Equo compenso: come Google pagherà gli editori digitali, se mai lo farà

Dimitri Stagnitto

03/02/2023

Agcom ha deliberato da poco più di una settimana un regolamento per cui le aziende tecnologiche che utilizzando contenuti di carattere giornalistico devono corrispondere un equo compenso agli editori.

Equo compenso: come Google pagherà gli editori digitali, se mai lo farà

Con la delibera 3/23/CONS, Regolamento in materia di individuazione dei criteri di riferimento per la determinazione dell’equo compenso per l’utilizzo online di pubblicazioni di carattere giornalistico di cui all’articolo 43-bis della legge 22 aprile 1941 n.633, Agcom ha normato il rapporto che deve esistere tra aziende che utilizzano, catalogano e diffondono contenuti giornalistici e gli editori che li mettono online.

Si tratta di un’innovazione non da poco nel settore dell’editoria digitale e una serie di fattori, tra cui la difficoltà nell’individuare parametri oggettivi equi e l’asimmetria informativa tra le parti in gioco, rendono e renderanno sempre qualsiasi tipo di soluzione non totalmente equa.

Lo spirito con cui è stato scritto il regolamento prevede che, riconosciuto il principio per cui del valore «in eccesso» a favore delle piattaforme esiste e debba essere quindi compensato, invita le parti a individuare una valorizzazione condivisa e a formalizzare tra di loro un accordo.

I meriti e le falle di questo approccio sono stati ben descritti da Augusto Preta su Formiche.

Nei fatti, però, il fatto che questa delibera si possa trasformare in futuro in contratti onerosi tra editori e piattaforme è ancora incerto.

A pochi giorni dalla pubblicazione della delibera abbiamo inviato una PEC a Google Italia invitandoli a intavolare una trattativa per l’equo compenso. La risposta, piuttosto tempestiva, mostra alcuni dati di fatto:

  1. Google non si è preparata a gestire il flusso (per quanto a grandi linee fosse annunciato da mesi) né dà per scontato di doverlo fare in futuro.
  2. Google afferma che il soggetto con cui interfacciarsi non sarà la branch italiana né quella europea, bensì Google LLC con sede negli Stati Uniti.
  3. Nel caso in cui si perfezionasse la validità della delibera, Google LLC si impegna a fornire un canale di comunicazione per inviare le richieste.

Di seguito il testo della risposta di Google alla nostra richiesta:

Caro Editore,

La ringraziamo per aver contattato Google Italy S.r.l.

Ci preme precisare che Google Italy S.r.l. non può soddisfare la richiesta oggetto della sua comunicazione, di cui la corretta destinataria è Google LLC.

In ogni caso, rileviamo che l’entrata in vigore del Regolamento di cui all’Allegato A della Delibera 3/23/CONS dell’Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni (AGcom) è prevista allo scadere di 30 giorni dalla data di pubblicazione. Il Regolamento non è dunque, ad oggi, ancora in vigore.

A titolo di cortesia, segnaliamo che, quando il predetto Regolamento sarà in vigore e ai sensi dello stesso, Google LLC metterà a disposizione un sistema per l’invio delle richieste relative ai diritti di cui al decreto legislativo n. 177 dell’8 novembre 2021.

Cordiali saluti,

Google Italy S.r.l.

Alla medesima richiesta inviata via PEC alla branch italiana di Facebook non è giunta, ad oggi, alcuna risposta.

Argomenti

# Google