Erdogan sempre più sovrano della Libia. E del suo petrolio

Erdogan avanza in Libia. Non solo appoggiando al-Serraj contro il generale Haftar. Le mire espansionistiche della Turchia sono ormai palesi: conquistare le risorse energetiche di Tripoli e del Mediterraneo. E l’obiettivo sembra quasi raggiunto

Erdogan sempre più sovrano della Libia. E del suo petrolio

La Turchia sarà sempre più presente nel territorio libico. E non solo con appoggi strategici militari a sostegno del Governo di Accordo Nazionale di al-Serraj contro Haftar.

Gli obiettivi di Erdogan in Libia sono molto più articolati e a lungo termine, visto che chiamano in causa il controllo delle preziose risorse energetiche del Paese nordafricano in guerra.

Ankara sta avanzando nella conquista del Mediterraneo a suon di strette collaborazioni con al-Serraj, senza incontrare ostacoli o rilevanti proteste da parte degli altri attori internazionali. Italia compresa.

Da quando è emerso come protagonista nella scena della guerra in Libia, Erdogan non sta perdendo un colpo. E la sua missione per controllare petrolio e altre risorse energetiche potrebbe dirsi compiuta molto presto.

Come la Turchia controlla la Libia. E le sue risorse

L’ultima dichiarazione ufficiale del Governo turco sul dominio in Libia è arrivata domenica 14 giugno.

Il ministro dell’Energia, Fatih Donmez, ha annunciato che la collaborazione tra Erdogan e al-Serraj per lo sfruttamento energetico del territorio libico sta continuando con successo.

Nello specifico, Ankara si è felicitata per due importanti novità nel settore. Innanzitutto, ci sarà un progetto turco di costruzione di due centrali elettriche in Libia.

E poi, come stabilito nel controverso memorandum di intesa tra Libia e Turchia di novembre, la compagnia petrolifera nazionale libica (National Oil Corporation) inizierà le trivellazioni nel Mar Mediterraneo orientale tra pochi mesi, aprendo così la strada ad Ankara per lo sfruttamento del petrolio di quell’area.

Annunci, quest’ultimi, che vanno non solo a ribadire la corsa di Erdogan ad accaparrarsi le risorse libiche. Ma che testimoniano come la strategia del presidente turco si stia dimostrando vincente, oltre che aggressiva.

Proprio grazie all’accordo strappato da Ankara ad al-Serraj a novembre, la Turchia ha già iniziato a perforare i fondali del mare nostrum, a caccia di idrocarburi. Il grido contro le perforazioni, illegali secondo il diritto interazionale e del mare, avanzato da Cipro soprattutto, è rimasto inascoltato.

La presenza di Erdogan in Libia sembra ormai inarrestabile. IL pericolo di un controllo totale delle risorse del Mediterraneo è più reale che mai, a svantaggio della stessa Italia.

La Turchia controllerà la Libia?

Nel silenzio quasi generale di un mondo distratto dai guai dell’epidemia, il disegno egemonico della Turchia si sta completando.

I nuovi accordi per lo sfruttamento energetico in Libia, infatti, vanno di pari passo con la cooperazione di tipo militare e difensivo. L’obiettivo di Erdogan, infatti, è di stabilire una presenza massiccia e duratura delle sue forze armate sul territorio libico conquistato dall’alleato al-Serraj.

Nello specifico, l’intento di Ankara è di entrare in possesso di due basi militari controllate dal Governo di Accordo Nazionale: quella aerea di al-Watiya e quella navale di Misurata.

Non è difficile prevedere che al Serraj continui ad assecondare gli interessi di Erdogan, visto che la battaglia contro Haftar sta proseguendo vittoriosa verso la conquista di Sirte.

Senza l’appoggio della Turchia sarebbe difficile neutralizzare il generale della Cirenaica. Ecco come Ankara può sfruttare la guerra in Libia per i suoi progetti espansionistici.

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