinose pratiche, ma è anche un problema per chi si trova a rispondere dei debiti, peraltro anche con i propri beni, avendo accettato tacitamente in maniera consapevole.
L’accettazione dell’eredità, infatti, non è revocabile, a prescindere dalle modalità con cui viene compiuta. La rinuncia all’eredità, invece, viene formalizzata attraverso un vero e proprio atto pubblico reso al cancelliere o al notaio (come l’accettazione con beneficio d’inventario), ma può essere revocata in ogni momento, fino alla scadenza del termine decennale per l’accettazione. Non tutti compiono la rinuncia, perché possono anche lasciar passare 10 anni senza accettare e non diventare eredi, ma è un mezzo più sicuro da opporre a eventuali creditori e può essere talvolta una specificazione obbligata per chiarezza sulla divisione.
La revocabilità della rinuncia pone dei problemi quando il soggetto assume comportamenti compatibili con un’accettazione tacita, situazione assai comune che spinge molte persone (generalmente creditori del defunto o del presunto erede stesso) ad adire le vie legali reclamando lo status di erede dell’altro. Ebbene, la nuova ordinanza della Corte di Cassazione afferma che ciò non è possibile.
Casa ereditaria senza pagare il Fisco
Secondo l’ordinanza n. 6803/2026 non è possibile revocare tacitamente, quindi con comportamenti concludenti, l’eredità per cui è stata presentata la rinuncia. Quest’ultima, peraltro, ha anche un effetto retroattivo entro certi termini perché la persona è considerata mai diventata erede, altrimenti non avrebbe potuto tornare indietro. La forma solenne richiesta dalla legge impedisce di revocare la rinuncia in forma tacita secondo la Cassazione, pertanto non potranno essere vantate pretese creditorie, né da soggetti pubblici né da privati, nei confronti di persone che usano i beni ereditari pur avendo rinunciato.
Molte persone vi hanno intravisto subito la possibilità di vivere nella casa ereditata senza dover rendere conto al Fisco, una possibilità che per quanto riguarda questo aspetto è di fatto valida. Ovviamente, però, chi ha rinunciato all’eredità non ha alcun diritto sulla casa del defunto, che non derivi da altri titoli (anche la semplice concessione degli eredi che hanno accettato, per esempio).
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