Cosa vuole (davvero) Erdoğan dall’Europa

Violetta Silvestri

13 Luglio 2023 - 12:39

Erdoğan si sta riavvicinando all’Europa e all’Occidente: è davvero così e cosa vuole al Turchia dall’Ue? Un’analisi sui rapporti tra due attori mondiali cruciali, ma problematici.

Cosa vuole (davvero) Erdoğan dall’Europa

Erdoğan è osservato speciale in questi giorni, soprattutto per capire cosa davvero sta tramando nei confronti dell’Europa e dell’Occidente in un momento così complesso per la politica mondiale scossa dalla guerra in Ucraina.

I rapporti tra Turchia e Unione europea sono tornati sotto i riflettori e l’interesse degli analisti è capire quale sia davvero la strategia del presidente turco, alle prese con l’urgenza di ridare fiducia alla sua nazione, travolta da scetticismo economico e finanziario.

Ripercorrendo la cronaca recente, c’è da sottolineare che nel vertice in Lituania lunedì, Erdoğan ha finalmente accettato l’ingresso della Svezia nella Nato.

L’abile manovra politica turca è stata accolta con sollievo da tutta l’alleanza e ha segnato l’ultima di una serie di decisioni che hanno “attenuato” le tensioni tra Ankara e l’Occidente. “Stiamo entrando in una nuova era delle relazioni tra Turchia e Occidente”, ha affermato Murat Yeşiltaş, direttore degli studi di politica estera presso Seta, un think tank turco con stretti legami con Erdoğan e il suo governo.

Ma è davvero così? Come possono evolvere, oggi, i rapporti tra Turchia ed Europa? Un’analisi per approfondire le ambizioni - soprattutto economiche e geopolitiche - di Erdoğan e dell’Ue.

La sfida è economica per Erdoğan: cosa vuole dall’Ue

Il cambio di tono della Turchia arriva mentre cerca disperatamente di attirare gli investitori stranieri che sono fuggiti durante anni di crisi economica: questa la sintesi di una riflessione sul Financial Times.

Il disavanzo delle partite correnti della Turchia ha raggiunto i 37,7 miliardi di dollari nei primi cinque mesi del 2023, un livello record. Il governo di Erdoğan spera che gli afflussi internazionali aiutino a finanziare l’enorme divario.

Mentre la Russia e i Paesi del Golfo hanno fornito sostegno finanziario negli ultimi anni, il nuovo team economico di Erdoğan auspica anche di ottenere investimenti dagli Stati Uniti e dall’Europa. “La politica estera è direttamente influenzata dalle relazioni economiche. Quindi, se l’Occidente e la Turchia possono aprire una nuova pagina, l’economia sarà l’argomento numero uno”, ha sottolineato Yeşiltaş, aggiungendo che Erdoğan stava ricalibrando la sua politica estera dopo aver vinto le elezioni di maggio.

Le relazioni con l’Occidente si sono inasprite da quando Erdoğan è salito al potere per la prima volta nel 2002, con i leader statunitensi ed europei sempre più preoccupati per la scivolata del presidente turco verso l’autocrazia.

La decisione della Turchia di approfondire i suoi legami economici con Mosca dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte del presidente russo Vladimir Putin lo scorso anno ha infastidito anche i partner occidentali della Turchia. Erdoğan all’inizio di quest’anno ha affermato che la Turchia è più vicina a Putin che a Washington.

In questo contesto, la mossa del presidente turco sulla Nato è apparsa come una svolta. Ma la prudenza è d’obbligo. Molti analisti vedono gli sforzi della Turchia per rivitalizzare le relazioni con l’occidente più che altro come una mossa tattica. Ankara, infatti, dovrebbe mantenere le sue relazioni cordiali con la Russia a causa della dipendenza della Turchia dalle importazioni di petrolio e gas e perché Mosca è un attore importante in Siria, che è anche una priorità strategica per l’amministrazione Erdoğan.

“La priorità di Ankara è mantenere un certo equilibrio per espandere il suo spazio di manovra e la sua influenza come potenza regionale e attore globale”, ha affermato Emre Peker di Eurasia Group. Le mosse e le aperture della Nato di Erdogan verso l’Ue sono tattiche e in linea con le più ampie ambizioni geopolitiche della Turchia: non c’è un’inversione di marcia, secondo l’analista.

E L’Europa? Cosa vuole dalla Turchia

Non c’è dubbio che le relazioni turco-europee sono preziose per entrambe le parti. I due attori sono diventati partner transazionali nel 2015, quando Erdoğan ha accettato di accogliere migliaia di rifugiati in cambio di miliardi di sostegno finanziario dell’Ue. Ma questo non è riuscito a cambiare il tenore generale della relazione.

Ora, tuttavia, Erdoğan è fresco di una vittoria elettorale decisiva a maggio che ha consolidato il suo controllo ventennale sulla politica turca. E conta che la sua nuova influenza come alleato chiave della Nato e intermediario tra Ucraina e Russia potrebbe renderlo più popolare in Occidente.

Poche ore prima di firmare l’offerta della Svezia alla Nato, Erdoğan ha tenuto un incontro programmato di 90 minuti con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. I due hanno approfondito il rapporto tra l’Ue e la Turchia, affrontando una serie di argomenti di interesse comune: dall’economia e dal commercio alla migrazione.

In un documento diplomatico dell’Ue visionato da Politico.eu si legge, non a caso, che “la guerra della Russia in Ucraina ha aumentato la rilevanza geopolitica della Turchia. E l’Ue ha un interesse strategico in un ambiente stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale. Ciò può rendere la Turchia utile all’Europa.

Un’opzione per riavvicinarsi potrebbe essere quella di rinnovare l’unione doganale Ue-Turchia, che è in vigore dal 1995. L’unione doganale facilita il commercio tra i due partner, ma ha un disperato bisogno di modernizzazione per riflettere i cambiamenti nella tecnologia e nelle catene di approvvigionamento globali.

Il grande obiettivo per la Turchia, tuttavia, è la liberalizzazione dei visti, che consentirebbe ai cittadini turchi di viaggiare senza visto nel blocco per lunghi periodi, liberandoli dall’oneroso processo a cui devono sottoporsi solo per entrare nell’Ue.

Infine, un’altra possibilità è rilanciare il cosiddetto dialogo Ue-Turchia, arenatosi nel 2021 dopo lo sfortunato incontro Sofagate tra Erdoğan e i massimi funzionari europei. Michel, il capo del Consiglio europeo, è stato indirizzato ad accomodarsi sulla sedia accanto a Erdoğan durante la riunione, lasciando la sua compagna della Commissione europea, Ursula von der Leyen, relegata sul divano: un passo falso diplomatico che ha suscitato acrimonia e accuse di sessismo.

Riavviare dialoghi di così alto livello potrebbe essere cruciale per la Turchia, consentendo all’Ue di aprire canali con Erdoğan senza toccare la prospettiva dell’adesione, molto più complessa e controversa.

Turchia ed Europa continuano a essere intrecciati in interessi comuni, pur in un contesto ricco di insidie.

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